Turi Marionetta -Milano Off Isola festival

imageDal 2 al 5 maggio allo spazio stecca di Milano, quartiere Isola, l’attore e regista catanese Savi Manna porta al festival Milano Off il suo spettacolo Turi Marionetta. Scritto, diretto e interpretato dallo stesso Savi Manna, Turi Marionetta arriva nel capoluogo lombardo dopo aver incantato, a partire dal 2011, le platee dei teatri siciliani, riscuotendo un grande successo e aggiudicandosi il premio Vernacolo al concorso La Riviera dei Monologhi (Bordighera 2015).

 

Adatto più ad un pubblico adulto che infantile, lo spettacolo si pone come una confessione storica sul mondo e sull’umiltà delle marionette. In un solo atto si ripercorre la storia del teatro di figura partendo dalle maschere di data preistorica, passando dal Medioevo , fino all’opera dei pupi, vero caposaldo della tradizione teatrale siciliana.

Savi Manna si cimenta nel ruolo di un arzillo anziano in attesa dell’arrivo di suo nipote, un certo Salvatore Barone, illuminato docente universitario che dovrebbe tenere uno dei suoi “leggendari” seminari sulla storia delle marionette, tanto meravigliosi da essere lui stesso chiamata Turi (da Salvatore) Marionetta.
Ma il nipote purtroppo non si presenta e il nonno, lasciato solo sul palco, si ritrova a cercar di intrattenere il pubblico nell’attesa vana del nipote. Decide così di tenere egli stesso il seminario, che ormai conosce a memoria, cimentandosi in un racconto divertente e commovente sulla storia delle marionette, arricchendolo con aneddoti personali sulla propria giovinezza a Catania e la Seconda Guerra Mondiale.
Questa dimensione della causalità ed improvvisazione ha il vantaggio di mettere in comunicazione l’attore e il pubblico su uno stesso piano; una dimensione vantaggiosa per la narrazione perché crea da parte degli spettatori una disposizione all’ascolto del racconto, visto ora come un metodo per “ingannare” il tempo.

Savi Manna struttura lo spettacolo intrecciando lingua, situazioni e tecniche proprie del teatro di figura: si mescolano i linguaggi dall’italiano con qualche venatura poetica al siciliano più affettuoso; si alternano le situazioni con il racconto del professore accademico e quello più sentimentale e biografico di un ingenuo vecchietto; si spazia dalla tecnica del cunto, usata dai cuntastorie per narrare vicende epico-cavalleresche, con il teatro delle ombre…
La stessa recitazione dell’attore è un intreccio, Savi è abile nell’interpretare ruoli diversi da un momento all’altro e proprio questa sua versatilità , che ad un certo punto lo vede anche come musicista, attira e intriga il pubblico che non può fare altro che lasciarsi trascinare dalla narrazione.
Questa versatilità si riflette nello sguardo dello spettatore e nel messaggio stesso dello spettacolo: se al sud, in Sicilia, questo spettacolo può rappresentare un ricordo di vecchi tempi ed un’omaggio a qualcosa che da decenni fa parte della propria tradizione , al nord, uno spettacolo come questo è l’ideale per valorizzare e divulgare la tradizione delle marionette e dei pupi siciliani.

Sulla scena Savi Manna è circondato da marionette di ogni tipo, da quelle orientali a quelle occidentali, a quelle primitive, costruite quasi tutte dalla bottega catanese Cartura che realizza i suoi fantocci con materiali di recupero come la carta di giornale. La scenografia, realizzata da Salvo Pappalardo, interviene nella narrazione soprattutto attraverso le luci, che cambiano colore a seconda di ciò che si racconta sul palco, se la storia delle marionette o le vicende personali del nonno di Turi… Questo gioco di luci raggiunge il suo maggior effetto quando Savi rappresenta il teatro delle ombre con i pupi siciliani, le cui ombre si stagliano contro un telo bianco posto in mezzo alla scena; una scena semplice, buia, costituita in gran parte da quinte nere, dove la fisicità incisiva dell’autore è messa in risalto dal sorprendente trucco di Cinzia Maffei, che trasforma il quarantenne Savi in un anziano signore con giacca e cravatta.

La musica che apre lo spettacolo è “rapsodia di una marionetta” scritta dallo stesso Savi. L’attore entra in scena suonando questo brano con un violino a cui è attaccata una marionetta che riproduce esattamente i suoi stessi movimenti: marionetta e attore si fondono, diventano un unico elemento sulla scena, uno è l’ombra dell’altro. Questa è la magia delle marionette, la chiave per risalire fino alle loro origini e il perché l’uomo da sempre ha questa necessità di trasmettere la vita tramite un fantoccio che, come dice lo stesso Savi Manna durante lo spettacolo, deriva dal desiderio di ingannare o esorcizzare la paura della morte.

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