Stai bene? Come ti senti? [Sveva Ungari]

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Così tanta bellezza è il titolo dell’opera scritta, diretta e interpretata da Corrado Accordino, che nelle serate dal 2 al 14 febbraio 2016 è stata messa in scena al Teatro Libero di Milano.

Uno spettacolo che parla della bellezza diversamente da come la si possa solitamente intendere; «Non la bellezza delle copertine, dei tacchi o dei trucchi alla moda – spiega Accordino – (…) non la bellezza di chi sa parlare bene e di chi vuole piacere a tutti i costi, (…) non la bellezza che brilla di diamanti, di feste e di brindisi, non queste forme di bellezza così evidenti, così appariscenti, così deludenti. Raccontare invece la bellezza accecante e devastatrice che anima la vita. La bellezza che non t’aspettavi, (…) che ispira e confonde gli uomini, che sposta il tuo punto di vista dagli occhi al fegato. (…) La bellezza come atto di resistenza poetica. L’ispirazione dell’ultima utopia, che non salverà la forma del mondo ma ne svelerà i suoi segreti.»

Il palco è immerso nel buio, una figura entra lentamente in scena e comincia a formulare una serie di domande in modo sempre più precipitoso mentre fasci di luce illuminano uno ad uno i fogli che pendono dal soffitto sui quali sono raffigurate, stilizzate, delle figure come per esempio disegni di occhi, mani, alberi, un pacman o ancora numeri e lettere, apparentemente prive di nesso. Quando il ritmo delle domande si fa intollerabile le luci si accendono. Queste domande, ci spiega, sono il finale della storia che ci avrebbe raccontato.

Lui è un padre sulla cinquantina che lavora in ufficio. Ci racconta di una moglie, dei due figli, maschio e femmina entrambi adolescenti, delle abitudini, dei parenti, del lavoro, degli impegni infrasettimanali, degli amici, delle vacanze da organizzare. Insomma, una famiglia “normale”, come tante altre.

Il pubblico si trova davanti a una situazione strana che persiste per tutta la durata dello spettacolo, non si capisce infatti se Accordino stia interpretando un preciso ruolo o, se al contrario, stia raccontando fatti della sua vita privata o ancora se stia mescolando le due cose. La descrizione resta vaga e così lo spettatore può colmare i vuoti con dati ed esperienze della propria vita ed immedesimarsi nel personaggio.

Ci ripete più e più volte quanto il susseguirsi delle stesse azioni e comportamenti nel corso dei giorni sia tranquillizzante e doni un senso di stabilità: la colazione insieme a moglie e figli, andare al lavoro, cenare in compagnia della famiglia, la sera fare un giro a piedi da solo. Questa routine apparentemente inattaccabile inizia però ad essere vissuta con un senso di disagio nel quale il personaggio si sente come intrappolato. Questa sensazione lo porta ad essere più attento a ciò che gli accade intorno: inizia a rendersi conto di cose a cui prima non prestava attenzione e a guardarle in modo diverso. In questo frangente “vede” per la prima volta la signora Bellami, sua vicina di casa e inizia a porsi domande su questa donna che improvvisamente, anche se incrociata più volte, diventa un essere umano, degna di interesse. La signora Bellami è la bellezza degli incontri casuali e la dimostrazione del fatto che se camminiamo sempre con gli occhi bassi non ci accorgiamo del fascino semplice di quello che accade intorno a noi. Successivamente il protagonista, sotto esame dalla psicologa, comincia a fare un esercizio che consiste nell’eseguire gesti istintivi in risposta alle parole che lei pronuncerà; l’esercizio, in apparenza semplice e banale, svela per esempio che alla parola “orecchio” il paziente si tocca l’orecchio, ma anche che alla parola “moglie” il suo viso si contrae in una smorfia, o che alla parola “lavoro” si guarda l’orologio al polso con preoccupazione. Attraverso questi gesti emerge la verità. L’uomo mentre parla si trova come intrappolato nei fogli che pendono dal soffitto minacciosi come spade di Damocle. Le parole pronunciate e i gesti eseguiti diventano sempre più veloci e scoordinati sulle note di alcune canzoni pop e rock. L’attore sta simulando quello che potrebbe essere un attacco di panico, una crisi fino ad arrivare al punto in cui incomincia a pronunciare termini senza significato. Una perdita significativa; il linguaggio che rappresenta il mezzo di comunicazione più importante si svuota della sua essenza ma questa perdita non è negativa. Anzi, si sente più leggero, spensierato, perché la bellezza sta anche nell’abbandonare tutte le strutture.

L’uomo ora si trova in un parco, dove finalmente libero da quel peso che aveva sul petto lascia spazio alla mente libera di vagare nei ricordi più belli della sua infanzia. Si ricorda di un viaggio in macchina con i suoi genitori: seduto sul sedile posteriore, stava mangiando un gelato ai mirtilli e immaginava che il gelato si ingrandisse fino a coprirgli mani, faccia, corpo e il mondo intero. La sua fantasia veniva interrotta dal padre che lo rimproverava per aver sporcato il sedile. Il gelato in questo caso rappresenta quella spontaneità ingenua che tutti abbiamo da bambini che perdiamo crescendo, quando non sporcare la macchina ha più importanza del gustarsi il gelato preferito. Ed è proprio in questo momento che il protagonista, allora bambino, capisce che la sua vita non sarebbe stata più cosi spensierata come quel giorno e comincia a rivolgersi al padre con le stesse domande con le quali il monologo è iniziato: Stai bene? Hai mai fatto del male? Come ti senti?

Uno spettacolo coinvolgente, capace di far riflettere e pensare al modo in cui, io spettatore sto vivendo la mia vita, che si conclude poi con una poesia di Jorge Luis Borges, Istanti. Un’ esaltazione della vita vissuta in ogni singolo momento alla quale il personaggio cambia il finale, invitando lo spettatore a vivere più spensierato, leggero; perché la vera bellezza non è nel fare quel che gli altri si aspettano. Non è nel decoroso, nel “giusto”. A volte si nasconde nell’improvvisare, nell’essere diversi, nel pensare da un’altra prospettiva. Disilludere gli altri per salvare se stessi. Perché questa è la vera bellezza.

 

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Istanti di Jorge Luis Borges: http://www.poesieracconti.it/poesie/a/jorge-luis-borges/istanti

Trailer spettacolo: https://vimeo.com/158201441

 

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