Swing Breeze, dancing on the lake [Maddalena Parodi]

Il territorio comasco non è immune (rimanendo in tema di virus e di contagi) alla febbre delle swing dances, che incuriosiscono, attirano ed entusiasmano un numero sempre maggiore di persone. Nasce così l’iniziativa di un vero e proprio festival swing che si inserisce all’interno del Blevio Summer Festival “musica, cibo, sport & cultura”, organizzato ormai già da diversi anni dalla Pro Loco di Blevio in collaborazione con il Comune nel mese di luglio. Swing Breeze si traduce in tre giorni di lezioni di ballo con insegnanti qualificati, splendida musica jazz dal vivo, serate di social dance in riva al lago, dj-set e tanto divertimento nella suggestiva frazione di Blevio sul lago di Como.

Blevio, Como

A presentare il festival è stato intervistato Giorgio Botta, principale organizzatore dell’evento insieme al ballerino Daniele Beretta e Ristorante Momi.

Curiosamente non sei ballerino di professione, bensì un architetto: ti va di parlarci brevemente di come ha avuto inizio questa tua passione per lo swing?

Velocissimo: era un mercoledì ed ero a fare yoga, che finiva alle 9 di sera, e una mia amica mi ha chiesto: “Giorgio, cosa fai adesso? Andiamo ad una festa!”. E io: “va bene, andiamo!” – a me piace anche andare a sorpresa. Mi porta alla Coin, su all’ultimo piano: immediatamente percepisco che c’è musica dal vivo: fiati trombe…e tutti ballavano, sorridendo. Non mi sembrava di essere a Como – senza offesa per Como. Mi sono subito innamorato del mood e delle persone, così eleganti e tutti sorridenti. Ballare mi è sempre piaciuto, e mi sono detto “devo fare il corso di swing!”. Era giugno, e a settembre mi sono iscritto.

Ed ecco che ti sei trovato a mettere in piedi un intero festival. Partiamo dal nome: “swing” ci è chiaro, ma perché “breeze”?

Volevamo chiamarlo tipo Breva, o Tivano, che sono i due venti principali del Lago di Como. Alla fine ci è piaciuta l’idea di chiamarlo “brezza”, che sostanzialmente rappresenta sia la Breva che il Tivano.

Parlaci delle origini del festival: come nasce l’idea di Swing Breeze?

Una volta ero a mangiare al ristorante di Momi, e siccome un anno prima era stata organizzata lì una serata swing ci siamo detti “ma perché non fare qualcosa di più serio?”, ed è nata questa idea del festival. Un anno dopo Momi mi ha chiamato e mi ha detto che c’era la possibilità di organizzare la cosa durante il Blevio Summer Festival; io ho chiamato Daniele e… abbiamo fatto il trio. Il vero esperto è Daniele, ovviamente (ridendo).

Lezioni, serate di social dance, musica dal vivo e competizioni: qual è lo scopo di questo festival?

Diffondere il ballo: la bellezza della musica, dello stare insieme, del muoversi, ma soprattutto il sorriso, che è la cosa principale dello swing. Quando vado a ballare, per esempio, in discoteca – andavo, ormai non ci vado più da una vita – non sempre ho questa sensazione. In realtà quando balli lo swing c’è una felicità bella, che ti cresce dentro e si muove con i passi, non so come dire… È una cosa che ti prende, ti entra dentro e ti fa muovere. È questo lo swing. Poi è bello tornare indietro negli anni, vestirsi in un certo modo…riprendersi il gusto di una volta.

Appassionati di danze swing, professionisti o semplici curiosi: a chi si rivolge il festival?

Si rivolge a tutti: a chi ha voglia di muoversi, di ballare, di stare insieme. Lo scopo è quello di non fare una cosa d’élite come succede a volte in situazioni simili, ma è quello di essere aperti un po’ a tutti. Poi Swing Breeze è nato per contribuire a dare un nuovo impulso al Blevio Summer Festival, che stava diventando una cosa un po’ troppo da notte bianca e un po’ meno da festival musicale vero e proprio. Ci è stato chiesto di realizzare questa cosa per dare un tocco elegante, “pulito” e che smuovesse un po’ di più l’interesse delle persone.

