Ragnarök


Miti, usi, costumi e leggende nordiche a Casirate d’Adda (BG)

A cura di Pesce Debora

Evento organizzato da “The Viking Brothers”
Conferenze a cura di Mila Fois
27, 28, 29 Settembre 2019

Accampamenti vichinghi, asce, spade, elmi, tuniche di lino, corvi domestici, musica sciamanica, idromele, vino speziato: questo è ciò in cui si viene catapultati nella Cascina Bosco Grosso, a Casirate d’Adda, provincia di Bergamo. Ci troviamo ancora nel ventunesimo secolo, ma tutto pare essersi fermato nel 900 d.C, nel pieno dell’epoca vichinga. Per tre giorni, i comfort moderni vengono pressochè dimenticati, e si dà vita ad un vero e proprio cambio di routine, così come ad uno stravolgimento dell’orologio biologico, una comunione totale con gli elementi della natura e un ritorno al dialogo, al contatto umano.


Sono quattro le aree in cui ha vita il festival: un’area dedicata alle esposizioni di manufatti artigianali, una dedicata agli accampamenti dei gruppi storici, una destinata al campeggio ed infine una, il prato centrale, in cui avvengono danze e conferenze. Questa è anche l’area in cui i gruppi musicali si esibiscono, suonando arpe, cornamuse, ghironde e tamburi.
Nell’area riservata agli accampamenti storici, alla mezzanotte di Sabato 28, viene acceso il fuoco propiziatorio, che nel mondo pagano scandiva la fine e l’inizio di un nuovo ciclo. Ragnarök sta a significare proprio questo: Ragnarök, nella mitologia norrena, rappresenta la fine del mondo, la battaglia finale tra le potenze della luce e dell’ordine e quelle delle tenebre e del caos, in seguito alla quale l’intero mondo verrà distrutto e quindi rigenerato. Ma Ragnarök a Casirate d’Adda scandisce semplicemente la fine del periodo estivo, degli innumerevoli festival compresi nel periodo tra maggio e agosto. Un pretesto per ritrovare ritrovarsi, isolandosi dalla frenesia della società moderna. E dinnanzi ai fuochi sacri della mezzanotte, avvengono danze sciamaniche, giocoleria e spiritualità, per non dimenticare le nostre radici, la nostra natura, il nostro “io” primordiale.


Sebbene il festival sia incentrato su questo alone mistico, non mancano le goliardie: fiumi di birra artigianale, idromele, ippocrasso e liquori artigianali speziati, del tutto inusuali. Inoltre non manca il bardo della situazione, colui che intrattiene le vie della Cascina Bosco Grosso con aneddoti, filastrocche, lodi alla birra e al divertimento. E poi i Viking Brothers, gli organizzatori del festival. Sono loro ad aver ideato Ragnarök nel 2016, con il fine di unire gli appassionati di cultura nordica per l’ultima volta prima dell’inverno. Un evento molto intimo, che però, con il passare del tempo e lo spargersi delle voci, ha saputo riunire molto più della Lombardia: alcuni spettatori, infatti, provengono dalla Liguria, dal Piemonte, dalle Marche, dall’Emilia Romagna, dal Veneto e dal Lazio.
La domenica pomeriggio, l’evento si trasforma in un “déjeuner sur l’herbe“, in quanto la Cascina Bosco Grosso si popola di famiglie, bambini e anziani, che, nell’area del prato centrale, assistono agli spettacoli itineranti, immergendosi in quella che è una realtà non più nostra, ma che, in occasioni come questa, si può rivivere a pochi chilometri dalla propria abitazione.


Scenograficamente, il campo storico si attiene a quelli che erano i motivi stilistici del periodo vichingo: capanne costruite con travi di legno, teli in lino, incisioni runiche, stendardi e scudi…e qualche temerario guerriero che si aggira per il campo combattendo con i propri compagni.
Ma, oltre ai figuranti e guerrieri del campo storico, anche moltissimi spettatori indossano costumi tradizionali vichinghi. Infatti, chi è abituale frequentatore di questo genere di festival, tendenzialmente, possiede un insieme di indumenti storici che indossa in queste occasioni. Gli uomini con la Kyrtill, la sopra tunica in lino, i pantaloni di lino, calzature in cuoio, così come cinture, bracciali e borselli. Le donne, invece, vestite in svariati modi: dalla lunga tunica, alla casacca con cintura in vita, ad abiti più gotici e storicamente meno attendibili. Il trucco di spettatori e rievocatori varia da pitture facciali spirituali o guerriere: nel primo caso, si tratta di simboli propiziatori e divini, come le rune. Nel secondo caso, si tratta semplicemente di segni disegnati in volto tingendo le dita nel pigmento naturale. Innumerevoli i tatuaggi di spettatori (e non), quasi tutti ispirati alla mitologia nordica. Dai Mjöllnir, alle rune, a rappresentazioni di dèi e creature. Tutto è in perfetta armonia e comunione. Tutti riuniti in una bolla spirituale che pare avanzare su un piano spazio-temporale parallelo rispetto a quello della realtà comune.

