L’attore nell’epoca della sua riproducibilità tecnica | 7 aprile 2020

Ritratto d’attrice: Federica Fracassi

Federica Fracassi ha cominciato la sua carriera d’attrice con il regista Renzo Martinelli e insieme a lui dirige Teatro i. Ma è un’attrice “infedele” per amore dell’arte e col consenso del suo primo regista, poliedrica, quasi insaziabile. Ultimamente l’abbiamo vista in spettacoli di Antonio Latella (Arlecchino servitore di due padroni) e di Roberto Latini (I giganti della montagna), in una lettura estiva dedicata a Etty Hillesum insieme a Maddalena Crippa e Laura Marinoni; in Corsia degli incurabili di Patrizia Valduga, regia di Valter Malosti, insieme alle tre Innamorate dello spavento.
I giganti della montagna (ph.Simone Cecchetti)
E al cinema, non da protagonista ma con una presenza sempre connotata, in Un giorno devi andare di Giorgio Diritti, Il capitale umano di Paolo Virzì, e in La vita oscena di Renato De Maria, dal romanzo di Aldo Nove. Si è formata alla scuola Paolo Grassi.

Federica Fracassi. Una biografia

Eva. Produzione Teatro i. Con Federica Fracassi, regia di Renzo Martinelli

Federica Fracassi legge Erodiàs di Giovanni Testori – Conversazioni al BaLab 2017

Federica Fracassi, Innamorate dello Spavento. 1/6

Motus, Raffiche (expanded new version)

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L’attore nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Che dicono i dizionari?

attore un individuo che nello spazio-tempo della finzione assume una identità fittizia (il personaggio), dopo essersi impadronito di una serie di tecniche e modi, e che di questa attività ha fatto una professione.

Attore e figura

Non a caso, nel nuovo lessico dei gruppi di punta della Terza Ondata, a cominciare da quello della Socìetas Raffaello Sanzio (…), il termine “attore” è sempre più sostituito da altri come “immagine” o “figura”. E in effetti, l’uso degli “attori” in questi spettacoli è assimilabile a quello di immagini poste sullo stesso piano degli altri mezzi visivi della scena, oggetti, accessori etc., e non a caso perfettamente intercambiabili speso con le immagini virtuali-digitali. Oppure sono figure sonore, voci – ma non attori.
(Marco De Marinis, Il teatro dopo l’età d’oro, Bulzoni, Roma, 2013, p. 350)

L’attore come uomo totale

Quando un attore recita su un palco – chi è che recita e parla attraverso di lui? Alcuni, la maggioranza, risponderebbero: il personaggio. Altri aggiungerebbero: il personaggio nutrito in qualche modo delle qualità umane e delle caratteristiche psicofisiche dell’interprete. Altri ancora direbbero: il profondo “io” dell’attore, che trova la propria configurazione, il pretesto, o il trampolino di lancio, nella struttura del ruolo e della produzione, e altri dovrebbero che a recitare è l’illusionista e il truffatore che vive in ogni essere umano. Secondo alcuni l’attore è (come se fosse) vuoto, aprendo le proprie potenzialità in modo da essere saturato dal proprio ruolo. Alcuni altri sostengono che un attore sia saturato dai contenuti propri, selezionando in qualche modo un ruolo adeguato in quanto strumento della manifestazione dello stesso, oppure, come nel caso di Artaud e Grotowski, ritengono che l’attore sia un trasformatore e un catalizzatore di energie “cosmiche” latenti nell’essere umano e presenti in potenza. La loro esplosione controllata fa sì che l’attore diventi santo, doventi un sacerdote degli eterni rituali di iniziazione, oggi più o meno dimenticati. L’attore e il suo doppio, un sistema segreto di eternità “cosmiche”. Possiamo chiamarlo – dopo Artaud – un Doppio o più precisamente – dopo Grotowski – un uomo totale.
L’attore-interprete da una parte e l’attore-illusionista, l’imitatore, un ideale uomo-scimmia (è così che Nietzsche definisce l’attore) questi sono i più comuni cliché sulla vocazione dell’attore e del teatro. Ciò che Artaud e Grotowski proposero era arcaico e innovativo allo stesso tempo.
(Ludwik Flaszen, Grotowski & Company. Sorgenti e variazioni, Edizioni di Pagina, Bari, 2014, pp. 227-228)

