Kingdom: l’apparente tranquillità della società contemporanea [Rita Zamparo]

“Negli ultimi decenni, l‘umanità ha conseguito un progresso sociale senza precedenti. Eppure, viviamo con la sensazione che tutto sia finito. Ed è vero che ci sono cose che non stanno funzionando, però nessuna di quelle giustifica questa angoscia, questo catastrofismo. Stiamo bene!”

Questa è la frase di apertura di Kingdom, uno spettacolo virtuoso ed energico realizzato dalla Agrupatión Señor Serrano, compagnia fondata a Barcellona nel 2006 da Alex Serrano, ospite della rassegna FOG del Triennale Teatro dell’Arte di Milano dal 22 al 24 maggio 2019.

Come si è potuto vedere in scena, con l’uso della tecnologia il collettivo catalano tratta un tema di estrema attualità.

Uno spettacolo che attraversa la storia della nostra società utilizzando il paragone del mito di King Kong: quest’ultimo visto come il simbolo del capitalismo e del consumismo, due sistemi da noi assorbiti passivamente, che ci portano ad acquistare oggetti di cui non abbiamo bisogno, ma che pensiamo di averne la necessità.

Leggenda che inscena virilità, forza travolgente e istinto: la perfetta rappresentazione di un mostro che domina il mondo e che noi accettiamo inconsapevolmente. “Abbiamo preso King Kong perché ci interessava molto il fatto che lui può agire e fare tutto quello che vuole nella sua isola. L’isola è il suo kingdom, così come il capitalismo fa del mondo il suo regno”, come ha spiegato lo stesso Alex Serrano al termine dello spettacolo.

Le banane raffigurano di conseguenza l’esempio perfetto del capitale, del prodotto venduto. Era un frutto che non esisteva in Europa e negli Stati Uniti fino al 1870, cioè fino a quando qualcuno ha deciso di esportarla nel mondo, creando così un’industria.

La compagnia fa una critica e una denuncia al sistema contemporaneo con estrema leggerezza e serenità ma solo apparente; tutto questo con una carrellata di immagini, citazioni, video e riferimenti storici più d’impatto: partendo dal giardino dell’Eden, dalle prime forme di civiltà, si approda alla nostra società attuale (l’epoca del digitale), passando attraverso il colonialismo, la crisi del ’29, l’avvento del nazismo e il boom economico.

Importante nel loro spettacolo è l’uso del montaggio. È curioso come la compagnia riesca ad aprire lo spazio limitante del teatro attraverso la tecnologia. Tutto ciò che gli attori/performers recitano sul palcoscenico viene contemporaneamente proiettato sullo sfondo, senza che vi siano delle registrazioni prodotte precedentemente. Come un set cinematografico creano una scena, un’ambientazione con luci, macchine del fumo, green screen, oggetti in miniatura e collage. La compagnia è sicuramente influenzata dal cinema ma, a differenza di quest’ultimo, mostra anche il processo di creazione; quello che a loro interessa è proprio il gioco di montaggio.

Riuscendo a dominare con estrema maestria la tecnologia, il risultato che ne deriva è paradossalmente uno spettacolo di estrema artigianalità. Tutti gli effetti, i video e la musica vengono prodotti in scena.

Ogni loro spettacolo è legato ad un particolare genere musicale. Per Kingdom hanno scelto il punk-pop, musica anti-sistema ma che diventa inevitabilmente parte di esso.

Un vero e proprio show, puro divertimento che però si conclude con la distruzione più totale e che con ironia ci porta a riflettere.

“Estamos bien”. Il fatto di ripeterlo tocca un punto fondamentale ovvero la contraddizione tra la consapevolezza che vi è una crisi catastrofica che sta per arrivare e la relativa invisibilità e non percepibilità di quest’ultima. Tutti ad esempio siamo consapevoli dell’emergenza climatica ma il problema è che le crisi di oggi cominciano ad assumere uno stato di invisibilità e rischiano di manifestarsi secondo delle temporalità che sfuggono alle nostre capacità percettive e anche alle nostre capacità di aver paura. Quindi emerge la grande contraddizione di sapere che la catastrofe ci sarà e che però tutto sommato stiamo bene.

ideazione: Alex Serrano, Pau Palacios, Ferran Dordal

interpreti: Diego Anido, Pablo Rosal, Wang Ping-Hsiang, David Muniz, Nico Roig

musica: Nico Roig

programmazione video: David Muniz

Spettacolo in spagnolo sovratitolato in italiano.

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