La camminata umana [Marta Macchi]

“Nel mezzo del cammin di nostra vita Ma tu perché ritorni a tanta noia?
mi ritrovai per una selva oscura, perché non sali il dilettoso monte
ché la diritta via era smarrita ch’è principio e cagion di tutta gioia?”

                          “Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore”

        DANTE ALIGHIERI, Divina Commedia, Inferno, Canto I  v. 1-3/76-78/85

Le parole di Dante hanno dato voce ai ragazzi “interrotti” della Compagnia Teatrale della Comunità San Patrignano che insieme ai componenti di SanPa Group – band nata nell’ambito del laboratorio di musica del Polo Artistico della Comunità di San Patrignano – hanno realizzato, guidati dalla regia di Pascal La Delfa, una pièce per Coro e Soli ispirata dalla Divina Commedia Dante Inferno 2.0.
Il debutto, in data unica, al Piccolo Teatro di Milano è stato il 28 settembre 2017 ore 19:30.
La sala è buia, la scena è scarna, pochi elementi funzionali richiamano un ambiente di strada scenograficamente realizzato per mezzo di aste di bambù piantate in barattoli di latta che insieme a barre luminose a terra, delineano il perimetro di una “gabbia” che separa gli attori-dannati dal pubblico.
A chiudere la zona scenica ci sono i musicisti, anch’essi dannati, del SanPa Group che accompagnano con le musiche di Nicola Rosti il cammino negli inferi.
Coro e Soli, modalità di fare teatro che caratterizza la compagnia, consegna al pubblico una conversazione sull’inferno “vissuto” di ogni singolo attore-dannato in un moto circolare che segna la camminata umana attraverso gli inferi volta ad un’inclusione nella società, a un futuro. 
I dannati ci urlano del (loro) viaggio dalla selva oscura ai meandri degli inferi.
Sono inferni di solitudine, grida interiori che vogliono l’ascolto quelle dei ragazzi di San Patrignano che calcano il palcoscenico nei panni di loro stessi attraverso un’arco temporale di linguaggi interculturali, dal linguaggio dantesco alle innumerevoli lingue da loro conosciute, parole dette in italiano, ripetute in tedesco, inglese, termini gridati nel dialetto conosciuto.
L’inferno è tra noi, l’inferno siamo noi, è l’universalità del linguaggio, è l’universalità del dolore.
Acheronte, gli accidiosi, i ladri, gli ipocriti, la passione di Paolo e Francesca: è “teatralizzazione”, un dare conoscenza e coscienza della vita dei ragazzi di San Patrignano attraverso il media dantesco.
E’ un caos circolare di corpi che ruotano attorno ad un pulpito di barili di petrolio vuoti (situati nel cerchio) da cui il singolo grida cercando l’incontro dello sguardo fra il pubblico sperando di essere ascoltato e ottenendo però solo risposte da un altro singolo nel basso del girone.
Era richiesto, in questa scena, a mio parere, non tanto la partecipazione dello spettatore quanto il coinvolgimento.

“Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia”

  PASCAL LA DELFA

Una scelta registica efficace questa  di Pascal La Delfa che crea il girone dell’inferno dantesco attraverso il moto del corpo, le grida, le emozioni, i sentimenti, l’anima. Di grande effetto è la gestualità “rozza” e disperata che evidenzia non a metafora ma palesemente la condizione della sofferenza dei dannati per i peccati commessi.

“Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore,
tu se’ solo colui da cu’ io tolsi
lo bello stilo che m’ha fatto onore.

Vedi la bestia per cu’ io mi volsi ;
aiutami da lei, famoso saggio,
ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi”.

Inferno, Canto I v. 85-90

Il Virgilio trecentesco di Dante è la guida, San Patrignano dei ragazzi interrotti è una guida e il cammino è sempre lo stesso, anche tra i novecenteschi montaliani “cocci aguzzi di bottiglia”.
2.0 è una tipica metafora appartenente al mondo virtuale per collocare questo spettacolo in una dimensione di attualità reale fatta di anime e corpi che soli camminano nella loro vita con la possibilità di una “guida”.
Passo dopo passo tra inciampi, cadute, rialzi ci può essere un riconoscere il limite accettando la sfida. Un Riconoscerci.
Il messaggio non ha ambiguità, potrebbe quasi essere ovvio, per me è chiaro, il teatro è sociale, è conoscenza, è lo sguardo avanti.

A tal proposito un ricordo di un altro uso creativo della Divina Commedia: l’interpretazione di Roberto Benigni Tutto Dante (2006-2013), spettacoli diversi, ma l’usare la Divina Commedia è rendere universale il messaggio che l’impulso che spinge a sbagliare è eterno, universale appunto, che i sentimenti sono universali, che il linguaggio di Dante può essere utilizzato a registro aulico della poesia o a registro basso, ordinario.

Questo è “Il miracolo della poesia che eleva il mondano a immateriale, divino”
(da recensione di Roberta Balduzzi per cinemateatro.com)

 Locandina dello spettacolo:

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