Ritorno alla vita [Viviana Martin]

“Chissà com’è essere malati? Malati di tumore? Un giorno me lo chiesi. E poi… Quando i medici mi dissero che avevo pochi mesi di vita, iniziai a pensare a cosa dire ai miei amici, alle persone a me care, per un degno saluto. Poi decisi che era meglio alzarsi dal letto, era meglio stare meglio, era meglio vivere no? E… ad ogni modo, ora, dopo molto più che pochi mesi, sono qui. In piedi, con una storia da raccontare.”

Chiara Stoppa

Un palco spoglio, al centro un piccolo tavolino bianco, intorno il buio. Pochi gli elementi in scena, pochi i cambi di luce, compensati dalla forza e dall’energia di Chiara che racconta senza mezzi termini la sua storia, quella di una ragazza come tante che all’età di 25 anni scopre inaspettatamente la malattia, e che si trova obbligata a confrontarsi con essa e a dover accettare tutti i cambiamenti che la vita le propone.

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Uno spettacolo diretto, fatto di parole semplici, emozioni forti e a tratti quasi comico. Questo è Il ritratto della salute. Un breve monologo, che il 23 e il 24 febbraio, è stato messo in scena al Teatro Alta Luce di Milano. La regia è quasi accennata, come gli effetti sonori. L’abbigliamento semplice e quotidiano mette ancora una volta in luce l’aspetto principale dello spettacolo: il racconto di una storia personale che, allo stesso tempo, potrebbe appartenere a chiunque. Scritto e interpretato da Chiara Stoppa con l’aiuto di Mattia Fabris che ne cura anche la regia e prodotto dall’ATIR Teatro Ringhiera.

L’Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca (ATIR), fondata nel maggio 1996, nasce con l’intento di creare un teatro diretto, semplice e privo di retorica; un teatro reale e popolare che sia di qualità e che rispecchi una possibile visione del presente, con l’intento di attirare a se diverse categorie di pubblico.

“si dimentica per un attimo la realtà e si ride”

Franca Valeri

Il pubblico in un rispettoso silenzio ascolta questo breve ed intenso racconto di vita, non mancano però i colpi di scena dove sorridere diventa inevitabile. Chiara Stoppa affronta questo argomento in un modo estremamente ironico, a tratti emozionante e senza cadere nel banale tentativo di commuovere il pubblico. E’ possibile quindi ridere quando si parla di una malattia indigesta come il cancro? Questo è uno dei Tabù che l’attrice vuole rompere dimostrando la forza di chi non vuole lasciar prevalere la malattia, di chi capisce che l’unico modo per combatterla è comprenderla fino in fondo e avere il coraggio di prendere le proprie decisioni, senza lasciarsi trasportare dagli avvenimenti e dalle volontà altrui.

Il trailer dello spettacolo

“Vorrei prendervi per mano. Raccontarmi e raccontarvi.
Vorrei farvi ridere. Anche nel pianto.
Perchè mi dissero che quando mi fossi ritrovata a ridere della malattia, allora, solo allora sarei stata sulla strada giusta per la guarigione.
Lo ricordo, quel giorno, nel letto, iniziai a ridere perchè stavo per morire.
E risi così tanto che quando finii le lacrime stavo meglio.
E allora potei riniziare. A vivere.”

Chiara Stoppa

[Viviana Martin]

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