Però il vostro non è il primo festival swing comasco, fino a qualche anno fa c’era lo Swing Crash Festival.

Lo dico con molta sincerità: era il top, un festival meraviglioso, e chiaramente noi abbiamo guardato a quello. Siamo ancora molto lontani dallo Swing Crash: il nostro è organizzato in spazi molto piccoli – che è un po’ anche il suo pregio – però comunque in tre anni ha avuto, e sta avendo, uno sviluppo enorme. Dal primo anno i cui avevamo pubblico da Como, Milano e qualcuno da Bologna, già l’anno dopo abbiamo avuto tantissimi stranieri, (quasi la metà) e, cosa veramente interessante e positiva, 300 persone iscritte ai corsi: un trend di crescita molto alto, per cui l’edizione di quest’anno si preannunciava grandiosa.

Workshop di jazz dances, ma anche sessioni di khala yoga: in che modo sono state pensate le diverse proposte formative?

Vogliamo diversificare sempre più le varie proposte nel ballo: quest’anno era previsto anche balboa, un ballo un po’ più veloce tipo shag. L’idea è quella di ampliare l’offerta formativa anche in rapporto alle persone; e poi sì, collaterale c’era anche un discorso di yoga perché il concetto è quello di coinvolgere il paese al cento per cento, quindi non solo un festival swing nostro organizzato in un luogo qualsiasi, ma entrare con la nostra musica e il nostro mood nel paese. Difatti ci è anche stata data la sala della Società femminile di Mutuo Soccorso, in cui si sono tenuti alcuni dei vari corsi. La volontà era quella di non stare solo a lago, dove c’è la festa, ma portare le persone nel vero cuore di Blevio che si trova nella parte superiore, e far conoscere quindi le stradine e le strettoie di un tipico paesino del Lago di Como.

La danza è il fulcro dell’evento, ma si sa che senza musica non si balla: parlaci dei diversi gruppi che si sono succeduti sul palco di Swing Breeze e raccontaci, se ne avete avute, delle difficoltà di trovare musicisti disponibili di un certo livello.

Difficoltà particolari non ne abbiamo avute, nel senso che di gruppi e band di discreto livello ce ne sono tante: abbiamo avuto gli A26, i The Nine Pennies, Mauro Porro insieme agli Hot Gravel Eskimos, i Milanoans, la Raffaele Cover Swing Band e altri; tutti gruppi delle zone di Como e Milano sostanzialmente.

La vera difficoltà quest’anno è stata trovare gli insegnanti, non tanto per il Covid, ma perché i festival in Europa sono tantissimi e molti hanno già un nome, mentre noi siamo agli inizi… Inoltre c’è bisogno di un notevole sforzo economico per avere insegnanti di un certo livello.

A questo proposito già durante la scorsa edizione i partecipanti hanno avuto l’onore di avere come insegnanti una famosa coppia internazionale di ballerini, Bianca e Nils; la vostra intenzione sarebbe quella di richiamare anche una bella fetta di pubblico estero?

Sì. Gli insegnanti fra Como e Milano sono quelli che “girano” da tempo, quindi ci sembrava importante dare al festival “un’impronta internazionale”. Di fatto con il secondo anno siamo arrivati al 40% di presenze estere. Vogliamo puntare soprattutto a proporre un’offerta più ampia e diversa alla gente del posto -comaschi, milanesi ecc. – e poi diventare sempre più internazionali, cosa che di fatto è il turismo comasco. Per la prima edizione non abbiamo fatto nessuna pubblicità internazionale, ma anche poco nazionale, perché era una prova: nonostante il grande entusiasmo volevamo capire come sarebbe andata a finire. Abbiamo pubblicizzato sostanzialmente Como e Milano, e solo un pochettino nel resto d’Italia… Anche perché la proposta ci è stata fatta tre mesi prima, che è pochissimo per organizzare un festival, per cui non ce la siamo sentita di coinvolgere tante persone da fuori. Ci siamo detti “se poi va male, almeno rimane una cosa circoscritta” (ridendo). E invece l’anno scorso abbiamo avuto la sorpresa di avere gente dalla California, da… dal mondo!

