La città pulita che troppi desiderano [Edoardo Giustetto]

Discriminazione e razzismo vengono portati a teatro in chiave comica. Tanti i riferimenti all’avanzamento dei partiti di estrema destra in Grecia e non solo…d’altronde tutto il mondo è paese.

Torna al Piccolo Teatro di Milano il festival teatrale “Milano incontra la Grecia” che giunge così alla decima edizione dopo essere stato interrotto nel 2016.Il festival si inaugura lunedì 10 giugno 2019 con lo spettacolo “Clean city”, scritto e diretto da Anestis Azas e Prodromos Tsinikoris, e rappresentato nel particolare e suggestivo Teatro Studio Melato. 

Il testo, recitato in greco con sottotitoli in italiano e inglese, è ambientato nella Grecia della crisi economica e narra la storia di cinque immigrate ad Atene: una moldava, una bulgara, una filippina, un’albanese e una sudafricana, che hanno trovato lavoro come signore delle pulizie.

La scenografia, ricca di dettagli ma semplice allo stesso tempo, ricrea una sintesi dell’appartamento del padrone di casa che non appare in scena come persona fisica ma, come fantoccio fatto di stoffa e spostato da un posto all’altro della casa. 

Tra il pubblico e l’appartamento si trovano dei seggiolini di plastica e ferro che ricordano quelli dove ci si siede quando si aspetta la metropolitana o quelli presenti in stadi e palazzetti dello sport. Sopra la casa ci sono un maxischermo, che ogni tanto riproduce vecchi spot pubblicitari con delle donne greche intente a pulire e, ai lati, due insegne luminose con scritto: ΠΟΛΗ (città) e ΚΑΘΑΡΗ (pulito). “Città pulita” o “clean city” è ciò che si ottiene leggendo le due insegne luminose. Queste due parole fanno riferimento, sia al lavoro delle cinque donne, che agli slogan del partito di estrema destra “Golden Dawn” (Alba dorata). Questo movimento, che stava riemergendo fortemente in Grecia durante la crisi economica, otteneva consensi promuovendo una politica che attribuiva allo straniero una parte delle colpe dei problemi economici e sociali della Grecia e vedeva nella loro espulsione una parte della soluzione della crisi.

Durante lo spettacolo si ascoltano storie in una chiave tragicomica di pregiudizi e ingiustizie, che queste donne riescono a superare e metabolizzare, grazie al loro ottimismo e al loro raziocinio. 

La trama non si sviluppa con un tradizionale inizio ed una fine, ma sono per lo più racconti e testimonianze delle cinque protagoniste di piccoli e grandi gesti di razzismo e discriminazione, sia da parte delle istituzioni che dalla gente comune.

Un ruolo fondamentale nella trama lo hanno le storie dei figli delle domestiche, nati e cresciuti in Grecia, e che, nonostante le difficoltà legate alla cittadinanza o a vari problemi di integrazione culturale, riescono a realizzare i loro sogni e rappresentano l’unica speranza e fonte di preoccupazione rimasta a queste donne. 

Significativa l’ultima parte dello spettacolo dove i personaggi, tramite un dialogo tra di loro, tornano attrici e iniziano a discutere dello spettacolo appena recitato per lentamente coinvolgere il pubblico, a livello interpretativo, ed integrarlo nella scena e nel contesto. Attraverso un computer, portato in scena e dotato di videocamera, gli spettatori appaiono sul maxi schermo, come fossero parte della scenografia, e le attrici li invitano ad unirsi a loro nei balli che concluderanno la rappresentazione.

Lo spettacolo di Azas e Tsinikoris trasmette un messaggio di inclusione e solidarietà tramite la conoscenza e la volontà di scoprire e di immedesimarsi in nuove storie e persone. 

E’ solo capendo e accettando le differenze che si può ampliare, tramite la curiosità, il nostro bagaglio culturale. 

Un greco, nato quasi 2500 anni fa di nome Socrate, diceva: la verità che predica chi pensa di sapere tutto non sarà mai assoluta in quanto ne esistono di molteplici versioni. Solo chi ammette di non conoscere tutte le verità sarà fonte di saggezza per il prossimo. 

Edoardo Giustetto

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