L’Io, la natura e l’amore nel teatro di poesia: Mariangela Gualtieri

«La poesia, dopo aver posto molte strazianti domande, rimanda l’interrogante a se stesso. Non chiedere a nessun altro che a te.»

ECCO IL MODO DI BUSSARE ALLA MIA PORTA
Incontro con Mariangela Gualtieri al Centro PIME – 9 aprile

Mariangela Gualtieri incontra il suo pubblico al Centro PIME con la lettura di poesie.
Gli spettatori sono in silenzio, gli sguardi sono puntati sulla poetessa, ammaliati dalla dolcezza della sua voce. La sua innocenza è commovente: ad alcuni brillano gli occhi, altri hanno un sorriso estasiato stampato sul volto.
Le sue poesie ci cullano e lei continua a cantarle ininterrottamente e noi non ne abbiamo mai abbansta. Nemmeno chi si è ritrovato lì per caso, invitato da un amico o da un parente, sembra annoiarsi al suono di quei versi incantatori.
La lettura si conclude e gli spettatori possono dar voce alle loro domande. Va avanti così per molto tempo, sono tutti bramosi di portare a casa con loro qualcosa di nuovo su quella creatura che sembra conoscerci più di noi stessi.
E lei spiega, racconta, ringrazia, incredula che tutto quel pubblico sia lì per lei.
«Pensavo non ci sarebbe stato nessuno» spiega.

Ma chi è Mariangela Gualtieri?
Mariangela è una poetessa e scrittrice italiana, nata a Cesena nel 1951. Come lei ci racconta, non nasce come scrittrice, non sogna fin da bambina di fare la poetessa; tant’è che si laurea in architettura allo IUAV di Venezia e inizia una carriera nel settore. Dice di aver provato più volte a scrivere versi, ma era troppo timida e timorosa. Solo in seguito ad una brutta malattia, all’età di quarant’anni, capisce di aver imboccato la strada sbagliata e pubblica Antenata (1992). Si appassiona talmente tanto alla poesia da fondare nel 1983, insieme a Cesare Ronconi, il Teatro Valdoca di cui è drammaturga e ne cura fin dall’inizio la rassegna orale della poesia, dedicando particolare attenzione all’amplificazione della voce e all’unione tra verso poetico e musica dal vivo.
Tra le sue opere troviamo anche Fuoco centrale (1995), Sue dimore (1996), Nei leoni e nei lupi (1997), Parsifal (2000), Chioma (2000), Senza polvere e senza peso (2006), Sermone ai cuccioli della mia specie (2006), Paesaggio con fratello rotto (2007), Racconti delle grandezze (2008), Bestia di gioia (2010), Caino (2011) e una nuova edizione di Sermone ai cuccioli della mia specie (2012) a cui aggiunge anche le registrazioni di una lettura dal vivo.

L’essere al presente

Le opere della Gualtieri sono per lo più scritte in teatro e per il teatro. Essendo lei a stretto contatto con attori, musicisti, registi, ballerini, costumisti e scenografi, si ritrova, durante la scrittura, immersa in questi mondi irreali come se fosse lei stessa la protagonista delle vicende. Scrive improvvisando, ideando le battute e gli avvenimenti con un’immediatezza che la porta a scrivere al presente. Per questo, come dice lei stessa, la sua poesia “nasce da un esserci totalmente al presente”.

Leggendo le sue poesie, ciò che colpisce maggiormente è il suo modo di scrivere che appare disordinato, delle volte quasi delirante. Ma è proprio questa lingua a tratti infantile, a volte sgrammaticata, ma sempre inventiva, che ci porta a soffermarci maggiormente sulle sue parole e quegli accostamenti ci permettono di evocare immagini, paesaggi ed altri significati nascosti.

Mariangela riesce a creare una lingua tutta sua, dove il linguaggio è semplice, ricco di ripetizioni, povero di articoli e addirittura si possono scorgere parole del tutto nuove.

