La leggenda del favoloso Django Reinhardt al Teatro Elfo Puccini [Chiara Taiocchi]

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Django Reinhardt evoca una vicenda misteriosa e intrigante: il primo grande chitarrista jazz europeo, “l’eroe che con sole tre dita cambiò la storia della musica”, si afferma tra disgrazie e successi, fiamme e melodie, alcool e balli sfrenati. Django, il cui vero nome è Jean, “mi sveglio”, nasce nel 1910 da un’etnia zingara di origine belga che, dopo numerosi viaggi, si stabilisce presso la periferia di Parigi: nei sobborghi francesi inizia la sua avventura, raccontata abilmente e ironicamente dal narratore e attore Luciano Scarpa.

Grazie alla musica interpretata da cinque musicisti con tre chitarre, un violino e un contrabbasso, lo spettatore vola in un’atmosfera passata e surreale che lo trasporta tra le vie e i café della Ville Lumiere di fine Belle époque. Dalla prima scena è già possibile intuire gli elementi essenziali che accompagneranno il pubblico attraverso questo breve ma intenso viaggio: musica, parola e fotografia (immagini della vita del compositore proiettate su uno schermo). Infatti, nonostante la scenografia sia totalmente assente, il connubio di questi tre elementi è in grado di ricreare fedelmente la vita di Django, costruendo situazioni e immagini concrete, diffondendo emozioni e continua magia. Il protagonista è sempre descritto, ma non è mai interpretato da nessun attore ed è proprio la sua assenza che consente allo spettatore di percepire costantemente la sua presenza, lasciando fluire la propria fantasia.

A soli dodici anni Django inizia a suonare il guitjo (ibrido fra chitarra e banjo) nelle sale da ballo della capitale, tra un pubblico eterogeneo composto da parigini, americani e russi. Pochi anni dopo, quando la sua carriera sembra decollare e il suo talento inizia a essere riconosciuto, accade un avvenimento che cambierà la sua vita per sempre: il suo caravan prende fuoco ed egli riporta gravi ustioni alla gamba destra ma soprattutto alla mano sinistra, perdendo per sempre l’uso del mignolo e dell’anulare; ma la passione e il sentimento di Django per la musica sono così forti e naturali che egli inventa una nuova tecnica rivoluzionaria, che cambierà non solo la sua vita ma la storia stessa della chitarra e del jazz. Questa rivoluzione tecnica unita alla passione per i grandi jazzisti americani lo portano a inventare un nuovo stile, il gypsy jazz, che unisce elementi della tradizione tzigana con i valse francesi e lo swing americano.

Lo spettacolo, fin qui ironico e divertente, assume toni gravi e severi. Questa svolta sembra coincidere con il cambiamento nella vita del protagonista, infatti la rinascita di Django va di pari passo con la formazione, a metà degli anni Trenta, del leggendario Le Quintette du Hot Club de France. Creatore di una musica eccitante e sempre nuova, il quintetto trova l’appoggio dei manager dell’Hot Club de France: da quel momento la fama del gruppo cresce rapidamente, i musicisti diventano delle star sia in Europa che in America, dove suonano a New York insieme alle leggende del jazz Duke Ellington e Dizzie Gillespie. In questa folle trasmissione di bellezza, energia e adrenalina gli eventi tragici della seconda guerra mondiale appaiono sullo sfondo, ma i musicisti sono ben consapevoli di ciò che sta accadendo: al posto dell’inno nazionale francese, vietato dal regime nazista, i francesi iniziano ad ascoltare in segreto Nuages, musica scritta da Django colma di speranza e fiducia.

Questo spettacolo ci ricorda la portata particolare e universale della musica, la forza incessante della passione verso ciò che si ama e il coraggio di affrontare ciò che il destino ci riserva, nella gioia e nel dolore. La storia di Django si svolge tra cambiamenti musicali, esistenziali e storici. Alla fine la sua voce dolcemente suggerisce che sempre “le nuvole che portano l’ombra prima o poi se ne andranno”.

 

La leggenda del favoloso Django Reinhardt

Adattamento: Bianca Melasecchi, Paolo Sassanelli, Luciano Scarpa
Regia: Paolo Sassanelli

Orchestra: Musica da ripostiglio, Luca Pirozzi (chitarra e banjo), Luca Giacomelli (chitarra), Raffaele Toninelli (contrabbasso), Ruben Chaviano (violino)

Attori: Luciano Scarpa, Gaia Bassi, Eleonora Russo, Anna Ferzetti, Marit Nissen, Paolo Sassanelli

Produzione: Gli ipocriti

Sito web: http://www.elfo.org/stagioni/20152016/laleggendadelfavolosodjangoreinhardt.html

 

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