Non è un gesto di follia, ma lo è [Cecilia Chiapetto]

22 luglio 2011. 69 ragazzini uccisi. Tre coppie, diverse e lontane tra loro, vivono la terribile tragedia avvenuta  a Oslo e Utøya. Lo spettacolo, in scena dal 9 al 14 gennaio 2018 al Teatro Filodrammatici, attraversa alcuni frammenti di vita dei personaggi, raccontando, senza essere didascalico, lo sviluppo dei fatti accaduti durante gli attentati.

“La riflessione su un avvenimento del genere sconcerta: non è un gesto di follia, ma lo è. Non è un caso di occultamento dell’informazione, però lo è.”

Queste le parole di Edoardo Erba che, con la consulenza di Luca Mariani – autore de Il silenzio sugli innocenti – si è proposto di scrivere un testo drammaturgico che possa illuminare, almeno parzialmente, l’ombra che da sempre avvolge la questione di Utøya. In una situazione come quella scandinava – una sorta di paradiso socialdemocratico – l’idea di un massacro a sfondo politico è difficile da accettare, soprattutto se a progettarlo nei minimi dettagli – e per lunghi anni – è stato un norvegese, che si è definito pubblicamente come “il più grande difensore della cultura conservatrice in Europa”, e il cui obiettivo era proprio quello di distruggere alla  radice il Partito Laburista Norvegese. Nel libro-inchiesta Il silenzio sugli innocenti – pubblicato nel marzo 2013 – Luca Mariani mette a fuoco i retroscena degli attentati, mostrando come dietro la figura di Breivik si celi un clima politico estremista, minoritario e violento, oggi preoccupantemente attivo.

Accanto a Edoardo Erba c’è Serena Sinigaglia, che presenta una  regia precisa e raffinata, i cui passaggi valorizzano e modellano l’enorme forza emotiva che i due attori, Arianna Scommegna e Mattia Fabris – entrambi soci fondatori del Teatro Atir Ringhiera – riescono a suscitare. Il tutto è immerso nell’atmosfera evocativa, quasi magica, dello spazio pensato da Maria Spazzi; una distesa di vetri frantumati ricoprono, come fossero le macerie dell’esplosione, l’intero spazio della scena, che è definito geometricamente da alcuni ceppi di legno: i due elementi, quello naturale e selvaggio appartenente all’isola di Utøya, e quello contemporaneo, artificiale, dei grandi palazzi di Oslo, convivono così  in un’ equilibrata contrapposizione di forma e significato.

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Il tempo della rappresentazione è scandito da un flusso continuo di dialoghi e passaggi spazio-temporali, del tutto credibili grazie sia all’intensità interpretativa dell’accoppiata Fabris-Scommegna, i quali riescono a presentare ritratti cristallini di ogni personaggio, che a una drammaturgia finemente c­alibrata. Lo spettatore, a intervalli regolari,  trova di fronte a sé una delle tre coppie di protagonisti: la prima, benestante, e in profonda crisi matrimoniale, si alterna alla seconda, formata da due fratelli di umili origini, e lascia il posto all’ultima coppia, quella dei poliziotti di turno la sera degli attentati.

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C’è un filo rosso che collega il dramma della  strage a quello delle relazioni di ciascuna coppia: la tragedia pone i personaggi davanti ad un vicolo cieco, come  fossero inermi di fronte alla coscienza della morte. E allora risalgono in superficie i sogni e le speranze, le ideologie, le rinunce e i sacrifici, tutti i rimorsi ed i rancori mai espressi.  Questo filo rosso è la forza del teatro, che dà luogo all’ incontro – vero e sensibile –  tra chi guarda e chi agisce. Lo spettacolo infatti parla dell’uomo ed è per l’uomo: la poesia crea nello spettatore un movimento, un sentimento, che apre infinite possibilità di riflessione, e soprattutto, come hanno sottolineato gli attori dopo i calorosissimi applausi finali, riflette il bisogno di una verità non fittizia ma reale ed onesta, profonda e poetica, assolutamente umana.

un testo di Edoardo Erba
con la consulenza di Luca Mariani
regia Serena Sinigaglia
scene Maria Spazzi
luci Roberto Innocenti

con Arianna Scommegna e Mattia Fabris

produzione Teatro Metastasio di Prato
in collaborazione con Teatro Ringhiera ATIR
con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in Italia

prima assoluta 8 ottobre 2015  presso il Teatro Metastasio di Prato

 

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