Scannasurice


“I topi sono proprio una razza, con qualcosa ereditata dalle anguille e qualcosa dai capitoni.”

Di Enzo Moscato
con Imma Villa

Regia: Carlo Cerciello
Scene: Roberto Crea
Costumi: Daniela Ciancio

Suono: Hubert Westkemper
con musiche originali di Paolo Coletta
Luci: Cesare Accetta

 

In scena il 19 maggio 2019 presso il Piccolo teatro Grassi, una discesa nella “Napoli sotterranea”, dove si ristagna nell’assurdo e la superficie ricrea soltanto una disperata illusione di vita.

Letteralmente scanna topi, Scannasurice è un testo debutto di Enzo Moscato, il quale fa riferimento ai tuguri dei Quartieri Spagnoli, in cui anticamente gli artigiani usavano bonificare dai ratti a colpi di spadone. Scannasurice, nome del personaggio principale interpretato da Imma Villa, oscilla tra il mascolino e il femminino e vive tra le pareti di cemento devastate dal sisma del 1980, tra il sudiciume e l’immondizia, parla con i topi con cui ha un rapporto di amore e odio. L’appariscente entità del personaggio, nonché metafora di incompletezza e inadeguatezza, è un un’icona grottesca che oscilla tra l’osceno e il sublime e decanta imprecazioni in una lingua napoletana lirica e suggestiva con un’affascinante alternanza di ritmi e sonorità.

In Scannasurice l’aria ha la febbre e si trasuda nel delirio esistenziale ma sempre poetico, di un monologo dal flusso verbale impetuoso, in cui l’attrice si dimena da un settore all’altro di questa struttura a cubo, buia ed ostile, costruita su tre piani. Si sprigionano dolori individuali, prima nascosti come topi, la cui voce interiore dell’attrice risuona tramite l’uso di microfoni nascosti, raccontando di una Napoli franata, cupa e putrida  in cui, insieme al dolore, si dirama nelle viscere urbane  il veleno gettato nei tombini per uccidere i topi.

I suoni di Hubert Westkemper oscillando tra l’esasperazione singhiozzante ed un silenzio dalle solitudini sconfinate dove il sole non c’è, nel suggestivo allestimento di Carlo Cerciello e le luci di Cesare Accetta.

L’attrice che interpreta un travestito con una retina sui capelli ed in braghe corte, striscia nella polvere dello spazio angusto che ricopre la scena: ci si innamora già agli inizi. Scannasurice è testo drammaturgico che si focalizza sulla narrazione, affascinando l’osservatore con parole di grande intensità sonora, un mix di metaforismi e lacerazioni di un mondo sovrastato, per scivolare poi via nei cunicoli asfittici come l’uomo del sottosuolo dostoevskiano.

Con la meticolosa l’interpretazione di Imma Villa ripercorriamo un passato dolorante e violento ma, che talvolta ci strappa anche una risata – insomma l’esaltazione lucida della follia di un’anima in miseria.

 

 

di Benzoni Annamaria

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