Uno spettacolo che ti invita alla riflessione…. e che forse ti può cambiare la vita: La Ronde de Nuit del Théâtre Aftaab

di Boris Veliz

la ronde de nuit2

Alcune settimane fa in occasione del 50° anniversario del Théâtre du Soleil (1964-2014) sotto la guida della sua fondatrice, Ariane Mnouchkine, al Piccolo Teatro Strehler di Milano è stato ospitato lo spettacolo ‘La ronde de nuit’; una creazione del gruppo afgano ‘Théâtre Aftaab’ (“sole” in lingua dari); da un’idea di Ariane Mnouchkine, messa in scena da Hélène Cinque.

La scena si apre proprio sul “dietro le quinte” del palcoscenico. Nader, il protagonista, afgano, trova finalmente lavoro come guardiano notturno in un teatro. La scenografia ripropone realisticamente il magazzino di un grande teatro, una cucina, qualche oggetto di scena.

L’immagine allegata è una mia ricostruzione della scenografia in base a ricordi personali e fotografie trovate su internet.

Dopo le prime istruzioni ricevute dalla donna che lo aveva assunto, Nader rimane solo.

Fuori incalza una bufera di neve che sembra non volersi interrompere.

Nella lunga notte, la scena si anima di personaggi previsti e imprevisti: il senzatetto vuole fare la doccia ma l’acqua è gelata, la prostituta chiede le pile per la propria torcia che le serve per guardare in faccia i clienti, l’artista russa si materializza nella tormenta di neve per andare a dormire nella sua improvvisata camera da letto. Passa un poliziotto un po’ sopra le righe. Arriva un amico di Nader che la mattina dopo volerà a Kabul da libero cittadino, possedendo un preziosissimo passaporto francese (e nella sua valigia ci sono salumi e liquori).

Nader si collega via Skype parla con la moglie, con i genitori e così anche loro fanno parte dello spettacolo, immettendo in scena la parte tenera, ironica e privata della vita di chiunque.

Grazie a internet si manifestano le enormi dissimilitudini tra il mondo afgano e l’occidente, il tutto risolto con grande leggerezza.

Poi, nella tempesta di gelo estremo, irrompe nel teatro un gruppo eterogeneo di profughi afgani e di disperati vari in cerca di un rifugio che viene loro concesso solo se ripartono nel loro viaggio con il primo treno del giorno dopo.

Nella notte, la storia rivela quello che non sappiamo di queste donne e di questi uomini. Vengono a galla i vissuti di ognuno ma non i dettagli della loro personalità, la vicenda che li ha portati lì, i sentimenti che emergono sono afferrabili da chi condivide lo spettacolo perché ai profughi resta solo il sogno o l’incubo che irrompono mentre il guardiano è in giro per la ronda. E allora i fantasmi dell’inconscio, i desideri e le paure si materializzano perché c’è chi sogna di incontrare una donna, chi vive la morte del fratello per congelamento che invece al risveglio è vicino a lui, c’è la violenza subita, e la ragazza si risveglia inseguendo con un coltello lo stupratore, c’è un’aggressione avvenuta in una terra che avrebbe potuto dare il rifugio dalla violenza da cui si scappa. C’è chi sogna di cantare i canti del suo paese con il migliore amico a accompagnarlo. Si consuma cosi una storia di uomini diversi e soli, che sognano una vita e un documento che attesti la loro esistenza come esseri umani.

Questo spettacolo lo consiglio vivamente se vi dovesse capitare la possibilità di poter andare a vederlo, di certo non vi cambierà la vita dopo che lo avrete visto, ma certamente vi invita alla riflessione e al pensiero su un tema sociale-contemporaneo, l’immigrazione. In questo caso è stato la storia era ambientata in un magazzino di un teatro francese, pero la si potrebbe rappresentare in qualunque altro teatro di qualunque altro paese senza sentirne la differenza, perché questo tema cosi attuale riguarda tutti.

L’aspetto più affascinante di questo spettacolo sono gli attori stessi e la volontà di mettersi in gioco per mostrare al mondo la loro esperienza diretta con i temi che stanno trattando. I temi sono seri : l’immigrazione, l’accoglienza, l’emarginazione, la condizione della donna; e vengono filtrati a noi in modo leggero,ironico ma mai banale.

Gli attori sono afghani, per cui provengono da un contesto sociale molto conservatore, e affascina il trattare un tema cosi importante per loro come la religione in modo ironico, permettendoci di alleggerire la tensione durante la messa in scena.

La compagnia ha sede in Francia, perché in Afghanistan non gli era permesso di fare un teatro cosi provocatorio e che mettesse in discussione la mentalità conservatrice musulmana. La libertà che hanno trovato in se stessi facendo teatro no gli sarebbe stata possibile in Afghanistan, molti di loro hanno messo in discussione i rapporti con la loro famiglia, altri invece hanno portato con se le loro famiglie.

La esperienza radicale del teatro, nata nel 2005 da un laboratorio che la Mnouchkine ha tenuto a Kabul,  ha stravolto le loro vite perché alcuni vengono cacciati di casa, abbandonano tutto per il teatro come ‘missione’.

L’unire aspetti propri della loro vita e portarli in scena rende il loro teatro più vero e affascinante; non c’è miglior espressione artistica di quella espressa ai limiti per necessità e bisogno di espressione e condivisione, anche se questo comporta enormi sacrifici.

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