Milano=Parigi [Laura Di Francesco]

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30 maggio 2018; all’interno dello spazio Agorà del Palazzo dell’Arte, sede della Triennale di Milano, sembra quasi di essere catapultati indietro nel tempo. Appesi alle pareti striscioni di protesta in francese e in italiano, mentre addossati su un lato si ergono, quasi a formare un altare, alcuni oggetti di design, come ad esempio la lampada Cobra disegnata da Elio Martinelli, la cui funzione è anche quella di illuminare in maniera soffusa la scena, e affianco ad essa la lettera 32, celebre macchina da scrivere progettata dall’architetto e designer Marcello Nizzoli nel 1963 per il marchio Olivetti. Oltre a questi oggetti, una serie di televisori degli anni ’60 sui quali passano in sequenza foto provenienti da quella Triennale che esattamente cinquant’anni fa, il 30 maggio 1968, veniva inaugurata.

Nel maggio del 1968 a Parigi e in gran parte dell’Europa si assisteva ad una vera e propria esplosione sociale, politica e filosofica. L’origine della rivolta si ebbe nel 1964, negli USA, quando gli studenti occuparono l’università  di Berkeley in California; la protesta era volta a criticare i metodi di studi ma anche la struttura stessa della società e in poco tempo si diffuse anche in Europa, specialmente nella capitale francese.In Italia l’inizio della rivolta fu l’occupazione dell’università  di Roma e la Battaglia di Valle Giulia; e la protesta, a Milano, coinvolge, oltre alle università italiane, anche la Triennale, proprio durante l’inaugurazione della mostra. Una mostra, dedicata a Il grande numero, tema che il curatore Giancarlo De Carlo voleva affrontare attraverso mostre ed eventi, le quali avevano come scopo il porsi questioni come le macro-trasformazioni del territorio, la progettazione per la produzione di massa, il problema della creatività nella società del grande numero, con partecipazioni internazionali tra cui Archigram e Arata Isozaki.

Tuttavia, mentre si attendeva la cerimonia di apertura, un gruppo di persone formate da operai, studenti e artisti, organizzavano fuori dalle porte del palazzo un sit-in di protesta che da lì a poche ore, sarebbe sfociato in un’occupazione che durò dieci giorni.

Triennale-1968-de-carlo-grande-numero

A raccontarci la storia della XIV Triennale, l’edizione che viene ancora ricordata come “la mostra che nessuno vide mai” ci pensa il duo composto da Gianni Biondillo Painé Cuadrelli con la prima assoluta di Maggio 1968: la tempesta perfetta, in scena dal 29 al 31 maggio, in occasione della prima edizione di FOG, il primo festival di arti performative organizzato dalla Triennale di Milano.

In uno spettacolo che unisce teatro, musica e video, il duo fa rivivere l’occupazione che segnò il mondo dell’arte e della cultura a Milano. Gianni Biondilloarchitetto e scrittore di romanzi, si occupa di farci immergere in quello che è stato un momento storico fondamentale per molti studenti e futuri architetti che vissero quegli anni attraverso i suoi fogli, che legge dall’alto di tre piccoli pulpiti improvvisati con delle casse di legno e dei leggii, rafforzando talvolta alcuni passaggi mediante l’uso di un megafono. Nel frattempo il dj, produttore musicale, sound designer Painé Cuadrelli si innesta perfettamente nel racconto, riproducendo sul momento le tracce audio da lui create e mixate con le interviste di coloro che quei giorni li vissero in prima persona. A completare il tutto, una serie di schermi posti ai lati della consolle e sopra le nostre teste passano in sequenza le foto che sono diventate il simbolo della contestazione meneghina, come quella diventata celebre grazie a Stefano Boeri, il quale scelse come prima copertina della sua Domus proprio una foto che ritrae Giancarlo De Carlo mentre tentava di calmare gli studenti che occupavano il piazzale antistante il museo.

Con Maggio 1968: la tempesta perfetta, il duo torna a distanza di pochi mesi da Storie Milanesi Live (ciclo di “messe in scena” su quindici personaggi milanesi che hanno segnato la vita culturale cittadina dal XIX secolo ad oggi)  a raccontare le storie che hanno caratterizzato e reso quella che è oggi la città di Milano attraverso materiali di archivio. Con quest’ultimo spettacolo, grazie alla voce di Biondillo e ai paesaggi sonori creati da Cuadrelli, sia coloro che quegli anni li hanno vissuti, sia gli spettatori più giovani hanno potuto rivivere quei dieci giorni che hanno segnato un modo nuovo di leggere la contemporaneità, in un monologo che via via diventa sempre più incalzante e rende i presenti partecipi tanto quanto quelle persone che nel 1968 provarono a far sentire la loro voce.

 

Maggio 1968: la tempesta perfetta di Gianni BiondilloPainé Cuadrelli

Testi e interpretazione: Gianni Biondillo

Musiche: Painé Cuadrelli

Produzione: FOG Triennale Milano Performing Arts

 

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