ANALOGIA TRA L”AZIONISMO VIENNESE E IL TEATRO GRECO di Letizia Huancahuari Tueros

Nel contesto storico del Dopoguerra, ogni attività artistica è costretta ad affrontare da un lato la distruzione delle Avanguardie europee, a causa dei Totalitarismi, dall’altro le travolgenti promesse dell’Avanguardia Americana.

A Vienna, luogo in cui Freud e Jung affrontarono per primi lo studio dell’Inconscio e dei disturbi psichici, nei primi anni ’60 si sviluppò il movimento degli Azionisti Viennesi, un piccolo gruppo di artisti che decisero di «distruggere» la pittura da cavalletto tradizionale, reagendo alla chiusura mentale, sociale e psicologica del dopoguerra:a causa di una scorretta interpretazione della latente spettacolarizzazione insita nel gesto artistico di Pollock, gli Azionisti Viennesi fondarono il fare artistico sull’Azione. Solamente grazie a un rito l’Arte avrebbe tramutato la Vita in un’Opera Totale, la sola concepibile.

L’Arte è perciò la conseguenza di un gesto fisico e il percorso creativo non è più mente-corpo ma corpo-mente: il corpo dell’artista è un medium, viene sottoposto a pratiche sadomasochistiche, esternando le malattie esistenziali, oppure compie «sacrifici» animali, cospargendo il proprio corpo delle viscere e del sangue, pitturando poi la tela con questi materiali.
Lo spettatore assiste non più alla Rappresentazione bensì alla Presentazione del Reale, esso non è più sublimato, poiché è a causa della sublimazione stessa che si ha un Depotenziamento della Reatà.

Occorre perciò immergersi totalmente nei luoghi della violenza, liberare le proprie pulsioni di Eros (Amore) e Thànatos (Morte) poiché cariche di energia psichica.

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Per tale ragione Hermann Nitsch, uno dei maggiori esponenti di questo movimento, fondò nel 1962 il «Teatro delle Orgie e dei Misteri», luogo dove realizzare questi riti dionisiaci irriverenti ed esagerati, a carattere esoterico: solo un pubblico ristretto e «iniziato» poteva assistere a questo rituale artistico e sacro, dove l’Artista diventa sacerdote di questa nuova religione dell’Arte.

Ciò che resta di ogni gesto-rito è una reliquia, la quale non va contemplata esteticamente ma è sfruttata come Medium per riattivare il miracolo, risvegliare le pulsioni più profonde scosse in precedenza dall’Azione.

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Gli artisti di tale movimento motivano la scelta di adottare procedimenti così tragici a scopo terapeutico: la valenza catartica e curativa del Rituale Azionista è l’analogia che lo ricollega al teatro greco.

Aristotele, parlando della tragedia, aveva spiegato che l’uomo comune, spettatore della scena, poteva raggiungere uno stato d’animo sereno grazie all’immedesimazione con la situazione mortale dei protagonisti: solo tramite questo processo ci si poteva purificare, liberandosi dalle sofferenze perchè rivissute insieme al personaggio sul palco.

Il teatro perciò non aveva solo una funzione catartica, cioè di purificazione, ma anche di rito sacro al quale partecipava tutta la comunità.

Secondo la tradizione, infatti, l’arte drammatica greca si sviluppò in seguito ai primi riti in onore della Resurrezione di Dioniso: noto anche come Dio del Vino (Bacco), Dioniso è rappresentato come una divinità i cui misteri ispirarono un culto estatico e orgiastico.

Si ritiene che egli sia figlio di Zeus e della mortale Semele, la quale morì o per parto o

folgorata dallo splendore divino di Zeus, istigata e ingannata da una gelosa Era, travestitasi da nutrice.

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Il padre degli dei, per salvare il figlio, lo fa crescere nella sua coscia e, una volta nato, Dioniso viene allevato da Ino, sorella di Semele, che lo traveste da bambina per salvarlo dalla gelosia della potente Era: ciò non bastò a salvarlo, poiché il bambino venne ucciso dai Titani, i quali lo ingannarono con alcuni giocattoli e specchi per colpirlo e poi nutrirsi delle sue carni. Solo il suo cuore viene salvato da un fulmine di Zeus e le ceneri di questo, mescolate alla terra, daranno poi origine alla specie umana. A Delfi, dove una tradizione poneva la tomba di Dioniso, si verifica anche la sua resurrezione, esattamente come già era avvenuto con Osiride (e come avverrà per il mito di Cristo). Perciò, secondo la tradizione, Dioniso moriva ogni inverno per rinascere in primavera, simboleggiando la rinascita ciclica e la ricomparsa dei frutti sulla terra.

Con il culto di Dioniso, con le sue feste esaltanti e quindi col rapporto tra umano e divino, si creò l’ambiente adatto a dar vita ad una funzione drammatica del teatro, nel  quale agiscono sensibilità, passioni e fantasia.
Ma non sono solo questi fattori a rendere affascinante la figura di Dioniso: ciò che lo caratterizza è la sua duplicità. Egli è divino e umano, vivo e morto, uomo e donna, amore e morte.

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Dal mito si deduce che fu a causa delle sofferenze da lui subite nell’infanzia che il suo animo sviluppò un lato violento e crudele: lo stesso Dioniso è omestes, (omofagico) sbrana il corpo di animali selvatici, catturati al termine di un inseguimento violento, affannoso. Masticando carne cruda egli rompe le barriere innalzate dal sistema politico-religioso tra divinità, uomini e animali. Si oppone così a quello che era il culto Orfico, diffuso nelle classi aristocratiche e intellettuali, il quale rifiutava qualsiasi forma di sacrificio. Il Dionisismo, invece, vuole superare la distanza tra uomo e dio facendo dell’uomo un dio.

Ecco quindi ciò a cui si ispirarono gli Azionisti: l’arte come religione, l’arte come Azione, l’arte come rito per purificare l’animo. Secondo Nitsch in ogni uomo è insita una potenza assassina che va liberata per purificarsi, ed ecco giustificate le sue azioni violente, i sacrifici animali, le azioni masochiste e semi-suicida.

Questa ripresa del culto bacchico, del teatro greco e del culto dionisiaco, nella seconda metà del ‘900, non è forse anacronistica ed esagerata, inappropriata per il periodo di sviluppo e ripresa del dopoguerra?
A voi la risposta.

Bibliografia:
La Nascita della Tragedia F.Nietzsche
L’arte dal 1900  H.Foster R.Krauss Y.Bois B.H.D.Buchloh D.Joselit

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