La riscoperta del reale “The Repetition. Histoire(s) du théâtre (I)” [Lucia Catalini]

Articolo curato da Lucia Catalini

Foto di Hubert Amiel

10 Maggio 2019; Piccolo Teatro Strehler di Milano.

Per qualche giorno al Piccolo Teatro di Milano è andata in scena l’opera The Repetition. Histoire(s) du théâtre (I), del regista e drammaturgo svizzero Milo Rau.

Artista eclettico e vivace, Milo Rau ha saputo trovare un suo linguaggio per parlarci dei giorni nostri. Studia sociologia, lingua a letteratura tedesca e romanistica a Parigi, Berlino e Zurigo. Nelle opere pubblicate dall’inizio della sua carriera si identifica una lettura sociologica ormai tipica nel suo lavoro, una visione di osservazione storica molto attenta e di indagine di ciò che accade, come per esempio per Last Days of the Ceausescus del 2009. Eventi della realtà vengono riscoperti e letti con una lente di ingrandimento, un focus sulla vita vera. Episodi della storia, della politica e dell’attualità vivono nuovamente di fronte al pubblico tramite il taglio provocatorio e analitico del regista. Proprio questa è la chiave stilistica che rende fruibile e nitida l’informazione e dà nuova vita all’evento. Milo Rau tramite un approccio teatrale d’avanguardia mostra la realtà documentandola. L’esattezza e la precisione con cui il reale viene mostrato determina già la sua drammaticità, la riscoperta della violenza e il suo incredibile fascino.

Lo spettacolo mette in scena, tramite un approccio visionario e inaspettato, un vero fatto di cronaca nera. Si tratta dell’omicidio di Ihsane Jarfi, avvenuto a Liegi in Belgio, nell’Aprile 2012. La vittima è un giovane belga di origini magrebine, omosessuale. La vicenda si svolge fuori da un locale gay. Una macchina accosta, i giovani sull’auto chiedono qualche informazione, finiscono per denigrare Ihsane per la sua omosessualità, lo picchiano fino alla morte e lo abbandonano per strada agonizzante, sotto la pioggia. La storia parla di omofobia, ma più in generale di odio per ciò che si considera diverso. L’incapacità di concepire il rispetto per la molteplicità imbruttisce l’uomo fino a renderlo incosciente, brutale. Questa notizia ha le sembianze di migliaia di altre storie, una ripetitività agghiacciante, che sottopone il pubblico alla realtà.

Foto di Hubert Amiel

Centrale nella visione del regista, è l’aspetto della ripetizione, quella tra vita e teatro, e tra teatro e sé stesso. Ogni sera che lo spettacolo va in scena, l’attore muore, ogni volta, per poi rivivere e rimorire davanti a tutti. Che sguardo dare alla realtà quando è sgradevole, triste o difficile da affrontare? Una scelta coraggiosa è quella di evitare il tono sentimentale e quindi il trasporto emotivo nel pubblico, tentando invece la strada dell’indagine, di studio, osservazione dei fatti. Tramite un ritmo incalzante lo spettacolo porta avanti simmetricamente l’analisi e l’atto scenico, che riproduce lo svolgimento dell’omicidio. A scene di azione attoriale e dialogo si alternano interviste ad amici e parenti di Ihsane, che puntualmente si siedono nella postazione di ripresa. In palcoscenico pochi elementi, sedie, tavoli, un’auto, attori e cinepresa. Presente infatti anche un cameraman sul palcoscenico che segue le riprese, mostrate in diretta su uno schermo. La rappresentazione assume quindi più forme e linguaggi, musica, corpo e cinema, per comunicare in modo sempre più completo.

