Dario Fo racconta La storia di Qu

a cura di Alice Simoni e Martina Dirce Carcano

LA STORIA DI QU
di Dario Fo e Franca Rame
ispirata ad un racconto di Lu Xun, filosofo e poeta cinese nato nel 1881 e fondatore – poco prima della rivoluzione – della lingua cinese moderna detta semplificata

Regia di Massimo Navone

In scena al Piccolo Teatro Studio Melato il 24 e 25 settembre 2014 all’interno del festival Tramedautore

Dario Fo a Brera     Brera

Intervento di Dario Fo ospite a Brera il 16 gennaio 2014.

“Il testo è stato scritto nel 1921 da Lu Xun. Era ritenuto da Mao Tse-Tung il più grande uomo di cultura e di conoscenza della Cina. In quel tempo in Cina esplode la rivoluzione: i cinesi, a partire dai contadini e gli operai capiscono che non si può vivere sotto uno sfruttamento così becero e infame, con gente che moriva di fame, che veniva cancellata, che di colpo si trovava senza lavoro, famiglie che dovevano emigrare da una parte all’altra del paese. E’ il momento in cui queste genti corrono, scappano in Europa e America. C’era uno sfruttamento orrendo da parte di chi deteneva il potere, il denaro.
In quel tempo, con tutti i moti di rivoluzione che si susseguono uno dopo l’altro, nascono il partito comunista e quello socialista. Queste forme di movimento popolare che nascono e crescono, vengono schiacciate il più delle volte con delle stragi: per esempio mi viene in mente quella di Canton, dove ci furono una cosa come 20000 morti in una sola repressione. Questi gruppi cominciano a fare una rivoluzione; ma, come diceva anche Mao, “bisogna che ci siano tutti, bisogna ritrovare le proprie origini, bisogna capire che la rivoluzione non si fa soltanto con le armi, bisogna avere la coscienza di appartenere a un movimento più antico di cultura, che è quello popolare”. Sono movimenti che la gente che detiene il potere deve sopprimere, eliminare, scacciare, perché tutti devono rendersi conto che il potere è della classe dominante e non c’è altro.
Lu Xun si preoccupa di far rinascere la cultura popolare; lo fa soprattutto attraverso il teatro: tutti i gruppi, le compagnie che si sono legati a questo atto di rivoluzione si rivolgono a una popolazione, che non sa leggere e non utilizza neanche una lingua ufficiale in certi casi. Lu Xun riesce a creare una lingua nazionale, una lingua che si parla in un solo modo. Nasce dalla tradizione popolare e da essa trae gesti, versi, suoni onomatopeici.

Attori della Paolo Grassi
Dalla tradizione popolare, Lu Xun, tira fuori un personaggio, che è Qu: è povero, come Arlecchino. Ecco, immaginate di vedere un Arlecchino cinese, con le follie, le pazzie, le finte imbecillità e soprattutto una creatività di immagini, di situazioni grottesche e straordinarie. È uno spettacolo che parte dal grottesco, che ha come base il paradosso.
Racconta di quest’uomo, Qu, il quale si trova dentro una situazione anomala. Dei rivoltosi hanno messo in piedi (non si saprebbe dire chi sono, perché sono tutti mascherati) una specie di carnevale, organizzato in maniera “volante”, attraverso aquiloni giganteschi. Dalle vette di grandi montagne scendono con degli aquiloni. Nel testo ci si accorge che il gioco degli aquiloni riporta al senso di parlare finalmente con la gente. Soprattutto serve a togliere queste persone da questo timore, da questo panico che hanno verso il potere, verso l’esercito: riescono a buttare all’aria tutta la struttura di credibilità del potere e a far sghignazzare la gente sulla produzione di paura e spavento grazie al volo sugli aquiloni dei potenti, che risulta così goffo e ridicolo.

Attori della Paolo Grassi
Da qui troviamo il personaggio di Qu, che viene fuori. E giacché il potere quando viene schiacciato, umiliato, cerca di reagire e di ritrovare un contegno, lui si trova ad essere coinvolto in una caccia ai rivoltosi. Si mette una maschera per gioco e viene scambiato per uno dei rivoltosi. Lui cerca di negare di essere uno di loro, ma viene addirittura additato come “capo dei rivoltosi”. Cerca di smentire, ma è tanto esaltato all’idea di essere stato scambiato per qualcuno, lui che non è mai stato considerato: era il nulla, era un povero Cristo al quale nessuno dava credibilità. E di colpo si sente importane.
Ci sono dei generali, degli avvocati, dei giudici: lo mettono sotto processo e lo condannano subito. Prima va in prigione; poi dentro la prigione il suo personaggio cresce troppo, perché nella sua follia racconta cos’è il comunismo, il socialismo, la rivoluzione. Lo fa in un modo così paradossale, cha l’idea piace a tutti. E naturalmente un’idea paradossale viene accettata dalla gente semplice: un’idea di rivoluzione felice, divertente, dove la gente ha un rapporto diverso da quello che si vede nei partiti, in quello spazio dove continuano a scannarsi gli uni contro gli altri. E lui è diventato un capo, un capo grande: dice delle cose assurde che proprio per il modo in cui sono dette, vengono prese per reali, una Bibbia della rivoluzione Il testo è stato scritto nel 1921 da Lu Xun. Era ritenuto da Mao Tse-Tung il più grande uomo di cultura e di conoscenza della Cina. In quel tempo in Cina esplode la rivoluzione: i cinesi, a partire dai contadini e gli operai capiscono che non si può vivere sotto uno sfruttamento così becero e infame, con gente che moriva di fame, che veniva cancellata, che di colpo si trovava senza lavoro, famiglie che dovevano emigrare da una parte all’altra del paese. E’ il momento in cui queste genti corrono, scappano in Europa e America. C’era uno sfruttamento orrendo da parte di chi deteneva il potere, il denaro.

