ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI

UN GIULLARE MODERNO

E

LA SUA COMMEDIA TEATRALE-SOCIALE [Sabrina Lotti]

Arlecchino servitore di due padroni

Compagnia Cantina Rablè – Regia Carlo Boso con David “Zanza” Anzalone

La commedia è ambientata a Milano nel 1947, in un contesto del dopoguerra grigio, chiuso ai sentimenti e in balia del mondo degli affari che la fa da padrone. La scena si apre su Arlecchino e ce lo presenta di ritorno dalla guerra, accompagnato da un cantastorie che canta sulle note di “Fischia il vento”. Subito dopo veniamo introdotti in casa del Cavalier Bagnasco, un imprenditore edile e finanziere disonesto, durante la promessa di matrimonio tra sua figlia Clarice e Silvio, figlio dell’Onorevole Roma, un matrimonio possibile solo grazie alla morte di Calogero Vizzini, importante mafioso siciliano a cui Clarice era stata promessa. Tale morte è avvenuta a causa della sorella di lui, Beatrice, ad opera dell’amante di quest’ultima, Lucky Lucania, esponente della mafia italo-americana. Con un colpo di scena si presenta di fronte ai personaggi attoniti Vizzini in persona giunto a Milano per conoscere la sua sposa. In realtà costui si rivelerà essere, alla fine, Beatrice, arrivata in città nelle vesti del fratello per ritrovare il suo amore fuggito proprio lì per nascondersi dalla polizia. Nessuno però ha tenuto in conto Arlecchino, un reduce della campagna di Russia, affamato dalla guerra, astuto e facilmente incline alla bugia per sopravvivere e soddisfare la fame della pancia che gorgoglia, il quale si innamorerà di Jessica, servetta di Bagnasco, e servirà contemporaneamente due padroni: Beatrice e Lucky Lucania, ovviamente entrambi inconsapevoli. Il servitore aiutato da Brasco, il locandiere, in un continuo pasticciare le vicende politiche e amorose dei personaggi e creare guai su guai nel tentativo di sgarbugliarsi dalla matassa di situazioni assurde, tra furbate, battute, sparatorie e colpi di scena alla fine sarà colui che svelerà la vicenda e risolverà la trama. Lo spettacolo si chiuderà, dopo una breve riflessione di Arlecchino sul destino della povera gente e il solo desiderio di saziare la fame, con il coro di tutti i protagonisti al suono della musica iniziale “Fischia il vento“.

ATTORI-PERSONAGGI:

  • David Anzalone – Arlecchino
  • Francesca Berardi – Jessica
  • Marco Chiarabini – cantastorie/Brasco
  • Erika Giacalone – Beatrice/Calogero Vizzini
  • Teo Guarini – Onorevole Roma
  • Andrea Milano – Silvio Roma
  • Michele Pagliaroni – Lucky Lucania
  • Cinzia Brugnolo – Clarice Bagnasco
  • Andrea Pellizzoni – Cavalier Bagnasco

MASCHERE:

  • Stefano Perocco

SCENE :

  • Erica Marchetti

COSTUMI:

  • Sonia Signoretti

Questa trasposizione del servitore di due padroni di Goldoni non cambia solo l’ambientazione, l’Italia della fine anni ’40, ma porta in scena anche tutta una serie di situazioni politiche e sociali degli anni ’50 e di oggi, evidenziando due aspetti molto importanti della storia italiana moderna. Il primo è la nascita della repubblica, una repubblica simbolo di speranza per il popolo ma che si rivelerà ben presto un’illusione di democrazia. La nuova Italia sarà finanziata dal piano Marshall, il quale farà nascere avidità e fame di potere in quelle categorie che hanno alla portata di mano i fondi statunitensi e che porterà con sé, fin dall’inizio, le contraddizioni della società attuale. Queste categorie, e le loro trame poco lecite, vengono portate in scena da quattro personaggi, i cui nomi risultano alquanto evocativi:

  • Pantalone de’ Bisognosi, che qui diventa il Cavalier Bagnasco, rappresentante il mondo dell’imprenditoria, degli appalti edilizi, interessato ad avere appoggi politici dall’Onorevole Roma;
  • il Dottor Lombardi sarà l’Onorevole Roma, simbolo della politica corrotta che sfrutta gli interessi pubblici per soddisfare interessi privati;
  • Lucky Lucania e Calogero Vizzini, rispettivamente Florindo Aretusi e Federigo Rasponi nella versione goldoniana, la mafia che conclude affari sia con l’imprenditoria che con la politica.

Il secondo lato della medaglia è il povero popolo italiano: affamato, senza possibilità di far valere i propri diritti, che deve “arrabattarsi” per soddisfare bisogni e necessità primarie e viene rappresentato in questo spettacolo da Arlecchino, un reduce disoccupato, traumatizzato dalla guerra, uscitone lesionato fisicamente, che ha sofferto la fame e ora cerca di sopravvivere al servizio dei prepotenti nuovi padroni, corrotti e che nulla hanno mutato rispetto ai precedenti. Proprio Arlecchino, a conclusione dello spettacolo, rivolgendosi al pubblico, farà un monologo che evidenzierà gli intrighi loschi del potere e mostrerà, attraverso riferimenti volutamente schietti e provocatori, le contraddizioni derivate dal piano Marshall e le penose misure anti-crisi del nostro governo. Alla fine però invocherà la speranza in un’Italia più giusta che “tenga conto di tutti gli arlecchini, che riempia loro la pancia così che possano dedicarsi all’amore e alla società”.

