C’è un giorno più felice? [Marta Macchi]

…Un film che ha strappato le lacrime di tanti, dai miei occhi nessuna lacrima.

E’ stato nelle sale giusto tre giorni, il 22, 23 e 24 maggio, il nuovo film di Walter Weltroni distribuito da Nexo Digital.

Più che un film, Indizi di felicità è un documentario che ruota attorno ad un tema chiaro, la questione della felicità.

Un concetto alto e difficile a cui il regista è riuscito a dare un senso attraverso la frammentazione.

Frammenti di vite che si raccontano nel quotidiano, in una quotidianità fatta di tutto e di niente, la nostra quotidianità.

Le interviste a persone diverse, non solo per esperienze ma anche per la loro età, dimostrano che la felicità non ha tempo, è un diritto che comincia dalla nascita e continua fino alla morte.

Indizi di felicità si apre con un momento di assoluta leggerezza e positività per poi piombare, nella prima parte del film, nella tragedia assoluta che annulla la felicità.

Il ragazzo in giacca e cravatta della metropolitana che porta un’inattesa felicità agli umani dallo sguardo basso, assorto o forse indifferente, il ragazzo porta la sua voce, vuole condividere una giornata che comincia, quasi a ringraziare l’inizio di una giornata indipendentemente da come sarà. E’ questo forse l’indizio di felicità.

Segue una carrellata di video-tragedie: l’attentato alle Twin Towers dalla guerra in Medio Oriente alla guerra in Occidente con traversate di migranti e morti in riva alle spiagge.

Troppo forte per un pubblico abituato giornalmente a tali scene ma incapace di sopportarle tutte insieme, chi piangeva, chi rifiutava di guardare, chi non tratteneva il commento. Io ero li: due i film, Indizi di felicità, e il film nella sala.

Uno scenario, questo, un palcoscenico senza spazio e senza tempo. La vita.

Balconata Fila 2 Posto 30/sx, inizia lo spettacolo, ascolto e guardo.

Attraverso un semplice contatto diretto, la tecnica dell’intervista – superano la ventina – il Veltroni intercetta indizi di felicità.

Sono scatole teatrali, scatole che fluttuano, senza spazio e senza tempo le interviste, si rincorrono, si respingono, si accartocciano, si stringono.

Lo spettacolo è finito, esco, mi incammino, due gradini, c’è l’alzheimer nella nonna, la mia casa, mi intervisto, la felicità, un frammento.

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