Chiamami Achab [Saulle Ronchi]

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Corrado D’Elia torna sul palcoscenico del Teatro Litta con un classico dei classici: Moby Dick.

Non si tratta di una reinterpretazione del romanzo di Herman Melville e nemmeno di una classica messa in scena della storia. D’Elia, seduto in mezzo al palcoscenico, incoronato da cannocchiali nautici volteggianti, diventa narratore e attore, impersonando il cacciatore di balene Achab. Con voce potente narra  l’inseguimento della grande Moby Dick a bordo della baleniera Pequod e della sua triste ma epica caccia che lo porterà alla morte.

Per il pubblico questa è l’opportunità di poter ascoltare una delle migliori storie mai scritte, narrata in prima persona dal protagonista in modo epico e coinvolgente, come una di quelle antiche leggende che si tramandavano oralmente.

Achab, sconfitto già una volta dalla grande balena bianca che lo ha mutilato a una gamba, decide di rimettersi in gioco e di ripartire per darle la caccia. Studia nuove rotte, non si ferma davanti a nulla, tanto che il suo stesso equipaggio fa fatica a seguirlo e a comprendere il suo odio smisurato verso Moby Dick. Non si tratta di una semplice vendetta personale, come quelle che siamo soliti vedere nei film, bensì di un disegno più ampio: egli agisce nel nome dell’uomo, che nella sua inferiorità ha il desiderio di conoscere ciò che è più grande di lui e la voglia di distruggerlo per potersi posizionare in cima alla grande piramide gerarchica della natura.

“…Dio vuole tenersi le stelle tutte per sé!” urla Achab (D’Elia) con voce rauca.

Il capitano avanza verso la balena, come un pazzo ubriaco corre sulla strada a 200 chilometri orari, verso un capitolo finale che può terminare solo con vittoria o morte. Qual è la motivazione che spinge l’uomo a questa corsa sublime? La voglia di apprendere le verità dei misteri della vita o semplice istinto di autodistruzione? Molto probabilmente entrambi poiché, come ci ricorda D’Elia, Achab e Moby Dick sono la stessa cosa, e colui che non teme nessun Dio o creatura mostruosa corre verso la morte per desiderio di supremazia. Così la storia si conclude con la distruzione della nave e la morte del capitano, trascinato negli abissi dal suo nemico ma anche alter ego.

Accompagnato da una musica imponente, D’Elia ci ricorda quanto la storia di Moby Dick sia stata importante per tutto il Novecento, nonostante la tematica romantica uomo/natura sia figlia del secolo precedente. E quanto sia importante ancora oggi. Ognuno di noi ha la possibilità di sentirsi un vecchio capitano alla ricerca di quello che più ci spaventa: ciò che non conosciamo.

Lo spettacolo proposto dalla fondazione Manifatture Teatrali Milanesi è visibile dal 5 al 17 Giugno al Teatro Litta.

IO, MOBY DICK

LIBERAMENTE ISPIRATO A “MOBY DICK” DI HERMAN MELVILLE – PROGETTO E REGIA CORRADO D’ELIA – CON CORRADO D’ELIA – ASSISTENTE ALLA REGIA FEDERICA D’ANGELO – IDEAZIONE SCENICA E GRAFICA CHIARA SALVUCCI – LUCI MARCO MEOLA – AUDIO GABRIELE COPES – FOTO DI SCENA ANGELO REDAELLI –
COLLABORAZIONE ALLE RICERCHE BIBLIOGRAFICHE ALESSANDRO SGAMMA – PRODUZIONE COMPAGNIA  CORRADO D’ELIA

La scheda dello spettacolo.

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