“Noi, quale noi? Dell’impossibile io, dell’impossbile noi…” [Maria Lisignoli]

MDLSX di Motus

Secondo appuntamento a Milano con MDLSX di Motus. Alla vigilia del Pride milanese, Silvia Calderoni, artista ed unica interprete dello spettacolo, si è esibita al Teatro Elfo Puccini di Milano.

Ci troviamo nella Sala Fassbinder della sede, luci spente, dei led illuminano un tavolo su cui si trovano numerose apparecchiature: microfoni, luci, webcam, dj controller. Sul fondale, nei limiti di un oblò/specchio, vengono proiettate le memorie del vissuto dell’artista. Lo spettacolo si apre infatti con un video di infanzia di Silvia, una bambina al contempo impaurita e determinata che guarda fisso la telecamera e canta “c’era un ragazzo, che come me, amava i Beatles e i Rolling Stones…”.


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Entra allora in scena Silvia adulta, che, più consapevole di allora, si presenta al pubblico in una danza liberatoria. Sopra le note di Despair degli Yeah Yeah Yehas, salta, si spoglia, inizia a mettere a nudo corpo ed anima. Le sue forme suscitano subito curiosità. Il suo corpo, asciutto eppure muscoloso è schermo di un’ambiguità di genere. Qualcosa dentro di noi vuole chiarire, conoscere, connotare, capire quell’artista che con così tanta naturalezza ed esuberanza si offre e si fa guardare.

MDLSX è una creatura che si muove nei confini del contesto “spettacolo” o “performance”, per mutare qualcosa nel profondo. Genera un movimento viscerale, capace di destare l’essere vivo celato nelle intimità del corpo, quell’essere esuberante che ride della necessità di definirsi in una identità sociale e sessuale tipicamente attribuita da quello che MDLSX stesso chiama “sistema eterocentrico naturalizzato”.

Lo spettacolo viene presentato dai Motus come “un ordigno sonoro”, un potenziale esplosivo quindi, che si compone di immagini, testi politici-culturali (da Paul B. Preciado, Donna Haraway, riferimenti a Judith Butler), effetti luce Led, una playlist-memoria degli anni adolescenziali dell’attrice (anni Ottanta-Novanta), quindi brani degli Air, dei Vampire Weekend, The Knife, Talking Heads, Rem… video autobiografici di Silvia e sopratutto il romanzo Middlesex di Jeffrey Eugenides (Premio Pulitzer nel 2003) in cui l’interprete si rispecchia. Così, Silvia ci trasporta nel suo universo frammentario raccontando la storia di Cal (abbreviativo di Calliope Stephanides, protagonista del romanzo, ma anche del suo cognome) e manifestando quelle tensioni fisiche ed interiori che vede coinvolte tanto le cause trans / gender quanto un’intera società spesso castrata della propria libera espressione.

É forse questa la chiave della drammaturgia (frutto della collaborazione tra Silvia e Daniela Nicolò): un conflitto tra l’interioritá e l’esterioritá. L’affannosa ricerca di avere una visione chiara e circoscritta di sé, un punto di partenza sicuro per potersi poi presentare all’altro (emblematica la scena in cui Cal, ricerca quel termine medico che la riguarda, “ipospadia”, nome che le appartiene e definisce, ma che il vocabolario lega drammaticamente ad un’altra parola: “mostro”). Quindi, l’impossibilità di essere autentici in una dimensione che trova le sue sicurezze nelle definizioni, nelle etichette sociali, nelle necessità identitarie.

Soluzione: la fuga. Quando Cal viene invitata a seguire delle cure mediche che la porterebbero a “passare davvero per donna” al cospetto di sacrificare il piacere sessuale e un’esistenza felice, questa scapperà, abbandonando il sistema già conosciuto per scoprire altre parti di sé.

Durante tutta la durata dello spettacolo (di circa un’ora e venti minuti) l’artista condivide diversi pezzi della propria immagine: racconta il suo corpo in dettagli e ingrandimenti con la proiezione in diretta webcam, la sua voce attraverso un microfono che ne deforma il suono, la sua memoria attraverso le proiezioni video. Così i Motus si relazionano con un pubblico oggi ben consapevole del ruolo determinante che gli  apparecchi elettronici hanno nella quotidiana esplorazione del corpo e del sé. Sappiamo bene che tutti questi “prolungamenti meccanici” sono strumenti con cui l’uomo perfeziona i propri organi e i propri sensi.

Come scrive David Bate ne Il primo libro di fotografia:

la fotografia, quando si unisce ad altri strumenti, per esempio il microscopio e il telescopio, estende la capacita umana di vedere (…) diventa un congegno che si aggiunge alla memoria delle cose che l’uomo a occhio nudo non può vedere.

E’ questo “vedere oltre” che MDLSX auspica. Una esplorazione del corpo tanto intima e riavvicinata da scardinare attraverso la formula dello scandalo la consueta definizione di “io”. Nel suo viaggio e nel piacere Cal trova parti di sé nei testi delle canzoni, nelle nuove esperienze, si riconosce nei fiori e nelle piante. Si accorge che quello che aveva sempre cercato, la sua identità, sfugge i confini del corpo, sfugge il mondo interiore, si trova anche all’esterno. L’ “io” in precedenza tanto difeso si cela adesso nell’ “infinito noi”. Le luci si accendono sugli spettatori. Osservatore e osservato sono la stessa cosa, nello stesso luogo, nello stesso momento.


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“vorrei tenere assieme tutti abbastanza a lungo da disarmare lo Stato


E’ questa la scena in cui la protagonista racconta di trovare finalmente il coraggio, durante un’ esibizione in una sorta di Night-Club, di aprire gli occhi e vedere i suoi clienti in faccia. Qui, veste da sirena, immagine prima dell’essere androgino.

I simbolismi della scenografia hanno un potere quasi magico sulla riuscita dello spettacolo. Questi confini geometrici, in cui l’attrice opera, guidano e contengono lo slancio della libertà di divenire scaturiti dalla bravura della Calderoni. Inevitabile interrogarsi sul significato del triangolo che i Motus ripetono al centro della sala, ma anche nei volantini e manifesti.

Ricordando le parole di Alessandro Saggioro, ne La simbologia del vestire:

“Il simbolo rimanda a qualcosa di altro, che é altrove e che completa il significato di un oggetto materiale, di per sé insufficiente o incompleto.”

Ci viene allora da pensare che c’é molto altro da scoprire in quello che i Motus offrono con MDLSX. Forse un significato altro che riconduce a un cambiamento sociale e individuale tanto profondo da sembrare allo stesso tempo necessario e impossibile.

Eppure inevitabile.

Maria Lisignoli


 Informazioni:

MDLSX     |     Motus

  • regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
  • drammaturgia Daniela Nicolò e Silvia Calderoni
  • con Silvia Calderoni
  • suoni Enrico Casagrande in collaborazione con Paolo Panella e Damiano Bagli
  • luci e video Alessio Spirli
  • produzione Motus 2015
  • in Collaborazione con La Villette – Résidence D’artistes 2015 Parigi
  • con il sostegno di Mibact, Regione Emilia Romagna

Create To Connect (Eu Project) Bunker/ Mladi Levi Festival Lubiana, Santarcangelo 2015 Festival Internazionale del Teatro in Piazza, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, Marche Teatro

Durata • 80 min


 Ulteriori informazioni:

• pagina ufficiale Motus

• sull’esibizione presso Teatro Elfo Puccini

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