La magia dell’attore

Fa parte della rappresentazione di se stesso che ha l’attore, il dominio su come mettere le dita, come stare con i gomiti, come apparire, la consapevolezza e il controllo dell’apparizione, il dominio del proprio corpo in tutte le espressioni dei propri arti, la consapevolezza di rappresentare qualche cosa di irripetibile che ha a che fare con il proprio nome e cognome.
È proprio questo che crea attorno a loro una sorta di fosforescenza che poi riesce a mantenersi anche nella vita, non solo sul palcoscenico. Io poi di mestiere faccio il domatore di questo tipo di creature, ma devo dire che ancora adesso per me conservano quel carisma, e quella specie di alone che li rende affascinanti sul palcoscenico e sullo schermo. Hanno tutti quanti, specialmente se sono al centro di proiezioni così a lungo portate e indossate, un qualcosa che li rende diversi.
(Federico Fellini, Il mestiere di regista. Intervista con Rita Cirio, Garzanti, Milano, 1994)

La diversità

Il teatro nasce proprio come diversità. Credo che sia questa la motivazione che spinge a fare l’attore. Quando non si riesce a essere protagonisti sociali, quando si è completamente comandati, allora si sceglie l’intervento pubblico. Ecco perché si sceglie di fare l’attore e non lo scrittore. Quello dell’attore è un intervento pubblico, in senso sociale e fisico: dire la tua frase, fare la tua cosa.
(Leo De Berardinis, “Per un teatro jazz”, in Jack Gelber, La Connection, Ubulibri, Milano, 1983)

Blade Runner: la scena iniziale

Un’ultima domanda. Sei a teatro, seduta in platea. In scena stanno pranzando. I commensali si gustano il loro antipasto di ostriche crude. La prima portata è cane bollito.

Se l’attore è un androide: Tre sorelle con Geminoid F
https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/se-l-attrice-e-un-androide/114342/112745

Secondo il drammaturgo Ozira Hirata non sostituirà mai le persone ma potrebbe introdurre un nuovo tipo di recitazione. Ecco Geminoid F. l’attirce robot che debutterà nei due spettacoli conclusivi del Festival d’Automne: Sayonara vers. 2 e un adattamento delle Tre sorelle” di Cechov (Les trois soeurs version androide)

Introducing androids Erica and Ibuki, by Hiroshi Ishiguro

I robot come sussidio didattico

Life Forms

Ciascun danzatore viene rappresentato da un insieme di elementi che ricostruiscono le diverse articolazioni delle sue membra, del torso e del capo. Life Forms permette di raggiungere una precisione tale che, per esempio, è possibile controllare separatamente, una per una, tutte le vertebre (le 7 cervicali, le 12 dorsali, le 5 lombari).
I coreografi definiscono i movimenti e poi ne regolano la durata, coordinano i diversi danzatori, ne correggono le traiettorie. E infine posizionano la loro telecamera: la stessa scena può essere osservata di fronte o di profilo, dalle quinte o dalla graticcia.
Vedendo muovere questi “omuncoli” sullo schermo del computer, d’improvviso si intuisce che i Corsino non stanno realizzando l’ennesimo video di danza, ma vogliono risolvere un problema che ossessiona attualmente numerosi artisti: inventare una nuova figurazione del corpo umano. I Corsino non stanno dialogando con i registi che filmano spettacoli, neppure con i più abili. Stanno dialogando con Degas, Picasso o Balthus, Rodin o Giacometti”. (Jean-Paul Fargier, “Le Monde”, 30 luglio 1994)

Alamanno Morelli, Prontuario delle pose sceniche
https://archive.org/details/bub_gb_iwrUNmpJoS4C/page/n5/mode/2up

Antonio Morrocchesi, Lezioni di declamazione e d’arte teatrale

Antonio Morocchesi, Sequenza dei gesti nel monologo di Pilade dall’Oreste di Vittorio Alfieri
a cura di Marco Andreoli

Il training al Teatr Laboratorium

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