I Daridel Paganfolk in una delle loro esibizioni musicali itineranti

Nessun effetto speciale anima questi tre giorni di Ragnarök. Nessuna luce particolare, se non quello della sfera stroboscopica che si è accesa domenica notte, quando la spiritualità ha fatto spazio alla moderna goliardia, dando vita, nel prato centrale, ad una discoteca a cielo aperto. Un genere musicale diverso da quello consueto di Ragnarök, che vede come protagonista il folk, l’ambient, l’atmospheric; generi che celebrano le proprie radici, la tradizione, la storia, la natura e le sue manifestazioni.

Ed è la musica ad aver accompagnato anche le conferenze, tenutesi nell’area del prato centrale il sabato e la domenica mattina alle 11.30. Sotto ad un sole raggiante, la scrittrice Mila Fois ha illustrato al popolo di Ragnarok alcuni miti e concetti nordici.
Mila Fois è una scrittrice veronese che si occupa di miti, simboli e leggende del mondo antico. La sua passione per le culture nordiche, come quella celtica e norrena, l’ha spinta a cercare sin da giovanissima i tesori del nostro passato, portandola anche verso lo sciamanismo e alla scoperta delle culture più esotiche e affascinanti.
Una decina di panche il legno sopra al manto erboso del prato centrale per gli spettatori, un microfono per Mila Fois, che, con visibile entusiasmo inizia ad introdurre il tema dell’incontro: I figli di Loki e le creature di Yggdrasil.
Loki, divinità affascinante, ingannevole ed astuta, ha avuto molte compagne, ma Siggi è sempre stata la più fedele, in quanto è stata accanto a Loki anche nei momenti più bui e difficoltosi.
I figli che Loki ha avuto da Siggi sono Narfi e Vali. Vali fu trasformato in lupo, fu messo in discordia con il fratello Narfi, e, dopo averlo sbranato, Loki fu legato con le interiora di Narfi.
Riguardo Sleipnir la leggenda narra che un gigante si presentò dagli dèi, proponendosi di costruire una fortezza, avendo però in cambio il sole, la luna e la dea Freya in sposa. Loki, astuto, propose ad Odino di sfruttare quest’occasione, seppur inserendo un ostacolo: il gigante avrebbe dovuto costruire la fortezza in breve tempo.
Il gigante possedeva però uno stallone molto possente, tanto che riusciva a trasportare legname con una rapidità allarmante. Loki capì che l’ostacolo era inutile, dunque pensò di trasformarsi in puledra. Andò a corteggiare lo stallone, che, dedicandosi alla puledra, rimase indietro con i lavori di costruzione. Dall’unione nacque quindi Sleipnir, cavallo ad otto zampe, in grado di muoversi in tutti i nove mondi del cosmo norreno. Venne donato ad Odino e divenne il suo stallone per eccellenza.
I figli di Loki più conosciuti sono quelli avuti con la gigantessa Hangerboda, che potrebbe coincidere con la veggente che profetizza il Ragnarok ad Odino. Ella, viene definita da Odino “madre dei tre mostri”, rispettivamente Hel, Fenrir, Jormungandr.
Hel, personaggio molto controverso, ebbe una grande importanza nel periodo norreno degli inizi. Era una creatura con metà volto di bellissima fanciulla e metà con volto cadaverico. Si diceva che il giorno di Ragnarok, avrebbe navigato sulla sua nave Naglfar portando con sè gli abitanti dell’oltretomba a combattere contro le divinità. Hel venne scaraventata nell’oltretomba per liberarsene, in quanto malvagia figlia di Loki.
Fenrir, lupo il cui nome significa “abitatore delle torbiere”, in tenera età era molto dolce, ma poi crebbe e divenne sempre più vorace ed aggressivo, tanto che solo Tyr, il dio più nobile e coraggioso, si avvicinava a Fenrir per nutrirlo. Odino ordinò di incatenarlo per mezzo di Gleipnir, un sottile nastro di seta indistruttibile forgiato dai Nani. Ma Fenrir, accettò di farsi incatenare solo a patto che un dio avesse messo le mani nelle sue fauci. Solo Tyr ebbe l’onore di accettare la sua sorte. Tyr rimase quindi senza una mano, e per tale azione egli fu onorificato a vita.
Jormungadr, il serpente di Midgard, è l’ultimo figlio di Loki. Odino ordinò di liberarsene e Thor riuscì ad attorcigliarlo e a lanciarlo in mare. Ma egli crebbe e divenne così grande da attorcigliare tutto il mondo. Solo il giorno di Ragnarök, Jormungandr e Thor avranno un duello finale, che finirà con la vittoria della bestia sul dio.
Yggdrasil, albero cosmico e pilastro dei nove mondi, è popolato da molte creature:
Tra le radici si cela un drago chiamato Niddhrog, una creatura malvagia che rode le radici di Yggdrasil. Egli durante il Ragnarok divoererà i cadaveri dei caduti.
In cielo esiste un aquila e l’odio tra questa e Niddhrog viene mitigato da Ratatoskr, uno scoiattolo che cammina da Nord a Sud sul tronco dell’Albero del Mondo mediando le due creature.
Sul tetto del Valhalla c’è un cervo, che tende il suo collo, cercando di brucare le foglie di Yggdrasil. Brucandole, fa scivolare la rugiada fino alle radici, fino alla fonte madre di tutti i fiumi.
Hiderunn è infine una capra le cui mammelle producono l’idromele che gli Einherjer, i guerrieri morti giunti nelle sale del Valhalla, consumano ogni notte affiancati dalle Valkyrie.
Termina con Hiderunn il racconto di miti nordici di sabato mattina.
Il secondo incontro è la domenica: stesso ora, stesso luogo.
Il tema sono le rune. Le rune furono scoperte dal dio Odino quando, ferito ed appeso ad un albero, restò per nove notti senza cibo nè acqua. Sono state introdotte inizialmente dai Goti, dai Sassoni ed utilizzate successivamente dai Vichinghi. Sono misteriosi simboli rinvenuti su dolmen, menhir e vengono considerati caratteri magici della cultura germanica. Potevano essere scolpite su legno, conchiglie, pietre e rappresentavano uno strumento di divinazione.

