Tutto per fama(e) [Francesca Paganini]

Il sipario è già aperto, il pubblico è già pubblico e il regista sul palco è il tramite tra la finzione teatrale e la realtà. Teatro povero e scena povera, cosa c’è di meglio per mettere rappresentare Miseria e nobiltà? Lo scarico di uno sciacquone un tavolo e poco altro sul palco del Teatro Sala Fontana per mostrare la faccia popolare di Napoli, in quella che è una finzione, sì, ma fino a un certo punto. Senz’altro questa commedia resa celebre da Totò nella pellicola del 1954 di Mario Mattoli, è ancora molto attuale, nonostante sia stata scritta sul finire dell’800 da Eduardo Scarpetta. Fashion blogger, chef stellati e, perché no, ciascuno di noi non è risparmiato dalla sagacia del drammaturgo napoletano che sì, ci aveva visto lungo. Grazie a questo spettacolo possiamo riconoscerci in dei miseri Faust che al posto di vendere l’anima per il sapere la cedono per della pastasciutta. Così le famiglie di Felice e Pasquale si fingono una nobile casata per mangiarsi un bel piatto di spaghetti. Il palcoscenico è calcato con voracità che trasmette appetito anche al pubblico dalla compagnia Elsinor, guidata quasi come se fosse una prova aperta dai rimbecchi del regista Michele Sinisi, il quale con fare cinematografico dirige gli stacchi delle scene come se fossero dei “ciak” tramite l’uso ingegnoso di una scatola luminosa che dà la “corrente” alle scene. L’inizio prende un po’ di contropiede il pubblico, che deve destreggiarsi tra un marasma di dialetti più che altro meridionali. Nel testo originale il dialetto che fa da padrone è il napoletano, ma in questa regia si mescola con il pugliese, e viene contaminato da qualche accento romagnolo e un personaggio (Luisella) milanese. Gli irresistibili Ciro Masella e Gianni d’Addario si calano perfettamente nei panni di Sciosciammocca e di Pasquale riuscendo a scostarsi dal testo senza tradirlo, ma piuttosto puntando sul lato “pop” della commedia. Quando si tratta di scrivere la nota lettera è quasi il pubblico a dettarla. La famosa scena degli spaghetti è resa da Federico Biancalani come una doccia di spaghetti giganti alla Oldenburg tra cui i personaggi si rotolano come in un sogno, quello della fame. Una nota di merito particolare va a Gianluca delle Fontane, che dà vita ad Eugenio e a suo padre, alias Don Bebè. Nella sequenza dello Smascheramento di Don Bebè si dimostra davvero abile nell’alternare i due personaggi con un ritmo serratissimo, una perfetta trovata scenica.

Le scene di Federico Biancalani riescono con semplicità e con la preziosa fantasia del pubblico a far immedesimare il pubblico nei membri delle due famiglie povere. I costumi da “nobili” adottati come travestimento dalle famiglie puntano tutto sull’effetto trash e raffazzonato di paillette, abiti stereotipati, costumi carnevaleschi, restituendo tutto l’aspetto grottesco e satirico della vicenda.

L’idea di Sinisi non è solamente meta-teatrale, quasi pirandelliana dell’attore “misero” che sul palco è anche nobile, ma solo per dilettare il pubblico. Forse quello che emerge di più è che anche noi, pubblico, ogni giorno indossiamo la nostra vestaglia di paillette dorate per mostrarci un po’ di ciò che siamo e non sempre per molto più di un piatto di spaghetti. Sinisi punta sulla conoscenza popolare del testo per stravolgerla e così la messa in scena guadagna il suo valore acquisendo una propria personalità. Il lavoro di Sinisi si è dimostrato anche in altre occasioni rivolto a far riconoscere al pubblico quanto in realtà la cultura dello spettacolo sia annidata nel sapere popolare, anche grazie al cinema che talvolta consente di conoscere meglio anche il teatro. Così ci ricorda le radici che in questo caso sì, nobilitano la nostra povertà di sapere.

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Miseria e nobiltà

dal testo di Eduardo Scarpetta

scritto da Michele Sinisi con Francesco M. Asselta

con (in ordine alfabetico)

Diletta Acquaviva, Stefano Braschi, Gianni D’addario, Gianluca delle Fontane,

Giulia Eugeni, Francesca Gabucci, Ciro Masella, Stefania Medri, Giuditta Mingucci, Donato Paternoster, Michele Sinisi

regia Michele Sinisi

aiuto regia Domenico Ingenito, Roberta Rosignoli

scene Federico Biancalani

costumi GdF studio

aiuto costumista Arman Avetikyan

 

dal 17 al 19 gennaio

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Francesca Paganini

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