Nella tana del Lupo! [Martina Forni]

Il teatro di marionette di Teodor Borisov


Quando ero piccola e sentivo raccontare la fiaba di Pinocchio, non avrei mai immaginato che un giorno mi sarei ritrovata dinnanzi a Mangiafuoco in carne ed ossa, con tanto di marionette al seguito!

È Teodor Borisov, artista e marionettista di fama internazionale. Lui stesso si definisce “un Mangiafuoco bulgaro”, e a buon diritto, aggiungerei.

Una lunga treccia di capelli neri come piume di corvo, una folta barba ed un paio di baffi uncinati addobbano un volto abbronzato, dall’espressione acuta ma bonaria. Pare una figura congelata nel tempo, con quella camicia inamidata e le bretelle, i pantaloni alla zuava ed un curioso paio di ciabatte in pelle nera. Un eccentrico ma azzeccatissimo cappello a cilindro completa il tutto.

Dopo la laurea all’Accademia Nazionale di Teatro e di Cinema di Sofia come Attore e regista per il teatro di marionette, ha collaborato con numerosi teatri e accademie, fra cui il Teatro La Fenice di Venezia, per la messa in scena di Due viaggi di Gulliver tra isole e musiche,e il DAMS di Bologna. Attualmente gira il mondo esibendosi nei più importanti festival con il suo spettacolo Storie e Meraviglie, assieme all’ incantevole compagnia di marionette da lui stesso fabbricate.

Ho avuto l’onore di conoscere questo straordinario artista grazie alla compagnia teatrale CTF, con la quale collaboro da alcuni anni. Nell’estate del 2019 è stato organizzato un laboratorio della durata di tre settimane, volto alla realizzazione di una marionetta in perfetto stile “Lupo Bulgaro”, nome d’arte del maestro. Quest’esperienza ha dato modo a noi partecipanti di conoscere ogni sfaccettatura del lavoro e  del carattere di Teodor: l’artista, l’artigiano, il poeta, l’essere umano, il bambino…

Uno dei momenti che ricordo con maggiore entusiasmo è il primo incontro con Lupo: il maestro ci regala il suo spettacolo, nella luce soffusa della nostra sala prove. Credo che nulla avrebbe potuto preparami a ciò che ho visto quella sera. La magia che Teodor ha saputo creare è quasi indescrivibile.

Assistiamo ad uno spettacolo diviso in sette piccole storie, sette mondi di meraviglia ed incanto, che appaiono e scompaiono nel giro di pochi minuti, uniti dalla musica.

Il primo ad entrare in scena è un Pulcinella dallo sguardo curioso e leggermente inquietante, una piccola figura bianca che ci saluta con la minuscola mano di legno.  Ricambiare il saluto viene quasi spontaneo, un gesto semplice che ci riporta indietro nel tempo, insegnandoci a dialogare con la naturalezza e la spontaneità di un bambino. E proprio come bambini ci stupiamo di fronte alle prodezze di questa marionetta, capace di muoversi come un acrobata, lanciare in aria oggetti e addirittura di manovrare a sua volta una marionetta più piccola.

«Questa è la prima marionetta che ho costruito», ci dirà Lupo a fine spettacolo, «Tutto è partito da qui, da un saluto.».

A mio parere, la potenza di questo spettacolo nasce proprio dalla commistione di un’incredibile maestria tecnica nell’animazione delle marionette e di una poetica semplice e diretta, ma che sa colpire nel segno. Le storie di Teodor Borisov arrivano dritte al cuore, a quel fanciullino che vive, più o meno assopito, nel corpo di ognuno di noi. Ed ecco che dunque quella parte più tenera e nascosta della nostra anima si lascia incantare dai passi di danza di una ballerina dagli occhi grandi, da un forzuto gladiatore che si commuove per la morte di un fiore, o ancora, da un omino di legno che non sa prendere una decisione e, invecchiando e rattrappendosi, ci rammenta di non aspettare che sia la vita a scegliere per noi.

Storie e Meraviglie è un piccolo grande capolavoro, una poesia che comunica con il linguaggio del gesto, della musica e della figura, attraverso la passione e la dedizione del re degli artisti di strada.