Quindi dal punto di vista della partecipazione la prima edizione è stata un successo, e la seconda un successone: che progetti avete per le prossime che verranno?

Per la prossima edizione erano previsti un’altra pista per balboa, oltre a quella di lindy hop nella piazza della chiesa, più corsi, e soprattutto la serata after, da mezzanotte alle 4 del mattino per intenderci, che c’è sempre nei vari festival e che è sempre ben frequentata perché lo swing si balla ininterrottamente per ore fino a tardi. Erano previsti due after, il venerdì e il sabato notte, nella palestra del paese addobbata a dovere. Inoltre per questa edizione avevamo già contattato diverse band di caratura internazionale.

Blevio però è un piccolo paesino: avete preso in considerazione l’idea di optare per una location più grande?

No, ci piace così. Metteremo a numero chiuso. Anche perché i partner sono quelli, il luogo è quello… Cambiare vuol dire snaturare un po’ lo Swing Breeze, vorrebbe dire dargli un altro nome e fare un altro festival. Sarebbe bellissimo ridare vita allo Swing Crash Festival, quello è il mio sogno da sempre…però vediamo, non si sa mai nella vita, ma per ora va bene così.

A numero chiuso come funzionerebbe? Chi prima arriva meglio alloggia?

Sì, sarebbe così. Stabilire dei criteri e fare una selezione sarebbe complicato; ci abbiamo pensato tanto, però alla fine… se una persona ci tiene lo prenota subito, altrimenti andrà ad altri festival. Per questo purtroppo non possiamo farci niente. L’obiettivo è quello di evitare di pestarsi continuamente i piedi in pista: l’anno scorso abbiamo deciso di dare, a chi acquistava il biglietto della serata, una spilla per accedere alla pista che si potesse togliere e dare a qualcun altro; è stata un’idea interessante, secondo me, perché in questo modo anche chi non è riuscito a comprare il biglietto ha avuto l’opportunità di farsi due giri in pista. Inoltre c’era un’altra pista, molto più piccola, ma che comunque era fruibile in maniera gratuita e quindi a disposizione di chiunque volesse ballare.

Una domanda forse un po’ scomoda, parliamo di costi: si tratta di spese elevate? E a chi va il ricavato, se ve n’è uno?

Innanzitutto è puro volontariato, e ricavarci dei soldi è molto difficile. Sarebbe giusto che chi ci dà una mano fosse il primo ad avere un ritorno economico, per lo meno per rientrare nella somma che ci ha donato, quindi lì non ci siamo ancora. Per il resto è la passione che muove tutto: il tempo da dedicare è veramente tantissimo, si inizia con l’incoscienza di chi parte con il vento in poppa e poi alla fine si arriva a dare l’anima.

I costi ci sono, per organizzare un festival di queste dimensioni vanno impiegate diverse migliaia di euro.

E poi un ritorno c’è?

Un ritorno c’è: con i biglietti, con le lezioni ecc. Chiaramente non vai a coprire la cifra, che è coperta da chi ci supporta, ossia la Pro Loco con il comune di Blevio e soprattutto Momi, che come ristorante ci dà un appoggio importantissimo, perché copre i buchi. Metti che piova per tre giorni: tu le grosse spese le hai fatte – pagato gli insegnanti, pagato una cospicua percentuale alle band, prenotato i voli, acquistato i biglietti – e chi si prende questo rischio? Inoltre abbiamo il servizio battelli che da Como portano a Blevio e ritorno, alle 4 del mattino di sabato; a parte che è molto romantico, ma è anche un servizio fondamentale, datoci dal Comune e dalla Pro Loco, di cui si può usufruire pagando un ridottissimo biglietto.

