Fabulamundi. Dal mito alla contemporaneità: Medea ovvero Della felicità coniugale di Roxana Marian

ARTICOLO E COSTUMI DI

FEDERICA BIFULCO

PROGETTO FABULAMUNDI

testi e autori europei a confronto sul tema “the dangerous opportunity”

 

MENTRE LEGGETE L’ARTICOLO VI PROPONGO UN ASCOLTO…

MARIA CALLAS : MEDEA di Luigi Cherubini.

LIBRETTO D’OPERA:

http://www.opera-arias.com/cherubini/medea/libretto/

 

 

INTRODUZIONE

Il testo di Medea o della felicità coniugale (pubblicato nel 2012) è una riscrittura del mito classico della madre infanticida Medea, archetipo preso nella sua essenza e manifesto delle donna moderna e della passione con cui vive il suo amore. Tema centrale è la condizione delle donne, sviluppata in relazione e in contrasto con il nucleo della società di ogni tempo: la famiglia. Il testo segue il disfacimento dei personaggi: dal parto alla celebrazione del Natale in stile americano, dal pranzo della sacra famiglia all’ultima cena con la madre morente, tutti gli eventi sono trattati in maniera anti-rituale, portando ad una totale alienazione e ad un finale del tutto diverso da quello del mito greco originario di Euripide.

MEDEA:

il primo pezzo della mia collezione

È un ricordo di quando avevo 7 anni.

Ero toranta prima da scuola.

Avevo appena saputo di avere il morbillo e di essere contagiosa.

Mi erano uscite delle macchie color sangue in faccia, durante l’ora di matematica.

La maestra mi ha detto che avrei fatto ammalare tutti e mi ha spedita a casa.

Ho trovato la mamma in cucina.

Aveva anche lei delle macchie in faccia, rosse, e le colava il sangue dal naso.

“mamma ti ho attaccato il morbillo?”

ho detto: “mi colerà anche a me il sangue dal naso?”

E ho cominciato a piangere per la paura.

Papà è uscito dal bagno.

Aveva anche lui il morbillo sul dorso delle mani. […]

(Tratto dal testo originale)

 

DESCRIZIONE DEI PERSONAGGI E INTERPRETAZIONE GRAFICA.

Medea

Donna (donne), vive (vivono) L’amore assoluto, oltre i limiti della razionalità. È una ragazza come tante, diventa il simbolo di uno stato d’animo diffuso, un’icona di ciò che accade molto frequentemente nella vita quotidiana delle persone e che altrettanto frequentemente viene occultata, nascosta, celata agli occhi degli altri. La rappresentazione di questo personaggio deve trasmettere vuoto psicologico, impotenza, errore, incapacità di scegliere la vita giusta per se stessa.

Medea

Medea

Giasone

Giovane uomo, prototipo del maschio di successo, perfettamente attrezzato per la felicità. È un ragazzo bello, affascinante e ben vestito. Manifesta la sua virilità e il suo essere vero uomo, in ogni elemento di se stesso. La rappresentazione di questo personaggio deve trasmettere avidità, vuoto spirituale, superficialità, falsità e arroganza.

Giasone

Giasone

Glauca

Giovane donna proto Medea. Questo personaggio è il ritratto di Medea, prima del suo disfacimento fisico e morale. Una ragazza ancora innamorata della vita, bellissima, ammaliatrice, riesce a far innamorare Giasone che abbandona Medea. Nel racconto, Glauca è una fioraia.

Glauca

Glauca

Coreuta – Eros

dio greco dell’amore e del desiderio, colui che “fa la musica”, ha il ruolo di corifero e di narratore. Per questi due personaggi ho scelto un solo interprete. L’amore è cieco, ma non sempre. Questo personaggio deve trasmettere solennità, saggezza, ironia e morale. Il suo bastone da cieco ha una punta all’estremità, reminescenza dell’immagine iconica dell’eros con arco e frecce.

Eros

Eros

 

MEDEA ALLE ORIGINI

Dopo aver aiutato il marito Giasone e gli Argonauti a conquistare il vello d’oro, Medea si è trasferita a vivere a Corinto, insieme al consorte ed ai due figli, abbandonando il padre per seguire il marito. Dopo alcuni anni però Giasone decide di ripudiare Medea per sposare la figlia di Creonte, re di Corinto. Questo infatti gli darebbe diritto di successione al trono. La donna si lamenta col coro delle donne corinzie in modo disperato e furioso, tanto che il re Creonte, sospettando una possibile vendetta, le intima di lasciare la città. Dissimulando con abilità i propri sentimenti, però, Medea ottiene di restare ancora un giorno, che le servirà per attuare il proprio piano. Giasone si reca da Medea, che gli rinfaccia tutta la sua ipocrisia e la mancanza di coraggio, ma Giasone sa opporre solo banali ragioni di convenienza. Di fronte all’indifferenza del marito, la donna attua la sua vendetta. Innanzitutto ottiene dal re di Atene Egeo, la promessa di ospitarla nella propria città, poi, fingendosi rassegnata, manda in dono alla futura sposa di Giasone una ghirlanda e una veste avvelenata. La ragazza, indossatele, muore tra atroci tormenti, e la stessa sorte tocca a Creonte, accorso per aiutarla. A quel punto Giasone accorre per salvare almeno la sua prole, ma appare Medea sul carro alato del dio Sole, che gli mostra i cadaveri dei figli che ella, pur straziata nel cuore, ha ucciso, privando così Giasone di una discendenza. Nel finale la donna vola verso Atene lasciando il marito a maledirla, distrutto dal dolore.

