Una notte di Capodanno [Elisa M.Colla]

Febbraio 2017.

Al Piccolo Teatro Grassi è programmato uno spettacolo che, da lettrice di Thomas Bernhard, ho deciso di non perdere: si tratta di
Minetti. Ritratto di un artista da vecchio,
con regia di Roberto Andò e interpretato da Roberto Herlitzka.

Minetti – nato a Kiel nel 1905 – fu uno dei più grandi interpreti di teatro e di cinema del Novecento. Dopo aver recitato in molte opere di Bernhard, il drammaturgo scrive questo testo appositamente per l’attore, scegliendo di raccontarne in particolare la solitudine e la vecchiaia.

Mi sono inizialmente accostata allo stile di Thomas Bernhard attraverso la lettura di alcuni dei testi tratti dal suo romanzo Eventi, come I due giovani  e Il giovane e il vecchio. Nelle poche righe che caratterizzano i racconti, la brevità dell’evento descritto è contrastata da una estrema caratterizzazione psicologica e da un’attenzione specifica per l’atmosfera, al tempo stesso sintetica ma densa di simbologie, che dilata il tempo della vicenda e la trasforma da evento quotidiano e insignificante a
Evento universale e tragico.

Con mia grande sorpresa, tutte le aspettative nei confronti di questo spettacolo sono state soddisfatte, se non addirittura superate: la precisa costruzione registica di Andò interpreta fedelmente lo stile evocativo dell’autore, in un complesso sistema di corrispondenze oniriche e a tratti deliranti che caratterizzano il flusso riflessivo e filosofico del testo.  

Notte di capodanno di un anno imprecisato.

Il sipario si apre rivelando la hall di un albergo arredato con estrema attenzione: dal bancone in legno della reception sulla sinistra alle porte in vetro sulla destra, passando dalle lampade accese e dalle finestre sullo sfondo, tutto sembra direttamente proiettato da un mondo realistico, ideale, ovattato e quasi metafisico. Le luci giocano un ruolo cruciale: mentre la luce calda delle lampade sulla scena rende ancora più intimo e commovente l’ininterrotto flusso di parole (tipico della scrittura teatrale di Thomas Bernhard), l’atmosfera scenica generale compie una drastica mutazione, passando dalla tersa luminosità iniziale a un panorama freddo e desolante, rispecchiando lo stato d’animo del protagonista.

Soltanto Minetti risulta caratterizzato dal suo essere umano, attraverso la messa in evidenza del volto espressivo e degli abiti vissuti: per contrasto, l’aspetto patinato dei costumi e il trucco bianco di tutti gli altri personaggi porta lo spettatore a considerare questi ultimi come maschere, esseri impersonali che non hanno altra funzione se non quella di aumentare la distanza fisica ed emotiva fra Minetti e l’esterno.

Minetti è, a questo proposito, il re incontrastato della scena,

sia dal punto di vista registico che dal punto di vista fisico. Dal primo momento sul palcoscenico il vecchio attore risulta estremamente fragile, confuso, vittima dell’ incomprensione di chi lo circonda. Aspettando l’arrivo di un “dirigente teatrale” -personalità di cui Minetti forse immagina l’esistenza– il protagonista si aggira per la hall cercando invano di stabilire un rapporto con gli altri personaggi e con il pubblico, riflettendo sulla sua condizione e sul senso del teatro, senza mancare di giudicare negativamente “una società istupidita e un teatro svuotato di senso” e cercando di trovare un significato e una corrispondenza tra la sua vita e l’ultimo ruolo con il quale dovrebbe presentarsi sulla scena, ovvero il Re Lear.

Soltanto alla fine l’attore troverà una continuità con il suo ruolo: all’epilogo tragico che caratterizza l’opera di Shakespeare corrisponderà un finale sospeso, enigmatico, che assumerà il significato di

“ Un estremo atto di ribellione”.

Quello che Thomas Bernhard vuole portare alla luce non è quindi tanto la pur importante biografia di Minetti, quanto la sua condizione di attore come interprete del tempo, degli eventi, dei sentimenti e delle ragioni che muovono in un rapporto continuo tra esterno e interno tutte le azioni e i pensieri umani.

A proposito della relazione fra l’autore e i suoi personaggi Eugenio Bernardi scrive:

“Franz Joseph Murau [protagonista di Estinzione. Uno sfacelo, T. Bernhard] insomma non è Thomas Bernhard, come non lo sono mai interamente i suoi personaggi, e quelle dichiarazioni vanno lette dunque con diffidenza. Una diffidenza che può divertire ma anche inquietare e assomiglia alla sensazione che si prova entrando in una stanza coperta di specchi. Neanche quando Bernhard affronta la storia della propria infanzia e giovinezza, gli si può credere del tutto. Proprio il gioco tra autenticità e finzione, tra autore e personaggio, e quindi anche tra realtà ed esagerazione, costituisce, aldilà delle storie narrate, il nucleo della poetica di Bernhard,
un autore diretto e artificioso nello stesso tempo”.
da BERNHARD T., Teatro V, introduzione di E. Bernardi,
Milano, Ubulibri, 2004

Roberto Herlitzka si cala pienamente nel ruolo di Minetti attraverso un approfondito studio della poetica di Thomas Bernhard e della vita dell’attore: dalla sua fisicità asciutta e leggermente gobba – enfatizzata dal soprabito ampio e contrastata da un tono di voce profondo –  il carattere di Minetti prorompe sulla scena in una serie infinita di piccole azioni al tempo stesso istintive e perfettamente calibrate, processo che lo rende agli occhi di Andò “uno dei più grandi interpreti del nostro tempo”. 

Minetti
Ritratto di un artista da vecchio
dal 31 gennaio al 5 febbraio 2017 _ stagione teatrale 2016/2017
di Thomas Bernhard,
traduzione Umberto Gandini
regia Roberto Andò
con Roberto Herlitzka
e con Verdiana Costanzo, Matteo Francomano, Nicolò Scarparo, Roberta Sferzi, Vincenzo Pasquariello
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Gianni Carluccio, Daniela Cernigliaro
suono Hubert Westkemper
produzione Teatro Biondo Palermo

immagini: http://www.piccoloteatro.org

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