«I versi di Mariangela Gualtieri ci aiutano a vedere l’assedio a cui è sottoposta la lingua corrente e ci indicano una via per riattivare la funzione politica della lingua pubblica: riattivare un rapporto vivo tra la parola e l’esperienza, restituire consistenza alla lingua, riconoscerle la capacità di disvelare un senso imprevisto del reale, singnifica rimettere fiducia nello scambio e nella comunicazione, restituire affidabilità alla parola, riattivare nella lingua la capacità, irrudicibile al mercato, di creare senso condiviso e spazio pubblico.»

Roberta del Bene

«Ma se non sto più
attenta se non tento di stare
nel presente tutta dentro
finirò vecchiamente con occhio
spento e la gioia che sento diventerà
marrone sulla testa e sarò morta
nel camposanto fra gli altri morti
dell’indifferenza.»

La natura

Fondamentale per poter comprendere appieno le sue opere, è anche il rapporto che ha con la natura.

Le sue poesie ci mostrano la forza degli alberi, l’innocenza e il dolore degli animali, il suo perdesi estasiato nella bellezza delle altre creature, l’esaltazione della terra, il terrore di perdere tutto questo e il desiderio di tutelarlo. Come lei stessa dice:


«
Non siamo così potenti come crediamo, da far finire il mondo. La terra ha una sua sapienza, basta guardare come tira su un bosco dove tutto è al posto giusto, le piante, gli odori, gli animali. Credo che nelle epoche passate ci sia stata maggiore crudeltà dell’uomo sull’uomo, ma meno nel rapporto con la terra. A questo dovremmo mettere riparo, non c’è proprio tempo da perdere. Coltivo un orto, faccio il vino e vivo in mezzo a un bosco, ma se avessi vent’anni oggi farei la contadina: la rivoluzione che ci serve è per la terra, perché i semi sono sfruttati e uccisi, la terra è sfinita. E sento che gli animali sono grandi anime, con una sapienza muta e immensa e non intellettuale.»

(Da La poetessa scalza di Paola Tavella)

Preghiera degli animali alla madre terra
per ogni cucciolo d’uomo

«Fa che non si facci uomo per intero, ma’,
che poi si inficca ne lo stretto del pensiero
e si assepàra dalle zanne e dai peli e
dalle nostre tane di silenzio.
Non dargli voce, ma’, fa che non parla
fa che non costruisce le città
fa che non dà i nomi a tutte cose,
che sennò perde il regno,
fa che i suoi piedi parlano a la terra
e le sue mani a l’aria
e nel sonno fatti maestra ancora
con la tua voce vento
tua musicata voce, ma’.
Fa che non s’addimentica il tuo ridere,
tuo fiorire, tuo scorrere, tuo
far notte, tuo corpo stellato e corpo
nuvolato e minerale corpo duro
e vegetale sconosciuto corpo
e tuo ombroso stare addistesa e
e tuo gonfiore ne le maree e tuo
cascare con acqua con foglia
tuo salire in ala e in stella
e in fiamma abbruciare.
Sconosciuta ma’, noi ti sappiamo,
tu ci respiri addentro il respiro
tu ci dormi addentro il dormire e ti fai
cibo per noi nutrire ti fai silenzio
per noi morire. Bella, ma’.
Tu sei bella.»

             Senza titolo-1   Senza titolo-2

(Francesca Pede, due schizzi ispirati alle opere di Mariangela Gualtieri)

L’amore

Un’altra caratteristica importante dei versi della Gualtieri è il suo mostrare un amore palpabile verso ogni creatura che la circonda. Tant’è che in Sermone ai cuccioli della mia specie si rivolge a noi esseri umani con un amore quasi materno, chiamandoci per l’appunto “cuccioli”. In Sii dolce con me. Sii gentile di Bestia di gioia, ci invita ad avere rispetto dei nostri corpi e di quelli altrui, di maneggiarli con cura e amore.