Brera

In quel tempo, con tutti i moti di rivoluzione che si susseguono uno dopo l’altro, nascono il partito comunista e quello socialista. Queste forme di movimento popolare che nascono e crescono, vengono schiacciate il più delle volte con delle stragi: per esempio mi viene in mente quella di Canton, dove ci furono una cosa come 20000 morti in una sola repressione. Questi gruppi cominciano a fare una rivoluzione; ma, come diceva anche Mao, “bisogna che ci siano tutti, bisogna ritrovare le proprie origini, bisogna capire che la rivoluzione non si fa soltanto con le armi, bisogna avere la coscienza di appartenere a un movimento più antico di cultura, che è quello popolare”. Sono movimenti che la gente che detiene il potere deve sopprimere, eliminare, scacciare, perché tutti devono rendersi conto che il potere è della classe dominante e non c’è altro.
Lu Xun si preoccupa di far rinascere la cultura popolare; lo fa soprattutto attraverso il teatro: tutti i gruppi, le compagnie che si sono legati a questo atto di rivoluzione si rivolgono a una popolazione, che non sa leggere e non utilizza neanche una lingua ufficiale in certi casi. Lu Xun riesce a creare una lingua nazionale, una lingua che si parla in un solo modo. Nasce dalla tradizione popolare e da essa trae gesti, versi, suoni onomatopeici.
Dalla tradizione popolare, Lu Xun, tira fuori un personaggio, che è Qu: è povero, come Arlecchino. Ecco, immaginate di vedere un Arlecchino cinese, con le follie, le pazzie, le finte imbecillità e soprattutto una creatività di immagini, di situazioni grottesche e straordinarie. È uno spettacolo che parte dal grottesco, che ha come base il paradosso.

Attori della Paolo Grassi
Racconta di quest’uomo, Qu, il quale si trova dentro una situazione anomala. Dei rivoltosi hanno messo in piedi (non si saprebbe dire chi sono, perché sono tutti mascherati) una specie di carnevale, organizzato in maniera “volante”, attraverso aquiloni giganteschi. Dalle vette di grandi montagne scendono con degli aquiloni. Nel testo ci si accorge che il gioco degli aquiloni riporta al senso di parlare finalmente con la gente. Soprattutto serve a togliere queste persone da questo timore, da questo panico che hanno verso il potere, verso l’esercito: riescono a buttare all’aria tutta la struttura di credibilità del potere e a far sghignazzare la gente sulla produzione di paura e spavento grazie al volo sugli aquiloni dei potenti, che risulta così goffo e ridicolo.
Da qui troviamo il personaggio di Qu, che viene fuori. E giacché il potere quando viene schiacciato, umiliato, cerca di reagire e di ritrovare un contegno, lui si trova ad essere coinvolto in una caccia ai rivoltosi. Si mette una maschera per gioco e viene scambiato per uno dei rivoltosi. Lui cerca di negare di essere uno di loro, ma viene addirittura additato come “capo dei rivoltosi”. Cerca di smentire, ma è tanto esaltato all’idea di essere stato scambiato per qualcuno, lui che non è mai stato considerato: era il nulla, era un povero Cristo al quale nessuno dava credibilità. E di colpo si sente importane.
Ci sono dei generali, degli avvocati, dei giudici: lo mettono sotto processo e lo condannano subito. Prima in prigionia, poi dentro la prigione il suo personaggio cresce troppo, perché nella sua follia racconta cosa sono il comunismo, il socialismo, la rivoluzione. Lo fa in un modo così paradossale, cha l’idea piace a tutti. E naturalmente un’idea paradossale viene accettata dalla gente semplice: un’idea di rivoluzione felice, divertente, dove la gente ha un rapporto diverso da quello che si vede nei partiti, in quello spazio dove continuano a scannarsi gli uni contro gli altri. E lui è diventato un capo, un capo grande: dice delle cose assurde che proprio per il modo in cui sono dette, vengono prese per reali, una Bibbia della rivoluzione.
E in questa situazione una storia d’amore veramente delicata e appassionante lui continua a crescere in una dimensione. I giudici, i luoghi politici potere hanno capito che lui non c’entra niente, che si è trovato in mezzo, che non era un capo di partito o di un’organizzazione rivoluzionaria ma è un pazzo. Però è diventato talmente importante che bisogna sacrificarlo. Bisogna mandarlo alla ghigliottina perché ci sia la possibilità di dire alla gente “attenti che noi i capi di sommosse li distruggiamo. E da qui comincia tutto un ribaltamento: nasce una situazione che arriva alla fine, proprio al momento in cui questo folle, questo Arlecchino, viene condannato a morte e dalla condanna alla morte, come in una tradizione cinese di quel tempo il condannato doveva fare qualcosa di straordinario e lui si mette a cantare, a ballare, a mimare e racconta la storia sua e di tutto quello che è successo intorno a lui. E poi alla fine viene portato sul patibolo, gli tagliano la testa ma non si trova più la testa perché la cercano, perché la testa dev’essere affissa su un palo per poter mettere il segno della punizione ma non la trovano e a un certo punto vedono la testa che vola, e il finale è la testa che vola e siccome si è sempre parlato di utopia, e di rivoluzione nell’utopia e del comunismo come utopia, tutti dicono “per forza, è un’utopia!”.

