Missoni, l’arte del colore a cura di Luciano Caramel, Luca Missoni, Emma Zanella. Museo MA*GA, Fondazione Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Silvio Zanella, Gallarate [Erika Barbiero]

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La città di Gallarate offre presso il Museo MA*GA l’esposizione MISSONI, L’ARTE, IL COLORE.

Lo spettatore viene accolto in un turbine di colori e luci in una mostra che lascia letteralmente a bocca aperta.

Il percorso inizia con una sezione dedicata alle RADICI ROOTS della maison Missoni, dove sono esposte le opere dei maestri Giacomo Balla, Fortunato Depero, Lucio Fontana, Wassily Kandinsky, Paul Klee e altri che hanno influenzato lo stile di questa famiglia.

Missoni, come questi grandi della storia, ricerca il colore, lo spazio, il ritmo, il segno e la materia, trae ispirazione dagli accostamenti cromatici, “ruba” dall’arte delle avanguardie ciò che più può, dando vita ad un nuovo stile. Un buon esempio per noi scenografi, quello di guardare non solo ai nostri contemporanei, ma dare uno sguardo al passato, alle nostre radici e origini, per poter imparare da loro.

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Si alternano cascate di colori, che scendono da una sala dall’alto soffitto, buia, dove una serie di tubolari in tessuto semitrasparente illuminanti dall’interno, cambiano colore a tempo di musica. Il buio cessa all’improvviso, la luce bianca illumina la stanza, che si rivela ancora più grande, poi di nuovo buio, rosso, azzurro, verde, viola. I colori si susseguono e l’atmosfera è magica. Ci si sente piccoli piccoli.

All’ingresso della sala delle sacche di juta colme di soffice lana colorata, materia prima per i Missoni. Al di là della cascata di colori, in file ordinate, dei tavoli quadrati espongono patchwork di stoffe dalle più svariate sfumature di colore.

Non si tratta di un noioso museo ma di installazioni vive e dinamiche, che sospendono lo spettatore in un mondo parallelo fatto di colore e di armonia.

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La mostra prosegue tra sale colme di quadri di Fontana e Kandinsky, per poi giungere ad un’altra stanza ove spazio e scenografica fanno da protagonisti.

Sistemati ordinatamente su un’immensa piramide a gradoni bianca centinaia di manichini vestiti dell’arte di Missoni, abiti lunghi, da sera, da cocktail, invernali, cappotti, tutto rigorosamente con il patchwork tipico della maison. La sala illuminata da luce diurna è decorata sulle pareti da fili di cotone che scendono dal soffitto, creando una scala graduata di colore.

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Altra suggestiva sala quella degli arazzi, idea geniale quella di appenderli al soffitto illuminandoli con un fascio diretto di luce, circolare, a selezionare solo l’elemento desiderato.

A terra tappeti, (ovviamente della casa Missoni) sui quali sono appoggiati morbidi cuscini destinati al pubblico, che può rilassarsi e godersi lo spettacolo.

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Interessanti anche i bozzetti preliminari e le prove colore, realizzati con pennarelli su semplici fogli a quadretti. La tecnica usata da Ottavio Missoni e la sua famiglia, consiste nell’accostare con estremo rigore e precisione colori su colori e ricreare geometrie che caratterizzano lo stile della maison, dando vita ad una vera e propria forma d’arte. Sconcertante la semplicità di questi bozzetti, come quella che caratterizza la famiglia Missoni, partita da nulla per diventare una delle Case di moda più ambite in Italia e all’estero.

Ottavio Missoni, l’ideatore insieme a Rosita, la moglie, delle loro creazioni, appare come una persona umile e in antitesi con il suo lavoro non interessato alla moda, come dichiara in un’intervista: «Non compro abiti firmati, mi metto quello che mi piace. Quando sono stato invitato al Quirinale mi serviva uno smoking… Non producendo io quella roba, sono entrato da Armani e ne ho comprato uno.»

Uomo dalle mille iniziative, nasce a Ragusa nell’allora Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, da padre di origine giuliana e madre dalmata. Ha una carriera nel campo dell’atletica leggera, passione che non abbandonerà mai. Il 18 aprile 1953, Ottavio Missoni sposa Rosita Jelmini la cui famiglia possiede una fabbrica di scialli e tessuti ricamati a Golasecca, in provincia di Varese.

Nel 1960 gli abiti Missoni iniziano ad apparire sulle riviste di moda. Sono notati da una giornalista di moda.  Da questo momento la loro carriera è in salita; seguono sfilate al Teatro Gerolamo di Milano, a Palazzo Pitti a Firenze, l’apertura di una boutique a New York, realizzano i costumi di scena per la prima della Scala nel 1983, la Lucia di Lammermoor, riceve premi e riconoscimenti internazionali. Ma la semplicità e la passione di questa famiglia rimane nel tempo, tanto da passare ai loro figli. La bellezza delle loro creazioni sta nell’uso dei colori in maniera superba, tanto da essere paragonate ad opere d’arte contemporanea.

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[fotografie di Erika Barbiero]

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