Christo che cammina sulle acque [Marco Velli]

Christo che cammina sulle acque: il paragone era inevitabile e tutti lo hanno ripreso. Complice l’assonanza con il nome, Christo Vladimorov Yavachev, in arte Christo, noto land artist, soprannominato “l’impacchettatore” (di monumenti come il Reichstag di Berlino, Porta Pinciana a Roma, la statua di Vittorio Emanuele II in piazza Duomo a Milano, ma anche di isole, ponti e parchi), questa volta ha scelto il lago di Iseo, tesoro lacustre incastonato tra Brescia, le vigne della Franciacorta e il massiccio dell’Adamello per la sua nuova opera: The Floating Piers, il pontile galleggiante.

La performance-installazione, accessibile gratuitamente 24 ore al giorno (grazie a sapienti lampioni a scomparsa posti a 30 metri l’uno dall’altro sarà visitabile anche in piena notte), per tutta la durata dell’esperimento artistico unirà il paese di Sulzano con l’isola di Montisola (la più alta isola lacustre d’Europa e la più grande dell’Europa centromeridionale) e questa con l’isoletta privata di San Paolo, un’ex convento di Cluny ora di proprietà di una storica famiglia della val Trompia. Proprio quella famiglia che, appassionata di arte contemporanea, ha fatto conoscere e apprezzare all’artista bulgaro naturalizzato americano la bellezza della natura circostante.

Arte, attrazione o viaggio verso il nulla?

Innumerevoli sono le varie connotazioni date dai critici e curatori all’opera di Christo. Tra le critiche più chiacchierate non potevano mancare quelle di Vittorio Sgarbi, che definisce l’opera come “un pontile verso il nulla”. Più pacate e costruttive le critiche di Daverio, che mettendo le mani avanti “io non mi occupo di arte contemporanea”, definisce l’intervento di Christo sul lago, come un’attrazione turistica: “Non è altro che una semplice baracconata, un’alternativa alle sagre di paese”.

Io trovo che l’opera di Christo abbia raggiunto il suo scopo, ovvero: è un’opera pensata per i “non addetti ai lavori”. Una sorta di percorso illusorio verso il nulla, una sorta di sentiero di mattoni gialli che “forse” condurrà ad una sognante Città Di Smeraldo. Probabilmente il 50% delle persone che hanno percorso il ponte galleggiante non sono mai entrate in un museo, o forse non sapevano chi fosse Christo prima dell’installazione dell’opera, un po’ come è successo per Zaha Hadid o Pina Bausch, prima della loro morte nessuno sapeva chi fossero, o meglio, non proprio tutti: i “non addetti ai lavori”. Uno specchietto per allodole quindi, che ha funzionato alla grande. Questo ci mostra come il pubblico ormai abbia bisogno di misurarsi con l’opera, misurarsi in maniera fisica con tutti i sensi, poi non importa il significato o quello che l’artista voleva trasmettere, l’importante è che l’effetto sia nuovo, meraviglioso, mai provato prima, (appunto come la camminata sull’acqua) sensazioni evidentemente che un quadro o una scultura non possono dare nel 2016. Un po’ come le opere di Cartsen Holler, ultrasensoriali fatte di luci e suoni, performative e performanti. E allora via a percorrere il ponte galleggiante di Christo in compagnia del Leone Codardo, dello Spaventapasseri e dell’Uomo di Latta, la compagnia perfetta per un viaggio dell’immaginazione0bb2d4215d5de184c10e9f50ee1d9553_XL.jpg

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