Una relazione con Pina Bausch

intervento a sorpresa di Maddalena Lugli.

Intanto qualche link:

Blaubart

Café Mueller

Cafè Mueller

Kontakthof 2000

 

“Cosa faccio: osservo. Forse è proprio questo. Non ho mai fatto altro che osservare persone. Ho visto o cercato di vedere soltanto rapporti umani e ho cercato di parlarne. Ecco cosa mi interessa. E non so neppure cosa possa esserci di più importante”.

Pina Bausch

 

L’intento del mio progetto è di analizzare i rapporti interpersonali fra l’uomo e la donna ispirandomi al lavoro di Pina Bausch.

Essenziale nell’opera di Pina Bausch è l’analisi dei rapporti tra uomo e donna: è esemplare lo sviluppo che questo tema assume per esempio  nell’opera Blaubart (1977). I rapporti uomo-donna qui analizzati sono selvaggi e spietati ambientati su un palcoscenico ricoperto di foglie.  La scenografia fatta di terra e foglie crea un’esperienza sensoriale del tutto particolare. Questi elementi modificano i movimenti e ne disegnano  le tracce producendo determinati odori.  Se si porta  all’interno di un teatro qualcosa che normalmente sta al di fuori, si apre lo sguardo e improvvisamente si vedono cose che si credeva di conoscere, in modo del tutto nuovo, come se fosse la prima volta.

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Inerente sempre al rapporto uomo-donna è una scena nello spettacolo Kontakthof (1978)  dove un intreccio di mani maschili si protende contemporaneamente sul corpo di una donna degradata a, ruolo di semplice “bambola di carne”.

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Anche Cafè Muller è un disperato lamento  d’amore che si solleva dai tavoli e dalle sedie di un buio caffè della memoria. La metafora dolente dell’impossibilità di stabilire un rapporto autentico tra uomo e donna, raccontata attraverso un affannoso urtarsi di corpi, un rincorrersi frenetico di abbracci.

Quello che maggiormente mi interessa dell’opera di Pina Bausch è proprio la diversa lettura che si può dare di un suo spettacolo. Ogni spettatore vede, sente e interpreta quello che lei mette in scena, in modo totalmente personale e differente.  Scene rappresentanti un uomo e una donna e il loro rapporto travagliato. Relazioni che nascono, che si interrompono, che rinascono, che si modificano. Il tutto espresso solamente con i movimenti del corpo; con scontri e incontri. Senza bisogno di testi o azioni mimate, gli interpreti raccontano in scena piccole storie; siano esse d’amore, di gelosia, di rabbia, con la narrazione che scaturisce dai corpi stessi, dalla loro motivazione emotiva, dall’urgenza fisica del contatto e dal sapiente lavoro coreo-registico di Pina Bausch.

Pina Bausch cerca di umanizzare la danza rivalutando il corpo: con il Tanztheater il corpo del danzatore non è più un ideale impossibile al quale aspirare, bensì una realtà da indagare. I limiti fisici non sono più considerati difetti da nascondere ma preziosi dettagli da mostrare: il corpo ci viene letteralmente mostrato com’è, fatto di pelle, capelli, anche di rughe, imperfezioni, senza mai inseguire una bellezza astratta e uniforme, ma restando in una sua istanza concreta, in una stringente, personale umanità. In scena non ci sono personaggi, ma persone, non troppo distanti o diverse da quelle sedute in sala.

La riflessione sulla danza di Pina Bausch è anche una riflessione sull’incontro tra i corpi come momento fondante la vita umana, in cui s’intrecciano il tema della seduzione, dell’incomunicabilità, dell’amore fisico, dello scontro.

Tema centrale è quello della donna: in individuo reso quasi fragile da Pina Bausch. Una donna che si aggrappa, si appoggia, si lancia verso l’uomo quasi mai respingendolo. Anche gli stessi corpi delle ballerine per me esprimono questo, dove le donne sono sempre magrissime, pelle e ossa, gli intravedi l’anima.

Pina Bausch esprime l’essere donna, il mostrare i difetti considerati preziosi dettagli, essere un individuo come tanti, ma incapace di contenere dentro di se le emozioni, l’esprimere tutto senza bisogno (o quasi) della parola, ma utilizzando solo i gesti e gli sguardi. Rappresenta la parte più primitiva e sana dell’essere umano. Niente stereotipi, niente perbenismo, la vera e cruda realtà.

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