Uomini e dèi, una relazione lunga secoli [Francesca Gambarin]

” Queste storie non avvennero mai ma sono sempre”

Dopo aver messo in scena i cambiamenti della società europea dalla seconda metà del novecento, ed in particolare dell’Italia (Il racconto del Vajont, I-TIGI racconto per Ustica), fino ad un possibile futuro (Le avventure di Numero Primo), Paolini ci porta alle fondamenta della nostra cultura attraverso l’Odissea.

Di Marco Paolini e Francesco Niccolini per la regia di Gabriele Vacis Nel tempo degli dèi, il calzolaio di Ulisse è andato in scena dal 14 Marzo al 18 Aprile 2019 al Piccolo Teatro Strehler, coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e Jolefilm.

foto Masiar Pasquali

L’aria è umida, oltre il proscenio la luce degrada fino al buio e lo spettatore è libero di immaginare, di creare lo spazio in cui vivono i personaggi. Ci troviamo davanti ad un palco con pochi elementi ma fortemente simbolici e funzionali che vengono rivelati durante lo svolgimento dello spettacolo. Un remo, un elastico, un uomo affaticato, legato e con lo sguardo teso che percorre il sentiero impervio di una montagna e racconta la propria storia a ritroso viaggiando a bordo della memoria nel tempo e nello spazio. Solamente dall’incontro con l’Altro, Hermes trasformato da pastore, scopriamo che quell’uomo è Ulisse al termine del lungo viaggio annunciato da Tiresia. Ulisse è l’umanità. Non rappresenta l’individuo ma incarna la visione occidentale della storia.

“Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna” Aldous Huxley

L’aspetto complessivo è corale. Marco Paolini dialoga con Saba Anglana, Elisabetta Bosio, Vittorio Cerroni, Elia Topognani e Lorenzo Monguzzi sia a livello verbale che musicale instaurando una complementarietà che si alterna e snoda lungo tutta la rappresentazione attraverso ritmi contemporanei. Il suono è affidato agli stessi attori e musicisti che cantano e suonano in scena tramite strumenti convenzionali ed elementi scenici quali coperte isotermiche, nella violenta sequenza del massacro dei Proci, e mediante la percussione del fondale formato da cinque lastre metalliche.

Il protagonista affronta il tema della memoria, della scoperta di sé, del rapporto tra padre e figlio e della responsabilità morale di ogni individuo nei confronti delle proprie azioni. In ciò si evincono tutti gli aspetti della sua umanità al punto che rifiuta l’immortalità offerta dagli olimpici, da Calipso a Hermes, i quali alloggiano nello Chalet Olimpo, un paradiso ricco e fiorente, nel quale non esiste fatica ed ogni giorno è festa. Un muro delimita il confine tra l’irraggiungibile e il mondo terreno ormai in decadenza e asfissiato dalla potenza occidentale.

Lo spettacolo “racconta l’ultima volta in cui gli umani e gli dèi si sono seduti, insieme, allo stesso banchetto. Poi sono cominciati i muri. Da una parte gli dèi, dall’altra gli uomini.”

“Con quanti, ma soprattutto con quali dèi ha a che fare un uomo oggi?”

foto Masiar Pasquali

di Marco Paolini e Francesco Niccolini
regia Gabriele Vacis
musiche originali Lorenzo Monguzzi
con il contributo di Saba Anglana e Fabio Barovero
scenofonia, luminismi e stile Roberto Tarasco
aiuto regia Silvia Busato
con Marco Paolini
e con Saba Anglana, Elisabetta Bosio, Vittorio Cerroni, Lorenzo Monguzzi, Elia Tapognani 

foto Masiar Pasquali

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