traduzione testo completo di Euripide…

Fai clic per accedere a medea_di_euripide.pdf

 

MEDEA AI GIORNI NOSTRI

PSICOANALISI: la sindrome di Medea

Medea è figlia della maga Circe, dalla quale eredita i poteri magici. Innamoratasi di Giasone, lo aiuta ad impossessarsi del vello d’oro arrivando persino ad uccidere il proprio fratello, in modo che il padre, intento a raccogliere i resti del figlio, non possa impedire la fuga degli Argonauti e di Medea stessa, che in seguito sposerà il suo amato.

L’irriconoscenza di Giasone fa sì che questo, dopo qualche anno, ripudia Medea, innamorandosi di un’altra donna giovane e bella e mostrando il suo interesse a sposarla: Medea si tormenta dal dolore e prepara la sua vendetta fingendo una riconciliazione: tesse il vestito di nozze per la nuova moglie intriso dei più mortali veleni, la poveretta morirà appena indossato tra le più strazianti grida. La vendetta di Medea non si arresta, lacerata dall’odio uccide anche i propri figli, come discendenza e sangue di Giasone, baciandoli prima più volte. L’uccisione dell’innocente è il fatto di cronaca più impressionante nella nostra civiltà, specialmente quando a commetterlo sono le stesse madri: il caso si riempie di psicologi e psichiatri in cerca del seme della follia che ha fatto nascere la malattia mentale, a sua volta interpretata come causa, movente e attenuante. La Sindrome di Medea viene menzionata solamente in relazione al dramma dell’uccisione dei figli. Jacobs (1988) invece metaforizza l’uccisione, definendo come “Complesso di Medea” il comportamento materno finalizzato alla distruzione del rapporto tra padre e figli dopo le separazioni conflittuali:  così l’uccisione diventa simbolica e ciò che si mira a sopprimere non è più il figlio stesso ma il legame che ha con il padre. Secondo la Criminologia Clinica e la Psicologia, il Complesso di Medea  sta a delineare quel quadro sindromico nel quale il genitore di sesso femminile (la madre), posto in situazione di stress emotivo e/o conflittuale con il partner, utilizza il proprio figlio per scaricare la sua aggressività e frustrazione, arrivando anche all’azione omicidiaria del piccolo, strumento di potere e di rivalsa sul coniuge . Da un punto di vista psicologico, nel momento dell’uccisione del figlio, la madre raggiunge l’apice del delirio di onnipotenza (tipico delle crisi psicotiche) e si autonomina giudice di vita e di morte. Un esempio a riguardo è in Marybeth Tinning la quale uccise i suoi 9 figli uno alla volta facendole passare per morti naturali, nei periodi in cui litigava con il marito (tentò di uccidere anche lui avvelenandolo); altro esempio lo troviamo in Theresa Cross che uccise i suoi due figli in modo particolarmente brutale, dopo violente liti con il marito.

I così detti “Figlicidi” sono tutt’oggi un fenomeno sottovalutato e sottostimato andando ad aumentare il “numero oscuro” nello studio della statistica in questione, ossia la quantità di fatti delittuosi o quasi – delittuosi che non possono essere riportati perché non denunciati o non arrivati ad omicidio conclamato. Lo stesso Lombroso (1892) padre della Criminologia Positivista, considerava una rarità la donna violenta, nella quale lo sbocco naturale dell’aggressività si pensava fosse la prostituzione. D’altra parte l’assassinio sembra essere del tutto in contrasto con il ruolo attribuito oltre che al sesso femminile in generale ed alla madre in particolare, come protettrice della famiglia. Infine da un punto di vista evoluzionistico il figlicidio risulta “contro–natura” per la sopravvivenza della specie di cui la madre è portatrice.

 

 

per saperne di più a proposito del progetto FABULAMUNDI…

http://www.fabulamundieurope.eu

https://www.facebook.com/FabulaMundiEurope

http://www.pav-it.eu/news_5_eng.html

 

 

Corso di letteratura e filosofia del teatro

Anno accademico 2013/2014

 

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