Attori della Paolo Grassi

“Se potessi parlare davvero con Lu Xun… Lu Xun è stato per me un esempio e un modello straordinario. Ho studiato tutto il suo lavoro sulla lingua, ho scoperto la Cina, ho avuto la fortuna di conoscere un professore che si è trasferito lì per approfondire questi studi e che mi ha ubriacato per la conoscenza e, soprattutto, per l’idea straordinaria di come si può reinventare una lingua che serva a tutti e che distrugga il classismo senza scendere verso il basso, ma che salga sempre più in alto e si arricchisca senza impoverirsi.
Questo lo realizzava anche attraverso il teatro, aveva una compagnia, riusciva a mettere in scena degli spettacoli, adoperava degli attori che provenivano da tutta la Cina e inseriva nei discorsi di grande valore culturale e politico, l’invenzione, la fantastia, la follia.
Questo testo è la sua firma, il suo autoritratto, è il suo viso e la sua grandissima cultura rivoluzionaria che ritorna fuori con una semplicità e una poesia veramente non comune.
Io ho un sogno: vorrei che voi riuscisste a mettere in scena questo spettacolo con tanta forza, tanta emozione e convinzione da farne un successo… e allora sono sicuro che qualcuno dalla Cina verrà a prenderne una boccata e questo testo finalmente potrà tornare in Cina, dove è nato.”

“Per me la Commedia dell’arte è stata una rivelazione altissima. Quando ho cominciato col teatro avevo vent’anni, e a un certo punto ho sentito parlare della Commedia dell’arte. Ho visto mettere in scena, in modo stupendo dal punto di vista dell’esecuzione, Arlecchino servitore di due padroni con Moretti, un Arlecchino straordinario. Poi però, con tutta la voglia di studiare e approfondire la Commedia dell’arte che mi ha sollecitato, ho scoperto che era un’altra cosa rispetto a quell’Arlecchino, che è legato già alla decadenza della Commedia. Allora ho scoperto che nel suo nucleo primario, quello del Cinquecento e del Seicento, era molto più ricca e soprattutto provocatoria, colta e legata alla tradizione popolare, ma senza scimmiottanre il becero, il semplice, l’ovvio… andando avanti verso una dimensione che ti faceva capire che c’era la presenza dei grandi pittori del tempo, la musica, l’architettura, la scienza matematica del teatro e dello svolgimento. La crescita di questo interesse è stata costante.

Brera
Tutto il tempo in cui ho lavorato, con Franca… ho avuto la fortuna di avere una compagna che era figlia d’arte, cioè nasceva da una famiglia che aveva origini addirittura nel Seicento ed era veramente legata fino in fondo alla Commedia dell’arte. Questa però è stata una cosa che ho dovuto superare, il pericolo era quello di scimmiottare, di imitare, di produrre senza valore e senza legame con la realtà un teatro. Io dovevo, volevo fare un teatro che parlasse di oggi, ma con un linguaggio altro: un linguaggio inventato, fantastico, dell’assurdo, un paradosso per uscire dall’ovvio, dal risaputo, dal consequenziale. In quest’opera ho cercato di fare qualcosa che prendesse i valori del teatro orientale ma non si staccasse anzi, scavando profondamente nel teatro della Commedia dell’arte. Il teatro che è alla base di tutto il teatro europeo, questo lo dimentichiamo sempre: senza la commedia dell’arte Shakespeare non ci sarebbe stato, così come Molière, il teatro tedesco, russo… tutti hanno preso lezione da questo teatro. ‘La grande leçon de l’italien’: dobbiamo essere anche un po’ orgogliosi di essere stati i maestri per tutto il teatro e la musica in Europa.”

Dario FoMassimo Navone

Per sapere com’è andata avanti la realizzazione dello spettacolo… cliccate qui!

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