Uno spettacolo con semplici e funzionali scenografie, composte da pochi pannelli di stoffa bianchi e un cartello che viene girato e cambia indicazione del luogo delle scene: casa Bagnasco, la strada o la locanda. Una commedia che abbatte la quarta parete grazie alle interazioni di Arlecchino col pubblico e ai siparietti musicali che intervallano le scene, in cui cantastorie, attori e spettatori co-partecipano; la messa in scena mantiene sempre attiva l’attenzione e rende partecipi di un’aspetto della nostra società, portato sul palco per mezzo di tempi comici perfetti, battute argute ed equivoci inverosimili, facendo palesare nelle persone le paure e i pregiudizi che vivono nel relazionarsi sociale, e allo stesso tempo strappano risate per liberare, esorcizzare, e renderci coscienti delle contraddizioni così da superarle. Ciò che colpisce di più però è l’attore protagonista, David Anzalone, in arte Zanza, un attore comico affetto da tetraparesi spastica, con problemi ai quattro arti e difficoltà nel parlare, ma che regge perfettamente la scena e sa conquistare il pubblico. David crea un Arlecchino quasi grottesco ed esasperato, un vero giullare moderno e portavoce del teatro sociale, che tramite ironia e frecciatine mette a nudo le ipocrisie della politica, della società e di noi stessi, per permetterci di affrontarle. Ma Zanza non si limita solo a questo, portando in scena il suo handicap e allo stesso tempo quello di Arlecchino, causato dalla guerra, spinge ognuno di noi a rapportarsi con qualcosa a cui spesso non siamo abituati a interagire, ovvero la disabilità; mette così in luce le contraddizioni che vi sono nel nostro concetto di normalità. “La normalità non esiste, esistono solo moltitudini di diversità”, afferma David che dissolve così il luoghi comuni sull’handicap e ironizzando anche in modo molto forte, come in una delle scene finali in cui eseguirà un inseguimento in carrozzella, con la sua comicità, umanità e talento crea un intenso legame con il suo pubblico e ne smuove l’animo sia come David sia come Arlecchino, entrambi il giullare moderno che scuote la società con disinvoltura in scena e sfatando il mito che in teatro serva una dizione perfetta e totale capacità di movimento.

Carlo Boso: “Il teatro è politica, la commedia dell’arte permette agli umili e ai meno abbienti di avere il diritto di parola e di criticare il potere per mezzo dell’azione eversiva della rappresentazione. In ogni epoca il teatro è stato un atto eminentemente politico: l’arte di governare la polis, di governare la città e gli altri e l’arte di porre rimedio al malgoverno da parte di chi gestisce la nostra esistenza, con l’aiuto di in’arma invincibile, l’ironia”.

David Anzalone: “Giocando con il mio corpo spastico e mettendolo in azione totalmente in scena, ho avuto chiara l’idea che le parole raccontate acquistavano un’incisività maggiore”.

“L’ironia mi permette e permette al pubblico di vedere le cose da una prospettiva diversa, quindi anche la follia che ci circonda può essere raccontata in modo artistico. Se pensate che il mio incontro col teatro/handicap è stato quando, da piccolo, raccontavo storielle a vecchietti sordo-muti, è chiaro che il mondo intorno a me è sempre apparso estremamente artistico”.

http://www.zanza.it/index.htm

LE TRE SORELLE

di Anton Cechov

Tre sorelle vivono in una città di provincia col fratello Andrej nella speranza di tornare a Mosca e abbandonare le loro vite insoddisfacenti. Svanita tale speranza, è riservato loro un grigio destino: Olga diviene malvolentieri preside del ginnasio; Masa tradirà il marito con un colonnello che dovrà partire a causa del trasferimento dell’esercito; Andrej infelice nel suo matrimonio perderà ad azzardo e Irina vedrà sfumare il matrimonio con Tuzenbach, ucciso in duello, e si trasferirà per lavoro nell’illusione che la soddisfi.

ASPETTANDO GODOT

di Samuel Beckett

Didi e Gogo, due vagabondi, aspettano sotto un albero un certo Godot, non avendo idea di chi sia ma sperando che possa svoltare loro la vita, o almeno la nottata, e nell’attesa incontrano Pozzo, padrone spietato e il servo Lucky, tenuto al guinzaglio. Giunge un ragazzino che comunica loro che quella sera Godot non arriverà ma certamente passerà quella successiva. La sera dopo si ritrovano in attesa sotto lo stesso albero ma anche stavolta arriverà il ragazzino a comunicare loro che Godot non passerà nemmeno quella sera.

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