Prima di prendere in mano sgorbie e scalpelli per iniziare a costruire, Lupo ci narra la storia di questo genere teatrale: «Il teatro di figura è tutto ciò che è intorno a noi. Viene da noi, viene dall’energia del pianeta, tutto quanto è teatro di figura. La marionetta è la regina del teatro di figura e, quando la animi, diventa viva. Secondo qualcuno la prima marionetta è apparsa con la nascita del primo bambino, perché la madre per allattarlo ebbe bisogno di attirare la sua attenzione. Secondo qualcun’altro le prime figure furono utilizzate dagli sciamani dell’Africa centrale durante i loro rituali. Una teoria è bianca e l’altra è nera, entrambe molto affascinanti.».

Dopo questa introduzione ed una breve lezione di microdrammaturgia, grazie alla quale apprendiamo come organizzare la messa in scena e in che modo prenderci cura del personaggio, il maestro ci mostra gli strumenti del mestiere. Tra le innumerevoli sgorbie, seghe elettriche e coltellini c’è un oggetto che attira la mia attenzione. Pare di fattura artigianale, è lungo qualche centimetro ed ha un manico di legno piatto che termina con una punta in metallo dalla forma bizzarra. «Questo è il mio primo attrezzo», ci dice Lupo prendendolo in mano, orgoglioso: «L’ho fatto io quando ho iniziato e non potevo permettermi di acquistare altri strumenti. E’ il mio preferito.».

Nelle tre settimane seguenti ci dedichiamo alla costruzione delle marionette, sotto l’esperta guida di Teodor. Dopo aver scelto la tipologia di personaggio che si desidera realizzare, si passa alla sgrezzatura del legno di tiglio (il più adatto a questo tipo di lavorazione), si scolpiscono le mani e la testa, con eventuali occhi e mandibola mobili, il busto ed infine gli arti e i piedi.

Una nota di merito va al particolare tipo di manubrio inventato e sviluppato dall’artista nel corso degli anni, studiato in modo tale da rendere la relazione tra marionettista e marionetta il più diretta e fluida possibile. Lupo ci insegna a costruirlo e ce ne spiega le funzionalità.

Il passaggio finale, il più atteso, è quello di unire i pezzi con articolazioni in legno e fil di ferro, collegare e calibrare i fili ed infine dare un tocco di colore dove serve.

Due marionette realizzate durante il laboratorio

Credo che solo dando vita alla propria personale marionetta, lavorando duramente per settimane, si riesca a comprendere l’origine dell’amore che lega questo artista al suo lavoro e alle sue creature.

Vedere i primi passi incerti del corpo di legno appena creato è un po’ come osservare i primi passi di un figlio. La marionetta rappresenta una parte dell’anima del burattinaio, un’emozione a cui si fa dono di una forma e di un corpo, un essere che per metà è cuore e per metà corazza, che incanta, scuote e intenerisce. Come tirato da fili invisibili, chi osserva queste creature ricade nel loro incantesimo, riscoprendosi ogni volta teneramente e incontestabilmente umano.


L’Edipo Re di Sofocle

Il morbo della peste avvelena la città di Tebe ed i vati rivelano che punire i rei della morte del precedente re Laio è l’unico modo per debellarla. Deciso a trovare il colpevole, Edipo interroga l’indovino Tiresia e preso dal sospetto, domanda chiarimenti alla moglie Giocasta e ad un vecchio servo di Laio. Unendo i vari racconti egli comprende di essere non solo l’omicida ma anche il figlio di Laio, nonché lo sposo ed il figlio di sua madre Giocasta. Edipo, disperato, si toglie la vista.

L’Antigone di Sofocle

Antigone, figlia di Edipo, compie un gesto imperdonabile dalla legge della polis, seppellendo il cadavere del fratello Polinice, colpevole di aver tradito la propria città. La fanciulla, pur essendosi fatta portatrice della legge divina, viene condannata ad essere sepolta viva dallo zio Creonte. Questi, avvisato dall’indovino Tiresia della diffusione di un miasma dovuto alla salma insepolta, ritira in seguito le proprie accuse. È troppo tardi, poiché Antigone si è già data la morte.

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