Oedipus Rex / ThIs iS ThiS, THis Is ThAt [Francesca Sartorio]

L’Edipo Re di Sofocle, messo in scena per la prima volta intorno al 425 a.C. ad Atene, è ancora oggi una delle tragedie più famose ed emblematiche che ci siano giunte dal mondo greco. 

Ci troviamo in una Tebe stremata da un’epidemia di peste per la quale il re Edipo deve trovare una soluzione. A questo incipit si presuppone però un antefatto, già noto al pubblico ateniese, ed intorno al quale ruota il fulcro della storia, sviluppata quindi da Sofocle per una serie di “flashback”: Edipo, cresciuto a Corinto, è fuggito dalla propria casa e dalla propria famiglia, dopo che un’oracolo gli predisse che avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. Egli è ignaro però di essere stato adottato e di non starsi allontanando dunque dai suoi veri genitori. Lungo la strada si imbatte in un carro che non vuole cedergli il passo; si genera quindi un conflitto che porta Edipo ad uccide i suoi oppositori. Egli non sa di aver in realtà ucciso anche Laio, suo vero padre. Giunto a Tebe sconfigge la Sfinge che stava perseguitando la città, che per ricompensarlo di essere stata liberata dal mostro lo proclama re. Edipo sposa quindi la regina Giocasta, vedova di Laio e sua reale madre. 

Ecco il risvolto tragico della vicenda messo in scena dal drammaturgo greco: la rivelazione ad Edipo della terribile verità del destino al quale non è riuscito a sfuggire e che non sa di aver già compiuto: ucciso suo padre e giaciuto con sua madre.

Nota soprattutto per la sua drammaticità e per la sua valenza simbolica, il valore di questa tragedia non è riconosciuto solo dal punto di vista artistico-letterario, ma anche psicologico ed umano. Ancora oggi resta quindi una delle opere del mondo classico che più affascinano i contemporanei, parlandoci non di eroi e sacrifici, ma della sventura umana di un uomo innocente che si scopre colpevole. Vittima di atti che ha egli stesso compiuto al di là della sua volontà.

Come sarebbe Edipo oggi? Come si potrebbe tradurre la tragicità di questa vicenda sulla scena contemporanea? Una delle ultime possibili risposte è stata data dal texano Robert Wilson con Oedipus, sua recente e personale interpretazione della tragedia, che ha debuttato lo scorso 5 luglio al Teatro Grande all’interno degli Scavi di Pompei. 

Il regista americano è uno dei più importanti artisti visivi al mondo; il suo lavoro teatrale si caratterizza per la compresenza nei suoi spettacoli di diverse discipline (come spesso nel teatro contemporaneo) tra le quali performance, danza, pittura, musica, ecc. e per la sua particolare attenzione all’illuminazione ed alla scenografia; ingredienti dosati per la creazione delle suo caratteristico immaginario onirico, fatto di azioni rallentate (slow motion) e ritmiche, legate ad un mondo che sembra rispondere ad altre leggi ed a cui personaggi, scene e luci appartengono allo stesso modo. 

Lo spettacolo Oedipus si è collocato all’interno della rassegna Pompeii Theatrum Mundi del Teatro Grande, voluta da Luca De Fusco, direttore del Teatro Stabile di Napoli, il quale ha anche co-prodotto insieme a Change Performing Arts e il Teatro Olimpico di Vicenza.

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Prove luci del Prologo.

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Robert Wilson parla con Michalis Thoephaous poco prima di provare nel Teatro Grande di Pompei.

L’approccio di Wilson alla costruzione dello spettacolo è stata frammentata in una serie di workshop, con diversi performer e artisti, nei quali la tragedia sofoclea è stata posta come punto di partenza e leitmotiv, un filo rosso di collegamento per le diverse scene di performance create con e su misura dei suoi collaboratori. Unica premessa per scandire i vari momenti della messa in scena e i vari atti della tragedia è stata la presenza e l’utilizzo di quattro diversi materiali, sui quali si sarebbero poi basati anche scene e costumi: legno, metallo, foglie, catrame.

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Angela Winkler durante la scena finale dello spettacolo.

Le prove sono state realizzate in differenti step e in località: prima al Watermill Centrer, a Long Island (laboratorio artistico creato e diretto da Wilson stesso), poi in Italia a Napoli e Centrale Fies, Dro (TN), ma lo spettacolo è stato montato definitivamente solo nella fase finale a Pompei nel Teatro Grande, pochi giorni prima del debutto.

La rilettura di Wilson è molto consapevole delle potenzialità e delle particolarità dei collaboratori che ha scelto per questo spettacolo e per i quali ha creato scene ad hoc: è così che siamo incantati dal sassofono di Dickie Landry, che dona ritmo a tutto lo spettacolo; ipnotizzati dalla voce della sfinge-oracolo Kayije Kagame, e straniati dall’incredibile e conturbante presenza scenica di Angela Winkler, da cui l’Edipo Michalis Theophanous è atterrito.

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Questo spettacolo si compone, com’è consono a Wilson, di scene statuarie e sature di colori, uno su tutti un blu che fa impallidire i protagonisti, i quali danzano ritmicamente o si muovono al rallentatore sul palco. Le scene – firmate da Wilson in collaborazione con Annick Levalleé-Benny – sono semplici ma evocative, costituite per lo più da elementi di attrezzeria; le storiche rovine del teatro romano regalano infatti già di per sé una forte caratterizzazione alla scena. Essenzialità anche per i costumi di Carlos Soto, privi di ogni elemento decorativo, che fanno pensare ad uno spazio e un tempo distanti da ogni contesto, dove pepli drappeggiati e smoking coesistono e escludono ogni possibilità di riferimento storico.

Per chi cercasse di rivedere sulla scena l’Edipo Re classico può rimanere deluso da questo spettacolo. La storia è rappresentata ai limiti del decifrabile e non aiuta certo la presenza di parti narrate tanto poliglotte che pochi sarebbero in grado di intenderle tutte (italiano, francese, tedesco, greco antico e inglese). Per Wilson infatti non è tanto importante il significato di ciò che viene detto, ma la sua musicalità, il suo suono. Allo stesso modo non è fondamentale capire chi sia Edipo, chi Giocasta, chi Tiresia, ma lasciarsi trasportare da ciò che avviene sulla scena.

Questo spettacolo non è pensato per essere compreso, ma per abbandonarsi alle sue enigmatiche immagini. Esso è realizzato per essere contemplato, sia a livello visivo, che musicale e va interpretato allo stesso modo in cui si può interpretare un sogno: tanto evanescente da non potergli attribuire del tutto un significato.

Forse è proprio questo l’unico modo di descrivere l’esperienza di Oedipus, il cui successo è stato determinato anche dall’abilità artistica dei suoi protagonisti di indiscutibile talento: Michalis Theophanous (Edipo), Casilda Mandrazo (Giocasta), Dickie Landry (Uomo con il sax), Angela Winkler (Testimone 2), Mariano Rigillo (Testimone 1), Alexis Fousekis (giovane Edipo), Meg Harper (Tiresia, Pastore) e Kayije Kagame (Oracolo, Sfinge). Allo spettacolo hanno partecipato anche i giovani attori della Scuola del Teatro Stabile di Napoli.

Dopo il debutto pompeiano lo spettacolo è andato in scena con successo anche Teatro Olimpico di Vicenza (ottobre 2018) e al Teatro Mercadante di Napoli (gennaio 2019) e verrà nuovamente presentato il 21 e 22 giugno nel Teatro di Epidauro in Grecia.

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