Dancing Out Loud: The Indirect Interior Monologue* [Andrea Clerici]

di Andrea Clara Clerici

* Indirect interior monolgue: tecnica narrativa usata da Virginia Woolf che equivale al fluire dei processi mentali dei personaggi in forma scritta. Equivale al ‘pensare a voce alta’ (in inglese ‘thinking out loud’). Questa tecnica mira a dare al lettore l’impressione di essere dentro la mente dei personaggi. Il ballo riesce, forse ancora meglio delle parole scritte, a raggiungere questo intento.

‘WOOLF WORKS balletto in 3 atti’ è il titolo dello spettacolo ispirato ai lavori della famosa scrittrice inglese Virginia Woolf. Dopo il debutto nel 2015 alla Royal Opera House di Londra, nel 2019 approda al Teatro alla Scala di Milano.

Ciascuno dei tre atti racconta attraverso il solo movimento guidato dalla musica un diverso romanzo della Woolf. Ogni atto è unico e totalmente diverso da quello precedente. Il classico, inteso come sapore del passato, si mescola e amalgama con il moderno: ecco che viene creato il legame tra la Woolf, scrittrice della prima metà del Novecento, e lo spettatore contemporaneo. Il connubio tra classico e moderno viene rispettato in tutte le componenti dello spettacolo: coreografia, musica, scenografia e costumi. Il binomio Wayne McGregor, coreografo, e Max Richter, compositore, si conferma ancora una volta di grande efficacia.

Virginia Woolf riversa tutta la sua vita interiore nella produzione letteraria: una comprensione profonda delle sue opere è imprescindibile dall’indagine psicologica della sua vita. La Woolf è una figura estremamente moderna e tormentata. Vittima di attacchi nervosi e crisi depressive dovute alla morte di vari membri della famiglia (madre, sorella e padre), agli abusi sessuali subiti da due fratellastri, alla paura e all’ansia causate dall’esperienza della Seconda Guerra Mondiale, le viene riconosciuto, postumo, un disordine bipolare, malattia che ha sicuramente improntato e ‘colorito’ la sua produzione letteraria ma che l’ha purtroppo portata al suicidio. Infatti, il 28 marzo 1941, Virgina Woolf si riempie le tasche di sassi e si lascia annegare nel fiume Ouse.

A interpretare Virginia Woolf, Alessandra Ferri, famosa ballerina italiana, che con l’età (56 anni) ha affiancato alla tecnica una notevole profondità interpretativa.

I NOW, I THEN

Primo atto ispirato al romanzo ‘Mrs Dalloway’. Il pretesto del romanzo è l’organizzazione di una festa. Di fatto nulla accade: il romanzo è una sequenza di ricordi e di pensieri della protagonista Clarissa Dalloway, alter ego della Woolf, che alla fine della giornata realizza quanto insignificante sia stata la sua vita. Passato, presente, futuro si mescolano fino a confondersi.

In scena tre grandi quadrati di legno, simili a cornici, di diverse dimensioni. Ruotano in modo lento nella luce soffusa a simulare il fluire dei ricordi. Sono portali che ci trasportano di volta in volta nel passato, nel presente e nel futuro. Clarissa ricorda il suo grande amore giovanile con Peter Welsh e la relazione avuta con una donna (anche questo elemento biografico della Woolf), a confronto del rapporto vuoto, di facciata, con il marito. Il presente e il passato sono simboleggiati dalla differenza di età delle due ballerine che impersonano la figura di Clarissa: Now (Alessandra Ferri) and Then (Caterina Bianchi, più giovane)

La guerra e il suo effetto sulla mente degli uomini sono temi a cui viene data molta importanza. Attraverso la figura di Septimus, veterano di guerra costretto a convivere con il trauma procuratogli dall’orrore del secondo conflitto mondiale, ci viene mostrato come la guerra non ha reso gli uomini più virili piuttosto, nella maggior parte dei casi, li ha resi folli. Septimus, dopo l’esperienza scioccante della guerra, non riesce più a vivere una vita normale: è continuamente perseguitato dalle immagini della morte del suo migliore amico e, come la stessa Woolf, dalle voci che sente in testa. I gesti dei ballerini sono decisi e frenetici, come se il corpo e la mente fossero in balia di qualcosa di incontrollabile. Anche la ballerina che danza insieme a Septimus soffre, pur non avendo preso parte direttamente alla guerra, vedendolo lottare contro un nemico intangibile e non potendo fare nulla per aiutarlo. Il dolore straziante viene percepito da tutti i presenti. Septimus danza per la vita contro la morte: non vuole morire, ma in quel momento la morte è per lui l’unica via d’uscita. ’’He did not want to die. Life was good. The sun hot. Only human beings – what did they want?’’

