Amori e malaffari “L’opera da tre soldi” [Riccardo Galbussera]

L’opera del mendicante è una commedia teatrale scritta nel 1728 dal drammaturgo inglese John Gay. L’autore ha scritto il testo con l’intenzione di criticare l’aristocrazia del periodo in cui viveva. Nel 1928 Bertolt Brecht ha rielaborato l’opera di Gay, con il titolo L’opera da tre soldi. Il testo del drammaturgo tedesco racconta la vicenda di Macheath detto Mackie Messer, un criminale che vive nel lusso. L’opera è ambientata nella Londra vittoriana. Mackie sposa Polly Peachum. Il padre di Polly, che controlla tutti i mendicanti di Londra, è sconvolto dal matrimonio perché Mackie è un delinquente e porta solo guai. Peachum non vuole lasciare la figlia nelle mani di Mackie, e cerca di farlo arrestare e impiccare. Però Mackie è un vecchio amico del capitano di polizia: viene arrestato più volte ma riesce sempre a scappare. Allora Peachum si mette d’accordo con Jenny, prostituta che un tempo si era innamorata di Mackie, per incastrarlo. Così quando il latitante Mackie torna da Jenny, viene arrestato e portato in tribunale dalla polizia per essere impiccato. Però il giudice gli dà una possibilità di salvezza: verrà graziato se riuscirà a recuperare il maltolto entro le sei. Alla fine i suoi scagnozzi trovano i soldi, Mackie si salva dalla forca, viene graziato dalla regina e nominato addirittura baronetto.

L’opera da tre soldi è stata rappresentata al Piccolo teatro di Milano di nuovo dopo sessanta anni dalla prima rappresentazione del 27 febbraio del 1956 con la regia di Giorgio Strehler.

Nel 2016 la regia viene affidata a Damiano Michieletto con le scenografie di Paolo Fatin. Lo spettacolo inizia con Mackie che è sulla forca e viene impiccato. Poi appare una grande aula di tribunale e tutti i personaggi sono circondati da una grande gabbia in cui gli attori sono imprigionati e sfilano così davanti ai giurati.

Nella scena del matrimonio appaiono Mackie e Polly. Gli scagnozzi di Mackie portano dei mobili d’arredo. Nelle scene successive i mobili cambiano disposizione ogni volta perché il regista voleva una scena essenziale e che grazie alla disposizione  diventa una scena diversa da quella di prima . La grande gabbia si apre e chiude per far entrare e uscire gli attori. La luce in questo spettacolo è molto importante, perché a ogni cambio di scena, tenendo la stessa scenografia, crea atmosfere completamente diverse. La scenografia è essenziale ed è attualizzata: per esempio nella scena della Danza della Povertà mentre gli attori camminano e dal soffitto scendono giubbetti di salvataggio e gli attori quando li prendono in mano cadono a terra :  è chiaro il riferimento ai profughi. In scena gli attori ricoprono più ruoli, il loro e quello del giudice, perché secondo il regista ogni persona viene giudicata dagli altri e da se stessa. L’opera da tre soldi affronta temi come la corruzione, l’immigrazione, l’ipocrisia e la povertà. Marco Foschi nel ruolo di Mackie Messer si differenzia dalla solita interpretazione del suo personaggio perché usa un tono drammatico  e riesce a creare una forte intensità nello spettacolo ma nel canto sembra che quasi parli  invece di cantare .Beppe Servillo, che interpreta Jonathan Jeremianh Peachum, riesce a usare una naturalezza nella recitazione e anche gli altri attori come Maria Roveran (Polly), Margherita Di Rauso (Cecilia Peachumh),Sergio Leone (Jackie”tiger” Brown),Stella Piccioni(Lucy),Rossy de Palma (Jenny). Questi attori sono stati scelti dal regista perché voleva che cantassero e non recitassero. Le musiche sono quelle di Kurt Weill del 1928, strutturate con il canto tra cabaret/jazz e recitato. Questa interpretazione musicale si differenzia dalle esecuzioni precedenti perché tra le canzoni e il parlato tutto è fluido e collegato, mentre in altre versioni la musica era fortemente distinta e contrastante tra il cantato e il recitato come nella versione del 1928 e 1930 che ho ascoltato su cd  in lingua tedesca e le ho ascoltate prima di vedere l’opera da tre soldi con la regia di Damiano Michieletto  per sentire la differenza nella parte musicale .

 

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