Una storia senza tempo [Chiara Lupi]

«Look down, look down, you’ll always be a slave». 

Con questo grido dannato si rompe il silenzio che avvolge la sala del Queen’s Theatre. Le sagome sgraziate dei condannati si contorcono immerse in una coltre di fumo rosso. Si presentano così i due protagonisti: il commissario Javert e il prigioniero numero 24601, Jean Valjean.

Les Miserables, tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo, è uno dei musical più longevi di Londra. Rappresentato per la prima volta l’8 ottobre 1985, con i testi di Alain Boublil e la regia a Cameron Mackintosh, raggiunge presto una più che meritata fama. Un grande merito va alla potenza della trama: ambientata nella Francia di inizio Ottocento, racconta la storia, di Jean Valjean (Killian Donnely) dalla sua scarcerazione, dopo 19 anni di galera, fino alla morte. Già dalla prima scena conosciamo Javert (David Thaxton), ispettore di polizia con un ideale di giustizia inflessibile, che fa della cattura di Valjean, dopo la fuga dalla libertà vigilata, lo scopo della sua vita. Presto incontriamo anche Fantine (Carley Stenson), ragazza madre costretta a prostituirsi per provvedere alla sua piccola Cosette (Charlotte Kennedy). Alla morte della giovane, il protagonista si occuperà della bambina, crescendola come fosse sua figlia. Siamo negli anni immediatamente successivi a Napoleone, in Francia la povertà e il malcontento dilagano e negli animi, specialmente quelli dei giovani, si accende un desiderio rivoluzionario. Cosette si innamora di uno di questi ragazzi, Marius (Paul Wilkins), che durante la rivoluzione viene salvato da Valjean, che approverà poi il loro il matrimonio.

le miz 2

La storia, carica di vicende, viene raccontata attraverso le musiche di Claude-Michel Schönberg. Il compositore decide intelligentemente di sottolineare con le stesse melodie momenti e personaggi differenti che si trovano, tuttavia, a vivere una situazione simile. Vengono così suggeriti degli importanti parallelismi che aiutano la lettura dell’opera.

Un esempio lampante si trova nel confronto tra due episodi in cui emerge il vero protagonista di tutta la vicenda: la misericordia. Questa è una tematica fondamentale della storia, in quanto è ciò che muove i personaggi in tutto ciò che fanno. La incontriamo per la prima volta quando il vescovo fa dono a Valjean della sua argenteria e, cantando: “ Che spirito è venuto a muovere la mia vita? C’è un’altra strada da percorrere? […] Un’altra storia deve cominciare!”, in lui ha inizio una conversione che cambia radicalmente la sua vita. Anche Javert viene toccato dalla misericordia, specialmente quando la sua vita viene salvata dal rivale, eppure non riesce ad accettarla e sulla stessa melodia giunge a una conclusione radicalmente diversa: “Questo risparmia la mia vita oggi. Quest’uomo mi ha ucciso comunque? […] Non c’è modo di andare avanti” e così dicendo si suicida gettandosi nella Senna.

Questo è solo uno dei moltissimi esempi  del modo in cui il sapiente uso della musica, supportato dall’orchestra dal vivo, segue costantemente la rappresentazione, rendendo l’esperienza dello spettatore più densa e ricca di emozioni. Inoltre questo rende il musical scorrevole e senza cali di tensione, così che il pubblico possa apprezzare tutte le 2 ore e 50 minuti di spettacolo.

É interessante notare come in un certo momento della sua storia, questo musical si è fatto ispiratore di una trasposizione cinematografica, la cui forza rappresentativa che gli è valsa tre premi Oscar per sonoro, trucco e per l’interpretazione di Fantine da parte Anne Hathaway.

Dopo aver ispirato questo film, il musical deve essere in grado di proporre una versione che esprima ciò che lo schermo non può. Talvolta la messa in scena rischia di fallire in questo intento, perché la sua forza si perde nel tentativo di un realismo che trova nel palcoscenico un limite e fatica a suscitare emozione nello spettatore.

le miz 4

Questa situazione viene finalmente ribaltata nel secondo atto, durante l’esibizione solista di Empty chairs at empty tables da parte di Paul Wilkins nei panni di Marius. In questa scena viene abbandonato il tentativo realistico e, per sottolineare la solitudine che sta cantando il giovane, entrano in scena le evanescenti figure di tutti i suoi amici morti nella rivoluzione, dando sostengo e vigore all’emozione suscitata dal brano e dalla recitazione del personaggio principale. Proprio la presenza in scena di una vera e propria folla di attori, come spesso accade nel corso dello spettacolo, crea una potente suggestione nello spettatore.

Si può dire che I Miserabili vive su tre livelli distinti. Il primo è quello letterario, dal romanzo di Victor Hugo, la cui forza sta innanzitutto nella storia stessa, ma anche nella raffinatezza descrittiva dell’autore che caratterizza accuratamente i personaggi, rendendoli familiari al lettore. Il secondo linguaggio è quello cinematografico che si gioca dentro una scenografia che si può definire viva, in quanto trasporta gli spettatori nella Francia di inizio Ottocento. Soprattutto, però, la sua potenza si scopre nei grandissimi attori, le cui interpretazioni appaiono cosi vere che lo spettatore non può che commuoversi. In ultimo la rappresentazione teatrale, il cui linguaggio è in tutto carnale e concreto, dalla pienezza della musica dal vivo alla corporeità degli attori che rendono quella dello spettatore una vera e propria esperienza personale. In conclusione possiamo dire che stiamo trattando tre linguaggi espressivi diversi, ognuno con i propri pregi e svantaggi, ma nel paragone tra questi si può comprendere appieno il cuore di ciò che Hugo vuole raccontarci: ancora una volta la misericordia che segue fedelmente la storia come una melodia di fondo.

Les Miserable, 2014

La scenografia non è sicuramente il punto forte del dramma. Vive di una piattaforma girevole al centro del palcoscenico su cui vengono sistemati alcuni semplici oggetti di scena. Due costruzioni composte da ferraglie, utilizzate come quinte laterali nel corso del primo atto, vanno ad unirsi nel secondo per formare le barricate su cui ha luogo la rivoluzione. Una scenografia che non ha voluto rinnovarsi nel corso dei trent’anni di rappresentazione, ma rimanere fedele alla tradizione.

Un punto a favore, invece, per luci e costumi. L’idea generale era quella di usare colori neutri, terrei, poveri per tutti gli elementi, ma qua e là inserire, come unici colori quelli della bandiera francese (rosso, bianco e blu), come se con l’intera messa in scena si volesse dipingere un quadro in citazione de La libertà che guida il popolo di Delacroix.

le miz 3

Il modo in cui sono state utilizzate le luci conferisce a questo musical un’atmosfera magica che coinvolge emotivamente tutto il pubblico.

Les Miserables continua a riempire il teatro anche dopo 33 anni di rappresentazioni perché, nonostante il romanzo sia stato scritto in una lontana epoca storica, non smette di essere attuale per lo spettatore, che si sente punto nel vivo della sua umanità. Questo è possibile sicuramente grazie alla verità e alla forza dei temi trattati che, senza la qualità di musiche, luci, costumi, attori e di tutta la messa in scena, non avrebbero la stessa efficacia.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...