Appiccicati, un musical diverso [Alessandra Monti]

di Ferran GonzálezAlícia SerratJoan Miquel Pérez
con Marta BelloniCristian RuizStefania Pepe
al pianoforte Antonio Torella
traduzione Bruno FornasariDaniele Vagnozzi
musiche Ferran GonzálezAlícia Serrat
traduzione liriche Daniele VagnozziMarta BelloniBruno Fornasari
scene e costumi Erika Carretta
disegno luci Fabrizio Visconti
coreografie Angelo Di Figlia
assistenti alla regia Denise BrambillascaDaniele Vagnozzi
direzione musicale Antonio Torella
regia Bruno Fornasari
produzione Teatro Filodrammatici di Milano

Debutto nazionale 7 maggio 2019
In scena dal 7 al 26 maggio 2019

locandina dello spettacolo

Un uomo e una donna ,conosciutisi in discoteca, consumano un rapporto sessuale nei bagni di quest’ultimo. Al finire del tutto, però, scoprono di non riuscire più a staccarsi l’uno dall’altra.
Costretti così a dover andare in ospedale, per risolvere la disagiante ed imbarazzante situazione,  aspettano il dottore, in compagnia di un’unica infermiera che non presta loro particolare attenzione.
Destreggiandosi quindi in posizioni assurde, i due saranno obbligati ,infine, a conoscersi un po’ meglio durante questa lunga attesa, intervallata da momenti comici e musicali.

E’ da un piccolo articolo di giornale, in cui appunto si descrive la situazione stramba citata sopra, che l’autore spagnolo Ferran Gonzàles, assieme a  Alìcia Serrat(sceneggiatrice, paroliere, compositrice) e Joan Miquel Pèrez(direttore musicale), prende spunto per la sua nuova opera: “Appiccicati- un musical diverso”.
La storia ,che ha avuto molto successo in Spagna, di Gonzàlez, valsa 3 premi Butaca e 2 Premi Max, è oggi riproposta  in Italia grazie al Teatro dei Filodrammatici, sotto la regia di Bruno Fornasari, diplomato al’omonima accademia e autore degli spettacoli “Girotondo.com”, “N.E.R.D.s” e “La prova”, e l’interpretazione di   Marta Belloni e Cristian Ruiz, gli appiccicati, Stefania Pepe, l’infermiera, e Antonio Torella (il dottore-pianista).
Il Teatro dei Filodrammatici, nato sul finire del ‘700 e passato per diverse mani e ristrutturazioni, oggi si caratterizza soprattutto per i suoi interni tutti curvi, la facciata in stile liberty e la messa in scena di testi di drammaturgia contemporanea, con lo scopo di parlare direttamente al pubblico e di farsi comprendere anche dai non “addetti al lavoro”.

Lo spettacolo nasce come satira verso l’amore ed il sesso ai tempi di Tinder e vuol essere un esperimento narrativo tra il teatro di prosa e i musical, dai quali i protagonisti passano dall’uno all’altro in maniera fluida e mai forzata, facendo così coesistere i due mondi. Cosa forse già nota per quanto riguarda l’America, di cui tra l’altro ci sono molte citazioni  al’iconico musical “Grease”, ma che nel panorama europeo,invece, si presenta,pressoché, come una novità.
Questo forse è dovuto al fatto che spesso i due generi vengono fortemente separati anche dal punto di vista della preparazione degli attori: etichettati appunto come  l’attore di prosa e l’attore di musical.
Difficile quindi definire questo spettacolo con un unico genere.

Nella scenografia semplice costituita da una pianola, un lettino, un orologio appeso(fermo da anni sulle 2) e tendine d’ospedale,che impediscono la vista dello spettatore al retro, lo spettacolo parte molto bene grazie al’introduzione dell’infermiera, che oltre a spiegare al pubblico cosa starà per vedere, dialoga con esso in efficaci gag comiche così da farlo entrare subito nel giusto mood.
La storia è accompagnata dalle note musicali del pianista (Antonio Torella), che per tutto il tempo starà in scena con gli attori, fino a che non si scoprirà che il dottore, che i due stavano aspettando da ore, è proprio lui; e tra varie coreografie spassose dei due “appiccicati”, canzoni, dialoghi comici e momenti in cui il confine tra finzione e realtà si alterano, le due ore dello spettacolo volano via.

Non mancano citazioni di vario genere al mondo dei musical e del teatro e momenti quasi “satirici” nei confronti del mondo economico teatrale, come per esempio quando l’infermiera è costretta a sfilare con il monopattino dello sponsor, oppure quando si lamenta di dover fare più personaggi assieme e  di dover tirar su lei il sipario, perché non c’è nessun altro che può farlo.

Facendo così riflettere molto su questo aspetto del teatro, il tutto sfruttando una storia molto stramba quanto semplice di fondo.

Immagine correlata

Un musical molto piccolo, quasi senza scenografie, senza ballerine né coriste, senza piume né paillette ma originale,  che d’improvviso si impone su grandi produzioni e titoli famosi “                – Ferran Gonzàlez-





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