Cuore di Cane

Di Stefano Massini, libera versione teatrale dal libro di Michail Bulgakov.

a cura di Federica Galli

Lo spettacolo, in scena dal 22 gennaio al 10 marzo 2019 al Piccolo Teatro Grassi, tratto dall’omonimo testo di Bulgakov, narra la vicenda di Pallino, vecchio cane randagio, che viene scelto dal prof. Preobražénskij per un trapianto di ipofisi, un esperimento per la ricerca di una terapia di ringiovanimento.

Esso prende una strana direzione quando Pallino, a seguito dell’operazione inizia a perdere le sue caratteristiche fisiche di cane, il suo corpo si trasforma infatti lentamente in quello di un essere umano, o Homunculus, come chiamato dal professore, il quale poi avvierà la sua rieducazione in persona.

Il prof. Preobražénskij (Lombardi) insegna a Pallino (Pierobon) a rimanere eretto sulle gambe

Pallino, però, una volta acquisite le funzioni primarie darà una svolta al racconto, in quanto a carattere ed ideologie inizierà ad opporsi agli insegnamenti “paterni”. Il professore continuerà a dimostrarsi accondiscendente nei suoi confronti, rifiutando le accuse del suo assistente, sin dall’inizio della trasformazione opposto alla decisione del proprio superiore. Tutto finché Pallino non si opporrà completamente a Preobražénskij, diventando Cittadino Pallinov, l’esemplare uomo Sovietico, tanto detestato dalla società borghese dal quale lo studioso proviene.

Bulgakov, con il suo testo, aveva l’intenzione di parodiare le politiche dell’Unione Sovietica degli anni ’20, e sebbene lo spettacolo mantenga questo sfondo non tradendo l’obiettivo dell’autore, Massini introduce la propria interpretazione al suo interno.

Punto focale di essa è la potenza del linguaggio, non a caso l’indipendenza di Pallino nasce proprio da questo, che non si tratta solamente di associare oggetti a parole, ma anche di saper creare delle strutture mentali complesse che nascono dal rapporto con gli altri individui, come mentire e ciò che è appropriato dire.

Gli attori recitano infatti con voce enfatizzata e marcata, artificiale e caricaturale, che non punta al realismo ma al concentrarsi su un’abilità tanto scontata come il linguaggio e attraverso una sua denaturazione dimostrano la su sua efficacia e di come vada al di là delle semplici parole.

Durante lo spettacolo Pallino attraversa un processo di emancipazione incompleto che servirà a portare alla luce ipocrisie e falsità delle due parti tra le quali è diviso: la sperimentazione scientifica del professore e quella sociale delle nuove politiche sovietiche.

Pallino è un personaggio crudo, selvaggio ma allo stesso tempo incredibilmente onesto ed ingenuo che la rieducazione compiuta dal suo creatore sembra danneggiare col tempo. La sua umanità, che tanto era desiderata da Preobražénskij, diventa scomoda ed una finestra su una brutta verità: l’uomo è crudele e selvaggio quanto qualsiasi animale.

Pallino, verrà quindi ritrasformato in cane quando proverà a coinvolgere le forze dell’ordine rischiando di imprigionare il professore.

La vicenda è circondata da una scenografia semplice e funzionale, caratterizzata da pareti scure e graffiate che accompagnano tutto lo spettacolo e da oggetti simbolici per l’ambiente. Il sottopalco viene usato come gabbia permettendo agli spettatori nelle prime file di poter vedere e soprattutto sentire il cane (Pierobon con un costume di stracci) muoversi al suo interno, rendendolo protagonista fin dall’inizio.

Un clima grottesco e di disagio accompagna tutto l’episodio, mantenendolo più o meno costante per tutto il tempo, essendoci qualche punto di apparente leggerezza e comicità. Il rapporto continuamente in evoluzione tra Pallino, poi Cittadino Pallinov, e Preobražénskij contribuisce ad esso trasformandosi da scienziato egocentrico e cavia, volto tutto al compiacimento del primo, ad opposti, rendendo il professore, e lo spettatore, consapevole di quanto possa essere spaventoso essere umano.

Regia: Giorgio Sangati

Scene: Marco Rossi

Luci: Claudio De Pace

Costumi: Gianluca Sbicca

Trucco e Acconciature: Aldo Signoretti

Personaggi:

  – Pallino, la cavia: Paolo Pierobon

  – Il prof. Filip Filipovic Preobražénskij: Sandro Lombardi

  – Il dottor Ivan Arnol’dovič Bormental’, suo braccio destro: Giovanni Franzoni

  – Daj’a Petrovna, cuoca: Bruna Rossi

  – Zina Prokof’evna, giovane cameriera: Lucia Marinsalta

  – Commissario del Popolo: Lorenzo Demaria

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