Storto [Michele Corizzato]

“Ho diritto. Capito?”

I protagonisti alla guida del pullman

I due protagonisti alla guida del pullman

Se pensate che il teatro per ragazzi sia da considerare intrattenimento di serie B, vi dovreste ricredere; e Stortone è la prova.

Immaginato per un pubblico adolescenziale lo spettacolo racconta delle difficoltà di accettarsi e di relazionarsi quando ci sente diversi, e propone un brillante esempio di come si possano superare queste barriere. Le tematiche sono ampie, e possono coinvolgere qualsiasi generazione: l’accettazione di sé, le etichette sociali, la disabilità e la sessualità.

“Perché anch’io ho diritto di sbagliare, ogni tanto.
Ho diritto. Capito? Ho diritto di cambiare strada.
D
i deragliare. Di essere un problema.
Di andare storta. Di esserlo”


Lo spettacolo inizia ed Elisa, la protagonista, si presenta: costretta a trasferirsi in una nuova città a causa della disabilità di suo fratello, “lo Storto” come lo appella cinicamente, ha perso gli amici e si ritrova in un nuovo liceo.
Nonostante il suo carattere burbero, la ragazza suscita l’interesse di un suo compagno, Davide, co-protagonista della storia, ragazzino timido, poco integrato, appassionato di fumetti e di mostri.

I due si sentono diversi dai coetanei, ed Elisa propone una fuga, lontano dai compagni di scuola, dagli adulti, dalla realtà quotidiana così infelice. 
Con l’incontro, e la decisione di fuggire assieme, inizia un processo di disvelamento più o meno evidente: un processo che scava nelle emozioni dei personaggi, raccontando ciò che non viene detto in prima battuta, quello che non si vede da una prima impressione. 
La ribellione dei due studenti è terreno fertile per una nuova amicizia, tra scherzi, litigi e momenti di tensione si scoprono le vite di due adolescenti che si credono diversi ma che hanno pensieri e paure comuni a tutti.  

È l’inizio di un viaggio che li porterà ad accettare se stessi. Entrambi “Storti”, a loro modo. Ma i “dritti”, poi, esistono sul serio?

Le grafiche riempiono il palco di colori

La scena è scarna e fortemente funzionale: due banchi di scuola e due sedie, implementati poi da una piccola struttura capace di trasformare i banchi in pullman. Sullo sfondo è presente un telo da proiezione stretto e alto, sul quale vengono proiettate le illustrazioni in stile cartoon di Mattia Vegni. Le luci sono intense e colorate e creano atmosfere e contro-luci sgargianti. 
La scenografia quindi essenziale e smontabile risulta facile da trasportare ed è in grado di adattarsi a situazioni e palcoscenici diversi; inoltre grazie alla bravura degli attori è facile per il pubblico, lasciarsi guidare dalla fantasia e immaginarsi i luoghi della vicenda. 

Il regista Giacomo Bogani e la protagonista Elisa Vitiello mi raccontano i retroscena e  le reazioni degli studenti.

I temi sono delicati, esposti in maniera chiara e non superficiale.
Il tema della disabilità viene affrontato dal punto di vista della sorella: il risentimento provato nei confronti dei genitori, che dedicano maggiori attenzioni al fratello disabile, ma anche la paura per il futuro del fratello, non indipendente, e non in grado di affrontare il mondo da solo. Rabbia e paura che generano malessere. Inoltre, la protagonista deve sopportare di essere considerata come la sorella del disabile, e questo lede l’individualità della ragazza, non considerata per le proprie caratteristiche, ma per quelle del fratello.
Il poter definirsi come individui è fondamentale per l’uomo, e se questa possibilità viene meno, soprattutto in età adolescenziale, le difficoltà in ambito di relazioni e le ripercussioni possono essere molteplici e difficili da oltrepassare.

Legato al discorso di autodefinizione e di etichette c’è quello della sessualità: in una scena in particolare, si evince che Davide è confuso a livello sessuale. Elisa in un primo momento cerca di fare chiarezza, ma la curiosità dura poco: capisce che l’amico non ha ancora una risposta certa e quindi lascia perdere l’argomento. Il Regista mi conferma la loro scelta teatrale, secondo la quale l’argomento doveva essere appena accennato, proprio per evitare un’enfasi non necessaria riguardo alla possibile omosessualità di Davide: il dubbio è lecito, e non deve avere risposta immediata. L’accento è posto invece sulla questione delle etichette sociali, superflue e dannose in un rapporto di amicizia o in generale nelle relazioni. Mi raccontano anche di come non tutto sia chiaro al pubblico di studenti e di come spesso ci rimangano male scoprendo a fine spettacolo, durante il momento dedicato alle domande, che Elisa e Davide non si fidanzino. L’incertezza del ragazzo non è quindi colta da tutti, forse per poca attenzione, o forse per il timore da parte delle istituzioni scolastiche di parlare chiaramente ai più piccoli della sessualità e in particolar modo dell’omosessualità.
Sempre grazie al meccanismo di feedback fornito dalle domande dal pubblico, la Compagnia ha scoperto infatti che alcuni studenti non sapessero cosa fosse un preservativo, o per lo meno non avessero idea di come sia fatto.  

Elisa e Davide

Elisa e Davide

Anche agli adulti è dedicata particolare attenzione: nel difficile rapporto tra generazioni i grandi nello spettacolo vengono raffigurati come mostri. Ma anche questa visione viene modificata, attraverso il personaggio più temuto del testo: la professoressa di matematica. Davide ed Elisa scoprono il lato umano della professoressa, le passioni che non porta con lei in classe, ma coltiva fuori dalla scuola, in particolare tatuaggi e motociclette. 

Un testo pensato per un pubblico di giovani che risulta interessante per tutti: per gli studenti può essere un modello e una chiave di lettura del periodo che stanno affrontando, mentre per chi ha già passato l’adolescenza può ricordare o mettere in luce le difficoltà che i ragazzi  incontrano, diventando un punto di partenza per ragionare e capire come meglio interagire con i primi destinatari dello spettacolo.

Lo spettacolo si è tenuto il 10 maggio 2019 al Teatro Verdi di Milano


La compagnia che ha prodotto lo spettacolo è inQuanto teatro: fondata a Firenze nel 2010 realizza spettacoli, laboratori e progetti sul territorio (per citarne alcuni mArgineun viaggio lungo le piste ciclabili in sella alla bicicletta per scoprire i luoghi sconosciuti di Firenze” MAPS  “un’istallazione interattiva, un accogliente salotto open air in cui chiunque è invitato a sedersi e raccontare il proprio punto di vista sulla città cercando stimoli e sollecitazioni anche sulla Firenze futura.”). L’approccio è multidisciplinare, e mira a mettere in contatto diverse competenze artistiche, coinvolgendo giovani professionisti (dalla grafica alla scrittura, passando per la composizione musicale, la fotografia e la video arte).
Il gruppo di giovani si pone come obiettivo quello di “coltivare e trasmettere una maggiore consapevolezza espressiva, nella convinzione che questa sia uno strumento fondamentale di comprensione del mondo e partecipazione, in particolare per le nuove generazioni”.

VINCITORE PREMIO SCENARIO INFANZIA 2018

uno spettacolo di inQuanto teatro
con Elisa Vitiello, Davide Arena
testo Andrea Falcone, Matilde Piran
disegno luci e tecnica Monica bosso
Illustrazioni Mattia BAU Vegni
elementi scenici Eva Sgrò, Massimiliano Galligani
regia Giacomo Bogani

durata 65 minuti

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