Però per quanto ci è dato sapere non c’è un ritorno totale, e di sicuro si tratta di puro volontariato. In cambio abbiamo dato magliette, diverse cose, e naturalmente gli ingressi in pista. C’è da dire che il primo anno siamo partiti io, Daniele e Momi; l’anno scorso si sono aggiunti Simona Bernabei e Sergio Beretta, fratello di Daniele, mentre quest’anno ci hanno aiutati anche gli insegnanti Simone Tancredi, Jenny de Notariis e Lara Filastò e la giovane Clara Bottelli. Una bella iniezione di forze perché è diventato molto impegnativo: sponsor, band, insegnanti, prenotazioni varie, palchi, strutture di copertura, spazi per l’after party, trasporti… poi tutti i gadget e le magliette. Una cosa veramente, veramente impegnativa.

I volontari chi sono stati principalmente?

Oltre a coloro che ho appena nominato abbiamo previsto di coinvolgere tutta una serie di persone che ovviamente vengono dal mondo dello swing, perché se non balli swing non dai del tempo gratuito così, non capisci il motivo profondo di questa cosa.

Un aspetto importante dell’edizione di quest’anno su cui mi vorrei soffermare è che abbiamo pensato di legare Swing Breeze all’ecologia: già l’anno scorso abbiamo utilizzato bicchieri riciclabili per quanto riguarda le consumazioni del bar, ma è stato un disastro.

Confermo, non si riusciva a staccarli…!

Infatti. Quest’anno volevamo prendere le borracce in metallo oppure, come fanno in Svizzera, dare ai clienti un bicchiere chiedendo una somma in più che viene restituita se il bicchiere viene riportato indietro a fine serata: in questo modo non si lasciano in giro e i rifiuti evitano di finire nel lago.

Inoltre c’era anche l’iniziativa, sempre legata al festival, di ripulire le sponde del lago in kayak circa un mese prima l’inizio di Swing Breeze: si tratta di un festival sul lago e l’idea di pulire le spiaggette e gli scogli vicino al paese in canoa ci sembrava simpatica. Perché insomma, molta gente non porta via i rifiuti dopo aver bivaccato, e quando piove i fiumi che scendono dalle colline e dalle montagne portano nel lago tanta sporcizia che va a depositarsi a riva. L’idea è quindi quella di legare l’evento Swing Breeze anche ad un’attenzione e ad un pensiero ecologico sul lago: erano due anni che ci pensavamo, e finalmente ora l’abbiamo resa una cosa possibile.

Sappiamo che quest’anno il festival non si terrà a causa dell’emergenza Covid-19: pensi che la prossima edizione si potrà svolgere senza problemi?

Sicuramente sì! Faremo una bella edizione. Troveremo il modo di farla.

Anche nel caso in cui vengano richieste delle limitazioni?

Sì, perché se questo sarà il nuovo modo di vivere, noi lo vivremo. Anzi: lo balleremo.

E dunque, qualche anticipazione su questa bella edizione 2021?

Abbiamo un anno di tempo per pensare alla prossima edizione e per trovare nuove idee, però già quello che avevamo pensato per il 2020 è davvero tanta roba. Di sicuro sarà un’edizione 20-21, cioè sarà un’edizione con forza doppia, che si porta dietro quello che non è stato quest’anno. Poi vediamo, perché le idee sono veramente tante, e avendo un anno in più per pensarle qualche modifica ci sarà sicuramente… spero non legata alle condizioni limitative del Covid, ma ad idee fantasiose! Abbiamo detto “facciamo l’edizione 20-21” perché è un peccato non pensare al 2020, che è saltato ma non ce lo siamo perso: semplicemente lo traghettiamo all’anno successivo. A me non piace dire “edizione 2021 e basta”, e troveremo il modo di far stare due anni in uno!

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