Hai male al cervello? MOMBELLO. Voci da dentro il manicomio di Paola Manfredi_01_04_2014

Guarda il video.

Paola Manfredi ce ne ha parlato il 1° aprile.

“Voci da dentro il manicomio”

Teatro Periferico presenta Mombello, voci da dentro il manicomio, spettacolo che trascina letteralmente lo spettatore nella vita del manicomio tramite i racconti dei protagonisti.

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Il progetto della compagnia teatrale si è concentrato sulla raccolta di testimonianze di gente che abitava in paese, ci lavorava o era ricoverata, per ricostruire un percorso dettagliato della vita dentro al manicomio. Grazie ai ritratti del pittore, e paziente, Gino Sandri, gli attori della compagnia hanno potuto lavorare sull’espressione e sulle movenze dei pazienti che hanno vissuto in quel luogo.
Lo spettacolo è stato rappresentato per la prima volta a Mombello, nei corridoi di uno degli edifici dell’ospedale psichiatrico, e successivamente replicato nell’ospedale di Cittiglio. Anche in questo caso lo spettacolo si sviluppa in un corridoio, luogo raramente utilizzato per le rappresentazioni teatrali, ma in questo caso molto suggestivo.

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Lo spettacolo è diviso in due parti: nella parte iniziale lo spettatore, al buio, si concentra sulle parole, sui racconti degli attori, le cui voci arrivano dall’interno delle stanze affacciate sul corridoio; nella seconda parte si vedono invece frammenti della vita quotidiana dell’ospedale, un luogo in continuo movimento.
La ricostruzione scenica è molto semplice, pochi elementi d’arredo che sono stati riprodotti in maniera fedele dagli oggetti che hanno trovato nei vari sopralluoghi dell’edificio abbandonato.

(Chiara Abbate)

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Regia: Paola Manfredi
Aiuto regia: Giada Balestrini
Testo: Loredana Troschel
Scene: Salvatore Manzella Light Design: Andrea Violato
Sound Design: Luca De Marinis
Con: Giorgio Branca, Elisa Canfora, Antonello Cassinotti, Alessandro Luraghi, Laura Montanari, Raffaella Natali, Loredana Troschel, Lilli Valcepina, Dario Villa

BREVE STORIA
La villa, costruita a Mombello nel 1754, fu conosciuta all’epoca come Villa Pusterla-Crivelli, progettata dall’architetto Francesco Croce che la fece edificare sui resti di un antico edificio risalente, si pensa, al medioevo e possedeva un maestoso giardino che la circondava e che conferiva ulteriore prestigio al luogo.
Nel 1865 Villa Pusterla – Crivelli aprì ufficialmente le porte a molte alle persone ritenute “pazze”, e divenne in breve tempo “il manicomio più grande d’Italia”.

Il 13 maggio 1978 con l’entrata in vigore della legge Basaglia si diede inizio allo smantellamento e alla conseguente chiusura di tutti i manicomi presenti sul suolo italiano: Mombello seguì questa sorte. La definitiva chiusura del complesso avvenne nel 1999, anno in cui terminò la totale dismissione delle strutture.
Oggi il gigantesco complesso conta quasi una decina di edifici in totale stato di abbandono. Solo l’edificio di Villa Crivelli, è ancora attivo e ospita l’Istituto Tecnico Agrario.

“Hai male al cervello?” di Chiara Abbate

Chiara Abate, Hai male al cervello?

Chiara Abbate, Hai male al cervello?

Questo ritratto rappresenta lo svuotamento mentale dei pazienti che vengono rinchiusi nel manicomio. La persona, col passare del tempo, si ingrigisce, diventa più cupa perdendo tutte le sua facoltà mentali perché costretto in un ambiente “malato”. I colori che colano rappresentano la scomparsa della felicità, della libertà, di un futuro normale e, soprattutto, la perdita della propria persona. I corpi rimangono inermi di fronte a questa mutazione, come gli occhi chiusi e la faccia rassegnata del ritratto.
(Chiara Abbate)

E senza sapere a chi dovessi la vita, in un manicomio io l’ho restituita
di Gaia Fossati

(titolo rubato a Fabrizio De Andrè…)

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Quanta sofferenza c’è in una persona che da sempre ha abitato il manicomio e che all’improvviso si trova a fare i conti con la libertà?
Avvicinarsi al “problema” della malattia mentale è l’unico modo per superare qualsiasi pregiudizio e qualsiasi retorica, restituendo dignità a chi, certe esperienze le ha affrontate in prima persona.
Voci da dentro il manicomio di Paola Manfredi, è uno spettacolo nato per avvicinarsi a una realtà pressoché remota, per non far dimenticare un luogo ormai abbandonato a se stesso e tutte le storie connesse ad esso.
Il Manicomio di Mombello aprì i suoi cancelli nel 1865 e li chiuse definitivamente nel 1999 grazie alla legge 180, voluta fortemente da Franco Basaglia, psichiatra che combatté fin dal’inizio della sua carriera per la dignità del malato:

“La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere.”

Basaglia reputava il manicomio come un luogo di annientamento per il malato, un luogo di svuotamento per l’individuo nella sua totalità. Non era più il luogo che lo doveva rendere inoffensivo e insieme curarlo. Il progetto di recupero del malato, per il rivoluzionario Basaglia, doveva partire dal rapporto umano tra internati e medici. Non vede più il paziente come una persona malata e basta, ma lo vede come persona e che come tale ha delle necessità che vanno oltre le cure.

Il mio passato
Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato
è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato è solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.
Alda Merini

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