Il grigio carnevale di Goldoni [Giulia Garnieri]

Questa, Lettor carissimo, che or ti presento, è una Commedia veneziana, venezianissima, che forse felicemente non sarà intesa da chi del costume nostro e della nostra lingua non sia informato.

(Carlo Goldoni, Le donne gelose)

Al Piccolo Teatro studio Melato è andata in scena, per la seconda stagione consecutiva, Le donne gelose di Carlo Goldoni per la regia di Giorgio Sangati, che riceve in “eredità” l’opera mai finita del maestro Luca Ronconi. Si tratta della prima commedia scritta da Goldoni in veneziano, tant’è che nella sua introduzione l’autore afferma che sarà probabilmente difficile per chi giunge da altre città comprendere il dialetto utilizzato. Sangati, nonostante ciò, mantiene il copione in lingua originale e adotta l’escamotage dei sottotitoli in italiano per risolvere il problema, i quali, man mano che l’orecchio dello spettatore si abitua alla lingua, diventano superflui.

Siora Lugrezia
Sandra Toffolatti nel ruolo di Siora Lugrezia

Siora Lugrezia, interpretata magistralmente da Sandra Toffolatti, è la vedova scaltra al centro di un grande intreccio di fraintendimenti e malelingue. La donna, infatti, è solita concedere somme di denaro al signor Tadero, amante del gioco d’azzardo, e giocare i numeri del lotto con il signor Boldo. Le mogli dei due uomini, però, ignorano la realtà dei fatti e temono che la donna sia riuscita a sedurli. A questi si aggiunge anche il giovane Baseggio, amante ora di Orsetta, ma prima di Chiaretta, aumentando l’invidia delle donne nei confronti della vedova. L’Invidia, o gelosia che dir si voglia, è quindi assieme alle sue conseguenze, il filo conduttore di tutta l’opera.

La vicenda si svolge sulla fine del carnevale tra le calli di Venezia che sono estremamente sintetizzate nella scenografia di Marco Rossi. La pianta circolare del Teatro Studio permette di creare due luoghi distinti per l’azione, uno sul palco, l’altro in mezzo alla platea. Sul palcoscenico troviamo rappresentate le case di Venezia: sono di color nero e ridotte a linee semplicissime, ai loro piedi nascono delle passerelle strette, sotto di cui stagna l’acqua della laguna. Le passerelle sono volutamente di dimensioni “scomode” agli attori per rendere così più credibile la fatica e l’attenzione necessarie per percorrerle evitando di cadere. Venezia è come un labirinto entro la quale tutti i personaggi si rincorrono e fuggono al tempo stesso, sono prede e predatori, vittime delle proprie scelte sbagliate. Tra la platea, invece, si trova la zona adibita alla rappresentazione degli interni che possiamo intuire tramite l’utilizzo di cassoni, panche e tavolini, ci ritroviamo quindi in un attimo al Ridotto di San Moisè o nella casa di siora Lugrezia.

Ritroviamo questo desiderio di semplicità e sintesi anche nei costumi ad opera di Gianluca Sbicca, che sono a tinta unita e privati degli esosi pizzi e merletti tipici del Settecento. Ogni personaggio, inoltre, è caratterizzato da un colore, che via via verso i piedi tende a sbiadirsi, come a simulare il contatto con l’acqua. Persino Arlecchino, che solitamente è un tripudio di sfumature, ha le toppe grige, molto rovinate e sgualcite.

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Fausto Cabra nel ruolo di Arlecchino

L’Arlecchino delle Donne gelose è proprio come il suo costume, sbiadito e rovinato, ha perso la sua astuzia diventando impacciato e malinconico, fa quasi pena per come tenta di sopravvivere a questo mondo, anche a costo di umiliarsi. In lui possiamo vedere l’unico ancora in grado di sognare e agire secondo il suo cuore, ma, proprio come avviene nella cruda realtà, le azioni di Arlecchino sono spesso inutili o fraintese, facendogli pagare oltre che il danno, la beffa. Insieme a lui tramonta anche questa società, sintesi estrema del mondo e della commedia.

La Venezia narrata da Goldoni è spenta, abitata da una bassa borghesia intrisa di ipocrisia, ognuno mira al proprio interesse ed è disposto a tutto in nome di fama e denaro, persino le relazioni amorose sono fini al guadagno e senza alcun sentimento, specchio di una società in crisi sia dal punto di vista economico che morale. Il carnevale, festa tipica della città, non è visto come motivo di allegria, ma diventa piuttosto un pretesto per nascondersi dietro alle maschere e spiare gli altri dietro all’anonimato, alimentando sotterfugi, bugie e gelosie.

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Gli attori in scena

Potremmo, infine, sintetizzare la commedia nelle parole del regista: “Nessuno lavora, ma le energie si sprecano, tutti si affannano, si inseguono, si consumano, senza trovare una via d’uscita, come in un labirinto in cui si gira a vuoto e si ritorna sempre al punto di partenza”. Sangati reinterpreta questa commedia in maniera singolare, sapendola rendere attuale e fruibile senza toglierne il carattere originale e “venezianissimo”. Grazie anche al talento degli attori e una scenografia ad hoc, si può ben comprendere come mai sia andata in scena per due stagioni consecutive, e chissà che non sia possibile goderne anche per un’altra ancora…!

Giulia Garnieri

INFORMAZIONI :

 Le donne gelose
di Carlo Goldoni
regia
 Giorgio Sangati
scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Claudio De Pace
trucco e acconciature Aldo Signoretti
con (in ordine alfabetico) Fausto Cabra, Leonardo De Colle, Federica Fabiani, Elisa Fedrizzi, Ruggero Franceschini, Sara Lazzaro, Sergio Leone, David Meden, Daniele Molino, Nicolò Parodi, Valentina Picello, Marta Richeldi, Sandra Toffolatti
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

 

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