Un’originale Virginia Woolf nel teatro di figura [Maddalena Colombo]

E scrisse O come Orlando….

Un adattamento e una riscrittura di Rocco D’Onghia per il teatro di figura ispirata al romanzo “l’Orlando “ di Virginia Woolf , regia di Jolanda Cappi.

Lo spettacolo andato in scena in occasione di If Festival, la rassegna del teatro di figura organizzata al Teatro Verdi di Milano per celebrare i 40 anni di attività del teatro del buratto.

Il teatro di figura è un teatro in cui il nero regna sovrano: attori, oggetti e ambiente interagiscono su un palco buio, su cui volteggiano maschere e marionette. Un teatro fatto di immagini e di suoni, la musica non è una componente secondaria, ma un elemento fondamentale dello spettacolo la quale diventa una chiave personificata per entrare nello spirito della rappresentazione.

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Contrariamente al testo della Woolf pieno di parole che contraddistinguono il suo singolare stile, lo spettacolo al Verdi è privo di parole, pressoché azzerate, le quali non sono le protagoniste ma assumono la funzione di sottotitoli che raccontano le sequenze di immagini che ci appaiono sul palco, esse diventano i soggetti principali. È difficile immaginarci il testo della Woolf in un contesto come questo, non è sicuramente tra i più quotati per il Teatro del Buratto ma nonostante ciò l’adattamento è ben riuscito : l’operazione è quella di raccontare la storia attraverso immagini capaci di catturare l’attenzione di chi osserva, sfruttando le magiche tecniche del teatro di figura.

La storia dell’ Orlando è un’avventura che attraversa i secoli dal Cinquecento al Novecento, con forti suggestioni visive, con trasformazioni dal maschile al femminile, cambiando ruoli e identità pur rimanendo sempre vivo ed eterno. Da ragazzo sognante e protetto alla corte della regina Elisabetta I si trasforma infatti in ambasciatore d’oriente, da giovane innamorato tradito dalla principessa russa Sasha diventerà donna, vivrà con gli zingari, tornerà uomo libertino di notte e donna raffinata intellettuale di giorno, si sposerà e avrà dei figli. Con lunghi sonni a scandire le metamorfosi, fino a trovare l’estasi nella scrittura e nella poesia.

Si generano così sei sequenze visivamente molto affascinanti per uno spettacolo nel complesso sofisticato e suggestivo. All’inizio si rimane un po’ sbalorditi dalla grandiosità,anche se minima,degli effetti che creano l’opera, dagli oggetti che sembrano avere una propria vita animati di nascosto dagli attori, in seguito si rimane sempre più affascinati da quest’arte teatrale differente dagli spettacoli tradizionali che lascia gli spettatori sedotti ma confusi.

 

Ogni sequenza è composta da attori mascherati che attraverso dei movimenti meccanici si integrano perfettamente con le marionette tipiche del teatro di figura, creano un gioco teatrale magico grazie all’utilizzo di altri effetti:si vedono comparire dal nulla oggetti come specchi, libri e pagine bianche, i quali prendono vita e interagiscono con gli attori come in una favola.

Il risultato è uno spettacolo suggestivo che può non piacere a tutti per la difficoltà a capire le scene per il limitato dialogo, per alcune delle scelte e dei tagli operati al testo originale, che ne esce ridotto e modificato. Ma allo stesso tempo è unico, ricco di oggetti incantevoli e costumi appariscenti e vitali, lascia lo spettatore stupefatto, incantato come se fosse tornato bambino, catturato dalle immagini che fluttuano nella scena. Al termine dello spettacolo si ha la sensazione di essere stati portati in un altro posto, come se fosse un sogno.

La musica e le luci giocano un ruolo di grande importanza sono un tutt’uno con lo spettacolo e con l’attore che si muove attraverso la musica. La musica ha profondamente condizionato la messinscena, è parte integrante della storia, a volte serve più delle parole per raccontare ciò che accade sul palco. Le musiche originali composte da Roberto Andreoni sono un personaggio a sé che agisce da co-protagonista, che entra in scena e dice le sue battute.

È un’opera originale con una sua vita in cui immagini, luci , suoni , danza e parole si fondono in un mondo proprio simbolico.

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