Un momento di follia [Eleonora Conti]

“Troverai, Lettor carissimo, la presente Commedia diversa moltissimo dall’altre mie, che lette avrai finora. Ella non è di carattere, se non se carattere considerare si voglia quello del Truffaldino, che un servitore sciocco ed astuto nel medesimo tempo ci rappresenta: sciocco cioè in quelle cose le quali impensatamente e senza studio egli opera, ma accortissimo allora quando l’interesse e la malizia l’addestrano, che è il vero carattere del villano.” 

Carlo Goldoni.

Dal 23 maggio al 9 giugno 2019, il Piccolo Teatro Grassi ha in calendario Arlecchino servitore di due padroni del regista Giorgio Strehler.

La prima messinscena risale al 1947 quando Strehler, con sguardo alla Commedia dell’Arte, rivisita l’opera di Carlo Goldoni, portando in scena la maschera di Arlecchino che, nella recita, prende il nome di Truffaldino.

Il ruolo di Arlecchino viene affidato inizialmente a Marcello Moretti e, dopo la sua morte, all’agile Ferruccio Soleri, scelto da Giorgio Strehler nel 1959 come sostituto a Moretti. Dal 1947 ad oggi lo spettacolo conta 2200 repliche e, nonostante Strehler abbia messo la sua firma fino alla X edizione, lo spettacolo è arrivato alla XIII edizione con un forte successo. Nel 2019 il ruolo è passato ad Enrico Bonavera, che lo aveva interpretato periodicamente fino dal 2002.

Vi furono diverse edizioni nel corso degli anni, una di queste fu quella dell’Addio, che doveva essere un saluto all’Arlecchino. Fu giocata tutta su tinte più malinconiche; riportò sul palco gli antichi attori di vecchie edizioni dello spettacolo.

L’edizione del Buongiorno, invece, fu realizzata con i giovani attori usciti dalla Scuola del Piccolo Teatro, un’edizione particolarmente vivace e folle, in cui l’Arlecchino Soleri sarà circondato da diverse compagnie.

Infine, altra edizione sicuramente storica, fu quella del cinquantenario, l’ultima curata da Strehler, con una distribuzione di attori tra passato e presente, formula che, ancora oggi, tiene in forze questo antico gioco di Teatro.

Lo spettacolo ha inizio nel momento in cui lo spettatore è accolto dal suggeritore, Fabrizio Martorelli, intento ad accendere le candele che hanno la funzione sia di riportare il pubblico all’epoca in cui viene rappresentata la commedia, sia di porre un intermezzo tra realtà e racconto.

Lo spettacolo è avvincente, nella sala è presente un pubblico che comprende giovanissimi e più grandi, tutti alle prese con risa e stupore. Infatti, seppur la messinscena è recitata in diversi dialetti, creando interrogativi agli occhi dei più piccoli, le gesta degli attori colmano le parole dando così certezze e chiarimenti a tutto il pubblico presente in sala. 

Il sapore goldoniano è presente in tutta l’opera, dal personaggio più vivace di Truffaldino, interpretato da Enrico Bonavera, alla scena tipicamente veneziana che richiama il contesto sociale della borghesia settecentesca in cui è ambientata l’opera. Il pubblico conosce molto bene questo contesto dal momento che, l’Arlecchino è tra le opere più illustri al mondo e ha conosciuto svariate repliche.

Ciò che ancora oggi crea entusiasmo nel vedere la messinscena, è sicuramente l’abilità degli attori nel recitare in modo spontaneo, proprio come voleva la tradizione della Commedia dell’Arte, attraverso l’uso dei canovacci dove privilegia l’improvvisazione. Questo crea una maggiore attenzione da parte del pubblico in sala, che vorrebbe partecipare alla vicenda che è in corso sul palcoscenico.

Assistendo allo spettacolo è facile che le tre ore trascorse in teatro ad assistere alla commedia, si riducano a una percezione di un solo quarto d’ora e questo è possibile grazie alla bravura, da parte degli attori, nell’intrattenere chi si trova lì per ascoltarli. 

Usciti da teatro, i bambini mentre tengono per mano il genitore, sono entusiasti; i ragazzi, mentre prendono dalla tasca il pacchetto di sigarette, discutono tra loro di quanto divertente e fresca fosse la messinscena e che mai si sarebbero aspettati uno spettacolo del genere. Nel frattempo passa un signore, forse da solo o accompagnato da qualcuno che, con una smorfia sul viso, sembra soddisfatto di ciò che ha appena visto, forse aveva già assistito allo spettacolo tempo fa.  

Eleonora Conti

Piccolo Teatro Grassi


dal 23 maggio al 9 giugno 2019

Arlecchino servitore di due padroni


di Carlo Goldoni

regia Giorgio Strehler

messa in scena Ferruccio Soleri, con la collaborazione di Stefano de Luca

scene Ezio Frigerio, costumi Franca Squarciapino

luci Gerardo Modica, musiche Fiorenzo Carpi

movimenti mimici Marise Flach, scenografa collaboratrice Leila Fteita

maschere Amleto e Donato Sartori

personaggi e interpreti


Pantalone de’ Bisognosi
 Giorgio Bongiovanni

Clarice, sua figlia Annamaria Rossano

il Dottor Lombardi Tommaso Minniti

Silvio, di lui figliolo Stefano Onofri

Beatrice, torinese in abito da uomo sotto il nome di Federico Rasponi Giorgia Senesi

Florindo Aretusi, di lei amante Sergio Leone

Brighella, locandiere Stefano Guizzi

Smeraldina, cameriera di Clarice Alessandra Gigli

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

Link sito Piccolo Teatro Strehler:

https://www.piccoloteatro.org/it/2018-2019/arlecchino-servitore-di-due-padroni

Link archivio Piccolo Teatro Strehler:

https://archivio.piccoloteatro.org/eurolab/

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Edipo re

Sofocle

A Tebe c’è la peste perché presente l’assassino di Laio. Edipo cerca la verità e si confronta con un indovino. Dalle varie testimonianze Edipo capisce di essere l’assassino del padre e di avere un incesto con la madre. Giocasta, disperata, si toglie la vita. Edipo, sconvolto, si acceca.

Edipo: “Perché, dunque, non dovrei indagare la mia origine?.”

oggetto di scena: manufatto

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Giulio Cesare

William Shakespeare

A Roma, Cesare inizia a preoccupare molte persone, perché troppo potente. Un vecchio gli dice di fare attenzione alle Idi di marzo ma Cesare lo ignora. Si crea un’alleanza contro di lui, tra Bruto, Cassio e Casca. Anche Calpurnia ha delle premonizioni di pericolo verso Cesare, ma questo le ignora e si reca in Senato, dove i cospiratori lo uccidono. Da un lato il triumvirato e dall’altro i cospiratori combattono a Filippi. Lo scontro termina con la sconfitta dei congiurati e la loro morte.

Bruto: ” Fati conosceremo il vostro piacere; che dobbiamo morire, lo sappiamo. E’ solo al quando e al conto dei giorni che l’uomo pensa.”

oggetto di scena: clessidra

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Eleonora Conti

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