Foto di Hubert Amiel

Spogliare la realtà, cosa significa? Saper osservare, capire ciò che ci accade intorno, ma soprattutto avere il coraggio di guardare con verità, non voltare lo sguardo. Questo è l’intento di Milo Rau, mettere a nudo la vicenda, costringere gli eventi a dispiegarsi come non sapessero di essere ripresi, focalizzandosi su alcuni dettagli perché possano essere capiti. Portare in scena la violenza è un’impresa delicata. Le realtà inaccettabili come questa, sono parte integrante della storia e un tema più che mai d’attualità. In un equilibrio di tensione e leggerezza l’opera giunge al suo epilogo. Viene posto il quesito sul senso del teatro. Sul palcoscenico un solo attore, una sedia, appeso vi è un cappio. Ad alta voce informa il pubblico di ciò che sta per fare. Salirà sulla sedia, afferrerà la corda e si metterà il cappio al collo, si farà cadere in avanti e la sedia scivolerà all’indietro, lui rimarrà appeso e resisterà per pochi secondi. Se qualcuno si alzerà per salvarlo, lui vivrà, altrimenti morirà. Questo è il fulcro della riflessione. Avere il coraggio di agire, condividere l’orrore, esserne consapevoli, vergognarsi, ma vivere ed espiare le proprie colpe, guadagnare nuova vita, ripetere.

https://www.youtube.com/watch?v=5ocyK15AtTs

The Repetition. Histoire(s) du théâtre (I)
ideato e diretto da Milo Rau
testo a cura di Milo Rau e della compagnia
drammaturgia e ricerche Eva-Maria Bertschy
scene e costumi Anton Lukas
video Maxime Jennes, Dimitri Petrovic
suono Jens Baudisch
luci Jurgen Kolb
con Sara de Bosschere, Sébastien Foucault, Johan Leysen, Tom Adjibi, Suzy Cocco, Fabian Leenders
production management Mascha Euchner-Martinez, Eva-Karen Tittmann
team tecnico per la tournée: camera Jim Goossens-Bara, Maxime Jennes, Moritz von Dungern; luci Sylvain Faye, Sebastian König; suono Pierre-Olivier Boulant, Jens Baudisch; sovratitoli François Pacco
tour manager Mascha Euchner-Martinez
produzione International Institute of Political Murder (IIPM), Création Studio Théâtre National Wallonie-Bruxelles
con il supporto di Hauptstadtkulturfonds Berlin, Pro Helvetia, Ernst Göhner Stiftung e Kulturförderung Kanton St.Gallen
coproduzione Kunstenfestivaldesarts, NTGent, le Théâtre Vidy-Lausanne, le Théâtre Nanterre-Amandiers, Tandem Scène Nationale Arras Douai, Schaubühne am Lehniner Platz Berlin, le Théâtre de Liège, Münchner Kammerspiele, Künstlerhaus Mousonturm Frankfurt a. M., Theater Chur, Gessnerallee Zürich, Romaeuropa Festival
Spettacolo in francese e fiammingo con sovratitoli in italiano

Link sito Piccolo Teatro Strehler:

https://www.piccoloteatro.org/it/2018-2019/the-repetition-histoire-s-du-theatre-i

Woyzeck

Georg Buchner

“BARACCONI. LUCI. FOLLIA.”

Franz, umile soldato, presta servizio come barbiere per il Capitano. Maria, la compagna. I due hanno un bambino. Woyzeck si sottopone, per qualche soldo a degli esperimenti, presso il dottore. Il Capitano allude ad un possibile rapporto tra la ragazza e il Tamburmaggiore. Questa notizia determina la svolta del dramma. La perdita di lucidità. Il dubbio di un tradimento. L’incertezza, le allucinazioni. Franz Woyzeck si aggrava e tutto sembra crollare come in un vortice. L’atto estremo.

Maria: “Come è rossa la luna che spunta

Franz: “Come un ferro insanguinato”.

Oggetto di scena: Lametta, rasoio.

Il Ritorno a Casa

Harold Pinter

Salotto in un sobborgo inglese. Famiglia di soli uomini. Max ha tre figli. Teddy, il più grande, professore universitario in America, fa visita alla famiglia e presenta la moglie Ruth. Le dinamiche che seguono al loro incontro si evolvono velocemente fino ad arrivare ad un perverso epilogo. La donna si concede alle avance dei fratelli del marito, le gradisce e ha un crescente atteggiamento erotico verso di loro. Ruth non tornerà più dai suoi figli, rimarrà dalla sua “nuova famiglia”, si prostituirà e sfrutterà i loro istinti e pulsioni per ottenere qualunque cosa lei desideri.

Max: “Non sono vecchio, io. Mi hai sentito? Baciami.”

Lei continua ad accarezzare la testa di Joey, leggermente.

Oggetto di scena: Boccetta di profumo con tappo a forma di rosa.

Lucia Catalini

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