Il volo pindarico di Ludovico Einaudi per Le Piano Africain

WP_000334 WP_000337a cura di Caterina Pomante e Francesca Romana Ricci

 

Volteggiano le note dal curioso ensemble, si tendono i musicisti sospesi sul palco-scultura, così come sospeso è il silenzio eloquente del pubblico in ascolto.

La sera di quel venerdì 16 maggio il palco era altissimo e radiosissimo nel cuore di Sempione che sembrava essersi dilatato per l’evento.

Il progetto del maestro Einaudi è affascinante: una suite per 6 pianoforti, 2 marimbe e 4 balafon in cui i 6 suonatori degli strumenti extraeuropei sono 6 solari africani in boubous che trasmettono un’immensa gioia.

Nonostante Einaudi non sia di certo il primo dei compositori contemporanei “classici” ad aver azzardato la combinazione, quella di proporre come apertura dell’attesissimo Piano City una composizione ibrida, non convenzionale, o che almeno stupisca gli ascoltatori più inesperti, è una scelta più che ponderata: è appunto al grande pubblico che il festival si rivolge da ormai 5 anni per aprirlo alla sperimentazione e fruizione di generi diversi, per abbattere le barriere della musica composta e suonata in modo tradizionale.

Il maestro è riuscito nell’impresa, ponendo la sua performance in apertura nel luogo-simbolo di Milano a vari metri d’altezza, come volendo abbracciare gli astanti. Perché geniale è anche la scelta del palco multilivello: una struttura a tre piani, dove agiscono 4 musicisti imbracati, che non sembra altro che una comune impalcatura urbana ma che per questo suo essere solo uno scheletro, dà tanto respiro quanto fragilità all’installazione. Baciata dal sole dolce del vespro, permette al fiume di gente che si riversa nel parco di guardarvi attraverso, per bearsi del quadretto ad hoc composto da Arco della Pace sullo sfondo-innumerevoli teste-palco.

Un concerto emozionante, dove i ritmi della marimba e del balafon, che si portano dietro il rumore della loro terra d’origine, il Mali, si uniscono alla melodia dei pianoforti verticali. I performer sono Ludovico Einaudi (pianoforte), Maurizio Ben Omar (marimba), Michiel Bortslap (pianoforte), Namy Camara (balafon), Fassery Diabate (balafon), Lanzana Diabate (balafon), Lanzine Kouyate (balafon), Gianluca Mancini (pianoforte), Federico Mecozzi (pianoforte), Cesare Picco (pianoforte) e Andrea Rebaudengo (pianoforte).

Per il resto lasciamo la parola ad Einaudi:

“Ho sempre pensato che l’inaugurazione di Piano City potesse assumere un ulteriore rilievo con la creazione di una nuova opera musicale. Mi auguro che questo progetto sia il primo di una lunga serie di nuove creazioni da presentare nelle prossime edizioni di Piano City a Milano – spiega il pianista e compositore torinese, ideatore dell’edizione meneghina di “Piano City” -. L’idea mi è venuta nel 2000 in Mali dove ho scoperto che molti strumenti erano gli antenati dei nostri strumenti occidentali. “Le Piano African” appunto è uno di questi, il balafon, lontano cugino del pianoforte. Da questa esperienza nasce il mio “Le Piano Africain”, un dialogo musicale tra culture diverse e una grande festa al Parco Sempione: è una suite in 10 parti che si sviluppa fra scrittura tradizionale e tradizione orale tipica della musica del Mali – conclude -. È l’unione di due modi diversi di pensare e suonare la musica».

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