I soldi muovono il mondo [Elisa Gelmi]

Dopo sessanta anni al Piccolo Teatro di Milano, torna in scena L’opera da tre soldi, uno degli testi più famosi del drammaturgo Bertolt Brecht.

Nel lontano 1956 era stato Giorgio  Strehler a curare la regia, portando l’Opera a un successo strepitoso anche in Italia.

Questa volta la regia è di Damiano Michieletto e anche questa messinscena riscuote grandi consensi dal pubblico.

La storia è quella di Mackit (anche detto Mackie Messer) noto criminale londinese, che sposa Polly Peachum, figlia di un uomo di potere che controlla tutti i mendicanti di Londra.

Alla notizia del matrimonio, i genitori sono sgradevolmente sorpresi e tentano di far giustiziare Mackit.

Mackit (1)

Elisa Gelmi, Beato l’uomo libero, 2016

Ho deciso di rappresentare il profilo del protagonista, Mackie Messer, il quale si vede prigioniero di se stesso e dei crimini che ha commesso, nostalgico e consapevole di non poter più essere un uomo libero.

Il regista, ha dato all’Opera una lettura efficace e inaspettata. La rappresentazione è ambientata ai giorni nostri, ma senza riferimenti geografici o temporali netti. Michieletto stesso ha dichiarato:  “Ho scelto di rappresentare l’opera come se la guardassi con una lente di ingrandimento, partendo dalla fine.” La scena si apre infatti con il processo di Mackit, in una grande aula giudiziaria, dove i personaggi raccontano in flashback la loro esperienza all’interno della storia.

Un occhio di bue illumina, al centro, Mackit circondato dalle guardie del carcere. L’atmosfera è cupa, fredda. Il protagonista indossa una camicia di forza, e dopo aver espresso in modo disperato quella che sarà la morale dello spettacolo (“Cosa è più grave, uccidere un uomo o trasformarlo in forza lavoro?”) cade impiccato: inizia lo spettacolo.

Interessante e ben riuscita la scelta scenografica di circondare l’intera scena da una gabbia che occupa l’intero spazio del palcoscenico. I personaggi sono così “limitati”, come se non avessero scampo, costantemente ingabbiati e messi sotto accusa. Tutto lo spettacolo ricalca l’aula di un tribunale, con cattedra di un giudice assente. La giuria diversamente, attiva, è composta dagli attori testimoni della vicenda.

Opera da tre soldi bozzetto.jpg

Elisa Gelmi, Speranza, 2016

Il bozzetto che ho realizzato raffigura una delle scene che più mi ha colpito dell’Opera. In questa scena  i “rifiuti della società”, gli inadeguati, abbandonano la rappresentazione.  La loro uscita  consiste nel spogliarsi di ciò che rimane loro, ovvero di un salvagente color arancio, il quale viene sollevato quasi fluttuante nell’aria, tramite dei ganci che vengono calati dall’americane. Ad ogni salvagente issato, i personaggi cadono a terra, come se l’unica cosa che li tenga in vita se ne sia andata per sempre. Perdendo la speranza, perdono loro stessi.

 L’idea di Michieletto è stata quella di mettere la stessa Opera da tre soldi sotto processo: un tentativo di smontare il racconto e rimontarlo secondo una circostanza precisa. Il cui fulcro è il processo di Mackie Messer, che diventa il filtro attraverso il quale leggere la storia e al tempo stesso comprenderla.

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