Audizione

Ho scoperto un nuovo autobus sotto casa. Succede di continuo a Milano, credi di conoscere una zona, e invece c’è sempre un autobus che ti sfugge, un vicoletto che non ne avevi idea ma attraversandolo guarda dove sbuchi e io per tre mesi ho fatto il giro largo mannaggia. Sono fortunata stavolta, dopo 10 minuti di attesa stretta sotto l’ombra del cartello della fermata, a mo’ di statuina, prendo il mezzo traballante che mi porta vicinissima allo Spazio DiLà. Fiduciosa di riconoscere il posto faccio a meno di controllare il numero civico, e ovviamente lo manco. Tornando sui miei passi mi ferma un giovane dall’aria eccentrica “Stai cercando il teatro? Li riconosco dalla faccia, quelli che lo cercano!”. Già. Mi accompagna dentro il cortile di un condominio e nel frattempo mi spiega che lui è pittore, il suo studio è in quello stabile, poi quando hanno fondato lo spazio nel 2005 hanno affittato queste stanze di là rispetto all’atelier, ecco spiegato il nome, sorride. Attraversiamo ancora un corridoio e un altro cortiletto, poi giù dalle scale entriamo in un piccolo foyer che ha tutto il sapore del circolo Arci. Da dietro una tenda che separa la zona palcoscenico si sentono provenire le voci degli attori che stanno provando.

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Forse per lo sciopero dei mezzi programmato quel giorno siamo un pubblico ristretto, una decina di persone. C’è anche un critico incaricato di recensire gli spettacoli in occasione del festival Milano Off , lo vedo col suo blocchetto e lapis in mano mentre entriamo, e arriva il primo choc: niente buio in scena, gli attori sono già lì, già illuminati dalla luce cruda di una lampadina fluorescente che pende dal soffitto, e che non varierà durante tutto lo spettacolo. Inizio dunque in medias res, ma non solo; veniamo catapultati in una situazione di evidente tensione senza sapere cosa stia succedendo, e per molto tempo non lo capiremo. Siamo illuminati anche noi, e siamo così vicini agli attori che è come se fossimo lì per spiarli. E’ ovvio fin da subito che il contesto è quello di un’intervista dove due candidati sono in lizza per ottenere un lavoro, anche la scenografia essenziale costituita da un tavolo, delle sedie e poco altro è organizzata come se si trattasse di un colloquio. Ma è la natura di questo lavoro il fantasma che ci perseguiterà per tutta la durata del pezzo, anche dopo essere stata finalmente rivelata. Un lavoro per cui bisogna dimenticare la moralità, un lavoro per cui vanno messi da parte gli scrupoli, un lavoro per cui dobbiamo mettere a tacere la nostra coscienza, un lavoro da un sacco di soldi. L’esaminatore è spietato nella ricerca della persona giusta, quasi come se traesse piacere nell’umiliare i due candidati, quasi come se la loro disperazione li rendesse in qualche modo più qualificati. Alla fine solo uno avrà il lavoro.

 

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Dopo lo spettacolo ho la possibilità di scambiare due parole con la compagnia Le Ore Piccole, composta da Chiara Arrigoni, drammaturga e attrice nel ruolo di una candidata, Francesco Toto, regista, Massimo Leone, attore nel ruolo di esaminatore e Andrea Ferrara, nel ruolo di candidato. L’impatto è forte per me, perché questi ragazzi avranno più o meno la mia età, ma soprattutto perché si sono del tutto trasformati: Chiara, la ragazzina timida,  ha un bel piglio deciso, Massimo è tutto tranne che crudele e Andrea ha un fortissimo accento sardo che durante lo spettacolo non è mai trasparito, ma non ho il tempo di complimentarmi perché scappa quasi subito. Francesco mi dice che non è contento della sua performance, ma che secondo lui invece la paura di recitare male che aveva quel giorno gli ha fornito la tensione giusta, che alla fine ha funzionato. E’ una compagnia alle prime armi, ma che con questo spettacolo ha già vinto due riconoscimenti, il Premio  Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2016 (Premio della Giuria Artistica) e il Premio Nazionale delle Arti 2017 per la Migliore Drammaturgia.

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Gli chiedo da dove nasce l’idea per lo spettacolo e Chiara mi spiega che viene da un fatto di cronaca contemporanea che l’ha ispirata a comporre un testo che portasse alla luce i problemi della nostra società.

“Un articolo di giornale racconta di un gioco sessuale atroce che nel Regno Unito coinvolge una casta di ricchi annoiati che scherzano con la propria vita. La notizia passa quasi inosservata, ma Chiara Arrigoni decide di trasformare quell’episodio terribile in un testo teatrale. Un testo che possa raccontare, attraverso la storia di due ragazzi, un po’ di quella disperazione che si annida nella società del benessere e delle disuguaglianze.”

https://milanooff.com/programma/audizione

Partendo da questo spunto ha voluto inserirlo nel contesto del colloquio per ridurlo ad una dimensione più vicina a noi, per facilitarci l’immedesimazione, ma anche per ricordarci che oggi migliaia di giovani nel nostro Paese devono sottoporsi a situazioni spesso degradanti per poter accedere al mondo del lavoro. Emerge in questo contesto un tema di forte rilevanza, cioè come la nostra società prediliga chi è disposto a lasciar da parte gli scrupoli e ad agire silenziando la propria coscienza. Pur senza entrare nei circoli di miliardari scopriamo come anche il nostro piccolo mondo possa essere spietato.

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Quando mi azzardo a chiedere quali fossero le loro aspettative riguardo all’impatto sul pubblico, cosa speravano che suscitasse lo spettacolo negli spettatori Francesco sorride e dice che non vuole rispondere ad una domanda simile, ma piuttosto mi chiede: “Ti ha fatto ridere?”. Rispondo di no, senza pensarci un attimo. Non era uno spettacolo drammatico ma allentato da momenti di comicità, non c’era niente da ridere e basta. Eppure mi racconta che durante una replica l’effetto sul pubblico è stato proprio quello, molti spettatori si sono messi a ridere, mentre i restanti li guardavano attoniti e un po’ a disagio. Un modo per gestire la tensione, certo, ma che dovrebbe farci pensare. Forse è proprio questa la risposta che cercavo dal giovane regista: questo spettacolo dovrebbe farci riflettere molto attentamente.

“Siamo quattro amici che stanno provando a costruire qualcosa di bello, una storia cruda, forse, ma urgente, che parla del nostro tempo e speriamo, come ci hanno scritto, che chi la guarda non esca uguale a come è entrato” 

Chiara Arrigoni

Articolo di Claudia Berton

Fonti: https://milanooff.com

           https://facebook.com

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