La Brigata Brighella reinventa il teatro solidale nei cortili delle case dove l’emergenza continua [Teresa Gabualdi e Federico Pagani]

Foto di Luca Rigon (Brigata Gerda Taro)

Da qualche settimana gli attori della compagnia Dopolavoro Stadera si sono organizzati nella “Brigata Brighella”, affiancandosi ai compagni delle Brigate Volontarie per l’Emergenza, a loro volta sostenuti da Emergency, che da mesi si stanno muovendo in tutta Milano con l’intento di aiutare le persone in difficoltà a causa del Coronavirus. La Brigata Brighella, con il sostegno e il coordinamento di un maestro come Paolo Rossi, ha in progetto di portare il teatro popolare nei cortili di case sparse per la città, sfruttando improvvisazione, affabulazione e la narrazione di fiabe per restituire un po’ di allegria e distrazione in luoghi dove il virus ha fatto danni sanitari e sociali. 

Il debutto è stato a fine maggio in via Barbarava 6, zona Porta Genova, dove, dal cortile di un caseggiato popolare d’epoca, i ragazzi della Brigata Brighella hanno recitato monologhi “a soggetto”, secondo l’antica tecnica recitativa alla quale Paolo Rossi è da anni affezionato e che contribuisce a divulgare. 

Il pubblico si è diviso tra chi sedeva in cortile e chi, affacciato dai balconi, guardava in sicurezza, rispettando le norme sanitarie, ma senza negarsi coinvolgimento e partecipazione (soprattutto da parte dei più piccoli). Un successo che ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno, l’efficacia della tecnica recitativa e soprattutto la bravura dei ragazzi, forti di una grande maturità artistica e di una solida formazione teatrale.

Foto di Camilla Bianchi (Brigata Gerda Taro)

Abbiamo avuto il privilegio di assistere alle prove del secondo spettacolo della Brigata Brighella nel cortile della sede di Emergency in via Santa Croce e, in questa occasione, abbiamo chiesto a Vlad Scolari, coordinatore della compagnia Dopolavoro Stadera, di raccontarci il progetto.

Cos’è la Brigata Brighella?

È un progetto nato all’interno dell’associazione Dopolavoro Stadera in risposta al lockdown che ci ha visto tutti chiusi in casa. Dopo due mesi di attivismo culturale online abbiamo deciso di tornare a stabilire un rapporto dal vivo con il pubblico: mantenendo le distanze e rispettando tutte le regole di sicurezza necessarie, abbiamo pensato a uno spettacolo itinerante da portare nei cortili delle case milanesi. 

Perché avete scelto questo nome?

“Brigata” perché si lega alle Brigate Volontarie per l’Emergenza che dall’inizio del lockdown sono attive in tutta Milano per la distribuzione alimentare e di beni di prima necessità. “Brighella” prende il nome dalla maschera lombarda più conosciuta. Abbiamo scelto un nome che facesse simpatia perché la nostra idea era quella di portare un antidoto all’interno delle case dove avviene la distribuzione alimentare, regalando anche ai più piccoli un momento di gioia e di racconto dal vivo per staccare gli occhi dagli schermi che ci hanno intorpidito in questi mesi. 

Foto di Camilla Bianchi (Brigata Gerda Taro)

Che testi avete scelto?

Abbiamo preso ispirazione dalle fiabe italiane raccolte da Calvino, scrivendo o riscrivendo nuovamente i racconti sotto il titolo di Fiabe d’emergenza, rendendo così le storie contemporanee, per raccontare delle città e del mondo di oggi. Nelle storie c’è sogno e c’è magia, tutto filtrato con ironia e divertimento per coinvolgere il pubblico secondo l’antico potere di affabulazione, che è il teatro più popolare di tutti.

Lo spettacolo ha una struttura fissa o cambia ogni volta?

Per evitare che gli attori entrino in contatto tra di loro abbiamo deciso di raccontare le fiabe in forma di monologhi. Quando abbiamo iniziato ognuno di noi ha preparato una fiaba, con l’idea di accumularne altre man mano che gli spettacoli vanno in scena, così da creare un ampio repertorio di storie per ciascun attore. Solitamente vengono raccontate tre fiabe della durata di 10 minuti l’una, per un totale di mezz’ora. Poi, in base alle reazioni del pubblico e a come gli spettatori interagiscono con la storia e con il narratore, il tempo può variare cambiando forma allo spettacolo e dandogli anche una sua unicità.

Foto di Anna Minor (Brigata Gerda Taro)
Foto di Anna Minor (Brigata Gerda Taro)

Come avete incontrato Paolo Rossi?

Paolo Rossi è venuto a conoscenza del progetto, si è appassionato e ci ha chiesto di incontrarlo. Ci ha proposto di mettere insieme le forze: a lui interessava lavorare con noi perché gli piaceva l’idea di tenersi attivo e reinventarsi in un momento di crisi totale per il mondo dello spettacolo. Per noi è stato estremamente prezioso perché si è offerto di farci da “allenatore”: essendo per noi un po’ il re tra i giullari e i cantastorie ha dato, gratuitamente, a tutti gli attori del Dopolavoro importanti lezioni di teatro. Diciamo che ha voluto premiare la nostra solidarietà essendo solidale con noi. 

Avete avuto un grande maestro…

Il migliore… Inoltre l’incontro è stato fondamentale per la visibilità enorme che ha portato a noi e soprattutto al lavoro che stanno facendo le Brigate Volontarie per l’Emergenza  alle quali ci sentiamo strettamente legati. 

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