Mila Fois che autografa uno dei suoi libri

Le panchine senza alcun spazio vuoto, qualcuno seduto sull’erba, qualcuno sdraiato, qualcuno che prende appunti, qualcuno che registra. Volti e animi attenti alla questione. Bambini affascinati dal mito, ai loro occhi quasi una fiaba. Sguardi confusi che osservano Mila provando a decifrare quei termini obsoleti in lingua germanica. E poi tanti sorrisi, tante vibrazioni positive nell’aria. Mila, talvolta interrotta dai canti del bardo che erra nel prato centrale intrattenendo i presenti. Musica ambient in sottofondo, profumo di erba appena tagliata, profumo di sole e di mattina. Come direbbero gli antichi norreni, profumo di daeg, che significa “giorno”, inteso come “nuovo giorno”, o “nuovo inizio”.
Un nuovo inizio a Ragnarök, circondati dal passato e accomunati da esso, celebrandolo ed innalzandolo con gioia e positività.
La conferenza con Mila Fois termina, e tutti tornano alle loro attività: chi si reca nella propria tenda, chi dà inizio ad una lunga giornata di combattimenti, chi si rilassa sull’erba godendosi l’autunno nascente, chi si disperde tra le vie della Cascina Bosco Grosso.

Ragnarök è molto più che mera teoria, storie incise su pietra o racconti di gloria ed onore. Ragnarök è un ritorno alle origini, un battesimo primordiale, una sensazione. La sensazione del sentirsi nuovamente genuinamente liberi. Il tempo che scorre viene scandito naturalmente dagli astri. Non ci sono orari, non c’è il giusto e lo sbagliato: ci sono il buon senso, la comunità e la condivisione. C’è una fratellanza all’interno di Ragnarök. C’è un popolo accomunato dalle proprie radici e dalle proprie passioni. Non c’è giudizio, non c’è discriminazione, non esistono contrasti. Una grande famiglia riunita per tre giorni all’interno di una cascina in mezzo al verde. Telefoni accantonati nel proprio borsello di cuoio artigianale, e si dà il via al dialogo, alla socializzazione, al contatto umano.
Se si ascolta intensamente il rumore di Ragnarök, viene spontaneo il sorriso.
Un mondo mistico che ricorda quello della Contea di Tolkien. Eppure, così vicino, così reale.
Un microcosmo in provincia di Bergamo, che ogni anno ci catapulta in una dimensione spazio-temporale del tutto inusuale.

Foto di Giancarlo Pagetti

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