Violenza e autocrazia per un Lear ex-novo. Abbattere muri o edificarne di nuovi? [Gabriele Bavera]

“Quando sarò morto la mia gente vivrà dietro questo muro. Sarete anche governati da buffoni, ma vivrete in pace. Il mio muro vi renderà liberi.”

BOND E., Lear, Minimum Fax, Roma, 2015, in I,i,pag.38.

   Mentre le parole di Edward Bond vivono in scena, trentacinque personaggi si raccontano grazie all’abilità di otto attori (Elio De Capitani, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Alice Palazzi, Pilar Perez Aspa, Diego Sepe e Francesco Villano). La scenografia – nata dalla collaborazione di Luca Brinchi, Fabiana di Marco e Daniele Spanò – è composta da strutture fisse in tubi d’acciaio velati con teli bianchi. Porte, persiane e ante di finestre sono fissate a questi pseudo-palazzi rendendola maggiormente familiare e domestica. In ultimo, ma non meno significativo, l’importanza di luci e musiche – rispettivamente Luigi Biondi, Alessandro Ferroni e Umberto Fiore – che hanno consentito una completa immersione psicologica-emotiva dello spettacolo.

lear_fotosvevabellucci2.jpg

   Una scena, quindi, in cui un luogo – quello del palcoscenico – è capace di diventare tutti i luoghi – quelli della vita. Questo spettacolo presenta agli ospiti dell’Elfo una rivisitazione del più noto Re Lear shakespeariano. Bond riscrive e re-interpreta la figura del monarca in maniera del tutto originale. Nello specifico ci vede un vecchio accecato dalla sete di potere intenzionato a intraprendere un doloroso viaggio di auto-rivelazione. La premessa è semplice, meno ovvio è l’esito: Lear, paranoide autocratico, decide di costruire un muro per mantenere fuori improbabili nemici. Le sue figlie – Bodice e Fontanelle – si ribellano a lui causando una guerra sanguinosa. Cordelia, la più giovane, diverrà a sua volta una figura dittatoriale politicamente opposta alle sorelle. La sete di potere rende Lear moralmente cieco per buona parte dello spettacolo. Per una serie di eventi verrà catturato e tenuto prigioniero dalle stesse figlie. È qui che, nel momento più forte dello spettacolo, verrà torturato e accecato. Solo ora è possibile per il pubblico capire l’intenzione di Bond. Privato della vista Lear è in grado di “vedere” la realtà e di “capire” se stesso. La cecità é uno stratagemma teatrale noto, si pensi ad Edipo. In questo Lear il drammaturgo ci mostra come la violenza possa nascere da un desiderio di protezione. “Proteggersi” dall’esterno diventa presto un “combattere” l’interno. Noi tutti edifichiamo muri, visibili o immaginari che siano. Pensiamo di vivere liberi dalla violenza ma non ci rendiamo conto che siamo confinati dall’oppressione.

   A tal proposito Barriere (2016) , film diretto e interpretato da Denzel Washington, è un più che rilevante esempio di queste dinamiche. Questa pellicola nasce come adattamento cinematografico dell’opera teatrale Fences, scritta da August Wilson nel 1983. Nessuna vita limitata ha mai conosciuto vera libertà. Non c’è bisogno di guardare lontano quando si parla di ergere muri o di delineare confini. Nello specifico si pensi a Dogville, tra i più noti film di Lars von Trier. Un altro chiaro esempio di “confine rimarcato”.

   Stando alle parole di David Tuaillon, Bond ci racconta “l’inferno dei nostri tempi”. Egli è consapevole e come tale utilizza la macchina del teatro come luogo educativo. Edifica una drammaturgia nella quale violenza, oppressione e restrizione sono all’ordine del giorno.

“Gli spettatori devono limitarsi ad osservare”, sostiene Bond, poiché “il teatro racconta in modo semplice problemi complessi”. C’è tanto di contorto e difficile nella vita, ma non in teatro. Infatti “gli spettatori in sala devono capire perfettamente cosa gli viene mostrato”.

BOND E, Edward Bond: la parola al drammaturgo. Conversazioni con David Tuaillon Sillabe, 2015, in Conversazioni con Edward Bond di David Tuaillon, pag.8-10.

   Questo è Lear: una coinvolgente e attualissima riflessione sulla violenza politica e sociale. È così che le necessità di un drammaturgo diventano le possibilità per un Teatro. Inscenare uno spettacolo che mostri e dichiari la presenza di “muri stretti” o di “confini rimarcati” vuol dire parlare della contemporaneità. In altre parole, vuol dire che il Teatro – oggi 2017 – ha ancora spazio e capacità di far sentire la propria opinione. Dal 19 aprile Lear di Edward Bond, con Elio De Capitani e regia di Lisa Ferlazzo Natoli, rimarrà in scena fino il 7 maggio 2017. Questo spettacolo è nato grazie all’impegno del Teatro di Roma, il Teatro dell’Elfo e Lacasadargilla.

San Martino del Carso

Valloncello dell’albero isolato il 27 agosto 1916

 

Di queste case

non è rimasto

che qualche

brandello di muro

 

Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto

 

Ma nel cuore

nessuna croce manca

è il mio cuore

il paese più straziato.

 

G. Ungaretti

Ulteriori informazioni:

  • Trailer Lear, di Edward Bond al Teatro dell’Elfo – clicca qui.
  • Intervista dell’1.04.2017 a Elio De Capitani, Rai News 24 – clicca qui.
  • BOND E., Lear, Minimum Fax, Roma, 2015 – clicca qui.
  • BOND E, Edward Bond: la parola al drammaturgo. Conversazioni con David Tuaillon Sillabe, 2015 – clicca qui.
  • Il testamento di oggi, radiodramma completo di Edward Bond con Elio De Capitani – clicca qui.
  • Trailer di Ran, di Akira Kurosawa, film del 1985 ispirato dal Re Lear di Shakespeare. Clicca qui.
  • Informazioni sul progetto Lear: dilatazioni e linee di confine. Clicca qui.
  • Informazioni sull’esposizione Wall on Wall. Clicca qui.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...