«Mi piace il suo essere cristallina, la grazia con cui accosta natura e umanità, il rispetto che esalta per ogni palpito di carne e cuore. I suoi versi testimoniano un ascolto costante delle parti più nascoste e dimenticate di noi stessi e una generosità inusuale verso l’altro da noi.[…]

La sensazione che si ha leggendola è che riesca a mantenere un equilibrio niente affatto precario tra lo sguardo dentro e lo sguardo fuori, che sia ammaliata dalle infinite combinazioni possibili del suo essere e di tutto ciò che la circonda, siano essi i frutti della terra o il “mio vero”, “il semplice del grano e del pane” o “mio corpo destino”.»

-Rachele Palmieri di Minimun fax

L’io

Nelle opere di Mariangela Gualtieri si può notare come la sua poetica sia incentrata sulla continua ricerca interiore. La poetessa scruta con le parole all’interno del suo essere e, involontariamente, coinvoge anche noi. Senza accorcergene, a nostra volta, diveniamo esploratori di noi stessi e, all’improvviso, ci rendiamo conto di quanto la vita sia importante.

«Ciò che emerge, nei versi della Gualtieri, è un totale salto in avanti rispetto ad una concezione della poesia ben ordinata nel suo pacchetto metrico e stilistico e un assoluto lasciarsi andare della parola che diviene strumento profondo di analisi, potente meccanismo terapeutico, straziante e sublime terreno sul quale poter spargere i semi dello stato sorgivo del proprio essere.

Questa analisi senza veli del proprio Io diviene martellante, ossessiva, a tratti nauseante, ma mai stancante, ponendoci di fronte a partiture in versi che raggiungono livelli di lirismo indiscutibili.

Quella della Gualtieri è una poesia volta alla continua ricerca interiore, dove i presupposti di un approccio formale al testo vengono sfibrati e allentati per supportare la sensibile logica di una esasperata profondità dell’essere.»

-Rossano Astremo, Poiein

«Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo,
io sono sempre cinque minuti fa, il mio dire è fallimentare,
io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire
io appartengo e non lo so dire, non lo so dire
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire

io sono senza aggettivi, io sono senza predicati,
io indebolisco la sintassi, io consumo le parole,
io non ho parole pregnanti, io non ho parole
cangianti, io non ho parole mutevoli,
non ho parole perturbanti,
io non ho abbastanza parole, le parole mi si
consumano, io non ho parole che svelino, io non ho
parole che puliscano, io non ho parole che riposino,
io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza
parole, mai abbastanza parole

ho solo parole correnti, ho solo parole di serie,
ho solo parole fallimentari, ho solo parole deludenti,
ho solo parole che mi deludono,
le mie parole mi deludono, sempre mi deludono
sempre sempre mi deludono, sempre mi mancano

io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire io
appartengo all’essere e non lo so dire,
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire.»
***

Da Seconda parte– tratta dall’antologia Fuoco centrale e altre poesie per il teatro
Mariangela Gualtieri – Einaudi


Mariangela, con il suo modo di vedere il mondo, è molto vicina ad Amelia Rosselli. Lei stessa ha affermato di ammirarla: «Per devozione, per troppa passione, ho rubato qualcosa ad Amelia Rosselli, me la sono tenuta in braccio, a volte, mentre scrivevo».

Il suo talento, oltre che nelle sue scritture va ricercato nelle resa teatrale delle sue opere. Fondamentale è la collaborazione con il regista Cesare Ronconi (compagno sia nell’arte che nella vita), grazie al quale i suoi versi trovano libero sfogo e si completano. La loro armonia rende il Teatro Valdoca una delle compagnie italiane più affascinanti e stimolanti.

Non è facile descrivere tutte le varie sfumature dell’essere meraviglioso che è Mariangela Gualtieri; in breve, questo è quel che cerca di trasmettere e che si può cogliere dalle sue poesie e dai suoi spettacoli teatrali.

 A cura di Francesca Pede

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