Septimus, dapprima in equilibrio con le braccia spalancate su uno dei quadrati di legno, si lascia andare. Buio.

BECOMINGS

Secondo atto ispirato al Romanzo ‘Orlando: A Biography’. Il secondo atto rappresenta, sotto tutti gli aspetti, una decisa frattura con il primo. Il laser disegna gran parte della scenografia. Preciso, affilato, tagliente. La Scala viene attraversata da raggi che creano un effetto davvero sorprendente. Associato al laser il sintetizzatore sostituisce l’orchestra che ha accompagnato il primo atto.

Orlando è un romanzo estremamente innovativo, soprattutto dal punto di vista dei contenuti. Narra la storia dell’omonimo poeta che, inaspettatamente, da uomo diventa donna per poi vivere attraverso i secoli. L’atto si apre con un passo a due: il corpo dell’uomo e quello della donna si intrecciano fino a diventare un corpo unico. La trasformazione è avvenuta.

La musica si fa più concitata, mentre altri ballerini entrano in scena. I costumi sono gialli e neri, interpretando in chiave moderna gli abiti del 1600, epoca in cui vive inizialmente Orlando, per poi diventare man mano sempre più essenziali e moderni, rispecchiando il viaggio nel tempo del protagonista.

Il genere dei ballerini è difficile da definire: gli abiti annullano le già poco evidenti forme femminili dei corpi delle ballerine, mettendone invece in risalto i muscoli. Entrambi i sessi portano gonne e tutu. Quali sono donne, quali sono uomini? Uomini che ballano con uomini, donne che ballano con donne, l’effetto finale è quello di una ‘chiara’ confusione.

Questo atto dà lo spunto per una riflessione sul doppio: in qualunque persona, sia essa donna o uomo, c’è sia la componente maschile che quella femminile. Il tema del doppio è ribadito dalla scenografia: una striscia centrale di materiale nero lucido taglia il palcoscenico e riflette a mo’ di specchio d’acqua le figure dei danzatori.

La follia, tema ricorrente in tutto il balletto, in Orlando è espressa abilmente il tipo di movimento, associato all’abbagliante colore giallo dei costumi. L’atto si conclude con quattro spot di luce che evidenziano le porzioni di spazio in cui si muovono freneticamente i gruppi di ballerini.

TUESDAY

Terzo e ultimo atto ispirato al romanzo ‘The Waves’. In questo atto prevale l’elemento autobiografico della Woolf. Tuesday infatti è la prima parola della lettera che la scrittrice inglese lascia al marito prima di suicidarsi.

La lettera viene letta da una voce, ad accompagnare la voce il rumore delle onde.


Tuesday.

Dearest,
I feel certain I am going mad again. I feel we can’t go through another of those terrible times. And I shan’t recover this time. I begin to hear voices, and I can’t concentrate. So I am doing what seems the best thing to do. You have given me the greatest possible happiness. You have been in every way all that anyone could be. I don’t think two people could have been happier till this terrible disease came. I can’t fight any longer. I know that I am spoiling your life, that without me you could work. And you will I know. You see I can’t even write this properly. I can’t read. What I want to say is I owe all the happiness of my life to you. You have been entirely patient with me and incredibly good. I want to say that – everybody knows it. If anybody could have saved me it would have been you. Everything has gone from me but the certainty of your goodness. I can’t go on spoiling your life any longer. I don’t think two people could have been happier than we have been.

Martedì.

Carissimo,
sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone abbiano potuto essere più felici fino a quando non è arrivata questa terribile malattia. Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai, lo so. Vedi, non riesco neanche a scrivere come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi, saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi.

La scenografia è composta solamente da un’immagine: il mare e le sue onde. Il formato di questa immagine è funzionale al soggetto: un taglio basso ma molto lungo, quasi ad avvolgere il palcoscenico. Se prima la danza era frenetica e movimentata, in linea con il personaggio di Orlando, ora i movimenti si fanno calmi, sofferenti, senza speranza.

Ed ecco che l’immagine dell’oceano si anima: l’acqua comincia a muoversi e a cullarci. I danzatori diventano anch’essi mare. Con movimenti coordinati accolgono tra le loro braccia, sommergendola, Virginia. Quasi come un ritorno alle origini.

Nel primo atto solo sette ballerini sono presenti sul palco, nel secondo atto i ballerini sono una ventina, nel terzo atto il corpo di ballo è praticamente al completo con una trentina di elementi. A rappresentare l’umanità, la sofferenza e il dolore, sentimenti che tutti proviamo, la morte a cui ognuno di noi è destinato.

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