LA TEMPESTA .

a cura di Antea Ferrari e Chiara Pezzimenti

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”

William Shakespeare

Dal 14 al 26 maggio il Piccolo Teatro Strehler di Milano ha in calendario “La tempesta” del regista Roberto Andò, nella traduzione di Nadia Fusini. Andò ripropone l’opera di Shakespeare in chiave tradizionale.

La tempesta è, per eccellenza, l’opera che la critica considera essere “ il canto del cigno “ di William Shakespeare relativamente alle forti connotazioni autobiografiche. Le questioni racchiuse nel testo si muovono parallelamente tra il piano dell’occultismo (tutto ciò che va oltre la realtà tangibile) e il piano della realtà stessa, sviluppando le tematiche di avidità, libertà , prigionia, complotto, usurpazione, che si verificano nell’incombere della fine.

RECENSIONE: DIALOGO

Prima dello spettacolo…..

A: Ho sentito dire che mettono in scena Shakespeare a Milano

C: Si! Ho visto qualche giorno fa la locandina in metro… mettono in scena “la Tempesta”, giusto?

A: Giusto! Il regista è  Roberto Andò e Renato Carpentieri interpreta la parte di Prospero.

C: Sembra molto interessante. Quando lo mettono in scena? 

A: Dal 14 al 26 maggio.

C: Il 18 andiamo a vederlo insieme? 

A: Aggiudicato!


Dopo lo spettacolo … fuori dal teatro

A: Allora cosa ne pensi?


C: Mi sarei aspettata uno spettacolo a tratti diverso.

A: Sinceramente anche io, ho visto poco di Shakespeare.

C: Avendo letto il testo, é stato coerente nella traduzione ma non nelle scelte stilistiche di scenografie, luci e costumi.

A: Per certi versi hai ragione ma la scelta di utilizzare l’acqua come cornice scenografica ha funzionato; il sipario che apriva la scena, creando quella pioggia d’acqua, era davvero emozionale. Mi è sembrato di capire che fosse funzionale alla scansione degli atti ma allo stesso tempo che unificasse l’opera con la sua continua presenza.

C: Io ho trovato molto suggestivi alcuni effetti dati dall’allagamento del palco. Ricordo il momento in cui Trinculo, Stefano e Calibano ballavano ubriachi calpestando il tappeto d’acqua, creando un’atmosfera coinvolgente che si sposava alla perfezione con la musica scelta dal regista.

A: Sai che è piaciuto davvero anche a me! I vari momenti in cui gli attori calpestavano il pavimento bagnato, mi hanno ricordato le camminate che facevo con papà sulla battigia del mare, in Liguria, quando ero piccola.

C: Peccato che le luci non aiutavano la scena, secondo me non contribuivano a creare l’atmosfera necessaria a valorizzare questi momenti. Il testo avrebbe richiesto tanti cambi di scena ma a causa delle luci continuamente diffuse non sono stati possibili.

A: Non sono completamente d’accordo, penso che la scelta di luci diffuse forse avesse un obiettivo…. forse quello di valorizzare il gioco di trasparenze sui fondali.

C: Forse hai ragione ma le luci non aiutavano la scenografia. La maggior parte degli oggetti di scena erano inutili.

A: Effettivamente gli ambienti laterali al quadro principale, i luoghi di estraniamento di Prospero, nel complesso risultavano ridondanti e, a mio parere, non erano valorizzati.

C: Ma infatti tutta la scenografia era confusionaria, soprattutto nel sovraffollamento di oggetti in scena. Letti, giganteschi libri impilati sul pavimento, libri sospesi, tavole eccessivamente imbandite…. non mi convincevano… creavano confusione.

A: E’ vero, quei tavoli sovraccaricati di oggetti vari mi sembravano troppo grossolani. Poi anche quei letti…  disposti in quel modo ricordavano un ambiente ospedaliero. Anche i libri erano troppi e non avevano un ruolo essenziale. Invece dei personaggi e dei relativi costumi cosa ne pensi?

C: Sinceramente i costumi mi sono sembrati banali. Però, l’idea di rappresentare il personaggio di Ariel attraverso la figura di un maggiordomo, l’ho trovata originale! Ho apprezzato come è stato rappresentato il personaggio perché, mentre leggevo il testo, avevo immaginato un essere evanescente che non riuscivo ad identificare.

A: A differenza di Ariel, non ho condiviso la scelta registica riguardante gli spiriti secondari. Non ho capito la motivazione nel dargli concretezza attraverso maschere di cani o maschere di schermitori.

C: Probabilmente l’intento del regista era quello di non dare un’identità precisa a questi personaggi.

A: Secondo me risultavano troppo grotteschi. La scena dei cani si poteva rendere meglio mettendo un sottofondo relativo  al latrato, per dare l’idea di terrore. Chi hai preferito tra i vari attori?

C: Canibal tutta la vita!!! Non è stato facile riconoscerlo!!!! Ma era lui: Vincenzo Pirrotta!!!! L’ho riconosciuto solo in un secondo momento, quando ho notato la somiglianza tra Canibal e il personaggio di Pallino dell’opera “Cuore di cane”. Nonostante sia grezzo e scontato, Canibal in realtà nasconde una sensibilità che il tempo ha offuscato. Tu invece, hai visto Renato Carpentieri? Come hai trovato la sua interpretazione nei panni di Prospero?

A: Magnifica! D’altronde, data la sua esperienza, non poteva essere diversamente. E’ riuscito ad entrare perfettamente nella parte, dimostrando saggezza e distruzione per il tradimento subito. Nonostante la sua esperienza negativa, persiste calmo e compassato anche negli scoppi d’ira. E’ riuscito a trovare una giusta misura nelle sue azioni e a trasmettere uno spirito nuovo di riconciliazione e serenità, coerente con il personaggio descritto da Shakespeare. Dopotutto, stiamo parlando di un attore giunto ormai giunto all’essenza della sua carriera, così come, allo stesso modo, Shakespeare con la Tempesta conclude il suo lavoro poetico.

C:  E il finale? Da brividi……  E’ stato un momento fortemente simbolico e coinvolgente nel legame fra testo e cambio di costume. Io l’ho interpretato come un personaggio pirandelliano, che esce dal mondo della finzione e si rivolge alla realtà a cui appartiene. Prospero, avanzando sul proscenio, abbatte la quarta parete spogliandosi del costume tradizionale che ha vestito tutta l’opera e ricordandoci che Shakespeare è nostro contemporaneo.

A: Io ho rivisto nel suo monologo un dialogo rivolto al mondo. Come se Shakespeare, attraverso Prospero, volesse chiudere il cerchio, cominciato parlando dell’uomo, all’uomo. Considero la Tempesta l’ultima lezione di vita di Shakespeare.

Piccolo Teatro Strehler

dal 14 al 26 maggio 2019

di William Shakespeare

traduzione Nadia Fusini

adattamento Roberto Andò e Nadia Fusini

regia Roberto Andò

scena Gianni Carluccio

costumi Daniela Cernigliaro

musiche originali Franco Piersanti

light designer Angelo Linzalata

suono Hubert Westkemper

con Renato Carpentieri, Vincenzo Pirrotta, Filippo Luna, Giulia Andò, Paolo Briguglia, Paride Benassa, Gaetano Bruno, Fabrizio Falco

produzione Teatro Biondo Palermo

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