Sorpresa

Titolo: Noi, mille volti e una bugia
Regista: Carlo Negri
Autore: Andrea Sasdelli, Carlo Negri
Protagonista: Giuseppe Giacobazzi
Durata: 120 minuti
Numero Atti: 1
Anno di produzione: 2019
Ancora in programmazione in diverse città italiane

Ci sono quelle volte in qui capita di acquistare un biglietto per un film o per uno spettacolo teatrale, ma non sapere esattamente cosa si stia andando a vedere, ad alcuni potrà sembrare strano, ma succede.
Immaginate adesso, di aver acquistato uno degli ultimi biglietti disponibili per uno spettacolo a teatro, e che, essendo uno degli ultimi sapete ancor prima di arrivare, che vi troverete così lontani da non vedere neanche il palcoscenico. Arrivati in teatro, addirittura in anticipo perché non si sa mai, iniziate a salire le scale, che sono così lunghe che manca poco che arriviate in paradiso. Man mano che salite però anche la temperatura sale con voi, e invece di salire in paradiso vi sembra di scendere all’inferno. Finalmente, senza fiato, siete arrivati nel loggione, una distinta signorina vi mostra il vostro posto, e a quel punto avete la conferma di quello che pensavate, sì la conferma che vi trovate nel posto più infimo del teatro.
Terribilmente sconfortati vi sedete, meglio che potete, osservate la platea e iniziate a desiderare ardentemente di essere comodamente seduti lì, ma sì, volendo anche in prima fila perché no, tanto i soldi non fanno la felicità. Mentre aspettate l’inizio dello spettacolo, cercate in tutti i modi di trovare l’angolazione migliore per poter vedere anche solo la metà del palcoscenico, finalmente però decidete di arrendervi. In questo momento sicuramente vi passerà per la testa tutto quello che avreste potuto vedere comodamente seduti sul vostro divano tra film e serie tv, così pensate al perché vi troviate lì senza trovare una risposta convincente. Nonostante i rimorsi decidete di farvi forza e vi imponete di non pensare al vostro meraviglioso divano, così vi guardate intorno e vi rendete conto di quanti altri poveretti ci siano lì con voi nei posti più dimenticati del teatro, e provate uno strano senso di comunità forse quasi solidarietà.
All’improvviso, finalmente, si spengono le luci e lentamente si apre il sipario, ovviamente voi vi state preparando ad assistere ad uno spettacolo impegnato sul tema pirandelliano della maschera, che certamente sarà molto interessante, ma in fondo sperate che non sia noioso o pesante. L’attore inizia salutando il pubblico e voi siete piuttosto straniti perché credevate che gli spettacoli iniziassero in un altro modo. L’attore si presenta dicendo di chiamarsi Andrea Sasdelli, e continua dicendo che vuole parlare delle maschere, in particolare della sua che addirittura svariati anni prima chiamò Giuseppe Giacobazzi, che strano nome eh? Arrivati a questo punto avete la certezza che lo spettacolo sia veramente iniziato.
Appoggiati alla parete gelida del teatro, sì perché in quei posti non ci sono gli schienali, siete rassegnati al fatto che dovrete stare attenti e seguire tutto lo spettacolo, e chissà se sarà interessante. Ma più parla l’attore più iniziate ad incuriosirvi e a prestare sempre più attenzione alle sue parole, così dopo le prime frasi, come per magia, tutte le emozioni negative e i pensieri sconvenienti che vi aleggiavano nella testa svaniscono. Improvvisamente vi sentite trascinati dalle sue parole, iniziate addirittura a ridere, vi sentite così presi da provare curiosità e non vedendo bene l’attore vi alzate, perché tanto dietro di voi non c’è nessuno che si possa lamentare.
L’attore inizia a spiegare il perché della scenografia, che è quel grande cubo vuoto fatto con il neon, che poi spiega essere una metafora. L’attore racconta della sua maschera che lo ha accompagnato durante gli ultimi 25 anni, e racconta di come e dove sia nata, sembra che la consideri quasi come un suo alter ego. Ma non parla solo di sé ci racconta anche di altre maschere che egli stesso ha incontrato oppure ha indossato. La cosa più strana, è che, nonostante non ci sia nessun altro attore e che il protagonista non utilizzi alcun oggetto di scena, vediate chiaramente tutti i personaggi di cui parla, ma così distintamente che per un momento vi sarà quasi parso di essere davanti ad un film. Tra le maschere che vi mostra ci sono quelle che vengono indossate a carnevale, quelle più classiche, ed alcune veramente particolari perché vengono indossate addirittura in momenti intimi come quando si fa l’amore. Ormai siete così presi che pendete dalle sue labbra e seguite appassionati la storia con tutti i suoi aneddoti. Contro ogni pronostico inizia a piacervi anche il posto in cui siete seduti, o meglio in piedi, e guardandovi intorno, vedendo ridere anche gli altri spettatori insieme a voi, provate una strana sensazione come quando si sta in compagnia di amici e si ride tutti insieme.
Lo spettacolo è un continuo ridere e ormai non sentite neanche la stanchezza, se non quella della vostra mascella. Ad un certo punto, l’attore raccontando un suo momento di crisi particolarmente difficile nel rapporto con la sua maschera, si trova a fare una cosa inusuale per un attore e piuttosto seria, però stranamente vi trovate a pensare di non vedere l’ora che il momento drammatico finisca, per tornare a ridere e a vedere quelle maschere così interessanti e divertenti.
Lo spettacolo finisce, e dopo gli appalusi di rito, ma comunque sinceri e sentiti, vi ritrovate a guardarvi intorno come all’inizio dello spettacolo, tuttavia a differenza dell’inizio, siete molto più allegri e soddisfatti. Nel frattempo che le persone intorno a voi iniziano a raccogliere le loro cose e a uscire per trovare un po’ di fresco, vista l’elevata temperatura, voi vi trovate seduti a guardare il sipario chiuso e a pensare, che in fondo, stareste ancora 120 minuti, lì in piedi, a riguardare lo spettacolo.
Ebbene in origine pensavate che fosse uno spettacolo serio e drammatico, e invece ve ne siete trovati uno comico e originale, soprattutto per come nel finale l’attore ha scelto di rapportarsi con la sua maschera. La maschera infatti è da sempre considerata un difetto e un elemento che l’uomo dovrebbe riuscire a mettere da parte. Tuttavia guardando questo spettacolo avete capito qualcosa di nuovo e diverso, e forse ora siete più pronti a confrontarvi anche voi con le vostre maschere e chissà, magari gli darete anche un nome, come Giuseppe Giacobazzi.

di Mariacristina De Carolis

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