Dietro Winnie… Le stelle [Francesca Trovato e Arcangela Varlotta]

“Una volta, a una prova […], ho visto Giorgio inerpicarsi per andare vicino a Giulia e sussurrarle qualcosa all’orecchio. Le aveva detto, Giulia me lo disse dopo, che dietro le sue spalle c’erano le stelle che lui aveva inventato per lei, per riempire il cielo buio della notte di Winnie: un segno di speranza.”

Carlo Battistoni

Giorni felici: il Beckett, l’unico, di Strehler da sempre significa Giulia Lazzarini.

È a quell’immagine di Giulia, “incastonata” come una pietra preziosa nello scrigno creato da Frigerio che va la mente di tutti noi, quando pensiamo a questo spettacolo. Giulia Lazzarini, quarant’anni di teatro a fianco di Strehler: “Basta sfiorarti e suoni” diceva Strehler a Giulia e può esserci miglior complimento per un attore?

Cosi nacquero un Beckett e una Winnie mai sentiti e mai visti. Una luce cruda inondava un deserto di sabbia tanto bianca da sembrare finissimo sale. La cinquantenne casalinga Winnie, maritata a un monosillabico Willie, ininterrottamente parlava da sola, a sé stessa.  Il bilancio della sua vita era una catastrofica, spaventosa sconfitta. Eppure, Winnie non si dava ancora per vinta. Nella sua memoria, Winnie aveva conservato ricordi di tante piccole, apparentemente insignificanti, felicità. Winnie era viva. Non stava affondando nel vuoto, ma coraggiosamente lottava per non lasciarsi soffocare dal deserto di sabbia, per non soccombere. E alla fine Winnie aveva vinto.

Quando nell’allestire Giorni felici io sottolineai, senza una parola in più ma con un accento gestuale, la volontà di vivere “fino all’ultimo” della protagonista, Winnie, alcuni critici tedeschi sottolinearono questo fatto con grande e insolita meraviglia per questo ottimismo assegnato alla comune e creduta disperazione di Beckett. Ricevetti allora alcune righe da Beckett stesso che mi diceva di essere estremamente curioso e di volere venire a vedere lo spettacolo e che comunque, per lui, in un modo o nell’altro i suoi personaggi vogliono sempre affermare la Vita, aggiungendo: “Anche se è forse la peggiore delle condizioni possibili”.



ARTICOLO “IL MIO INCONTRO CON BECKETT” DI GIORGIO STREHLER scritto per il quotidiano La Stampa il 27 dicembre 1989, dopo la morte di Beckett
 

Perché Strehler non accettava, non poteva rassegnarsi a quello che gli sembrava il negativismo assoluto di Beckett e da un certo punto di vista niente gli era più distante. E cercava di recuperare questa lontananza con un firmamento inventato e con il canto finale di Giulia, quel valzer della Vedova allegra con il quale Winnie-Giulia non la dava vinta al destino. Su questa volontà di resistere, di sopravvivere a ogni costo Giorgio ha costruito moltissimo a cominciare dalla richiesta fatta all’attrice di parlare veloce perché "se parli svelto – le diceva – ti senti viva; se non parli così muori immediatamente”. Anche il famoso valzer Giulia lo cantava con un ritmo forsennato perché Strehler voleva che rifiutasse l’ambiente che la circondava per non affogare, per non affondare tutta quanta nella sabbia. E lei, in scena, sentiva di vivere una situazione di pericolo e per vincerla si aggrappava all’imbragatura di legno  che la sosteneva con una tensione così forte da rimanere ferita alle mani.

“Lui dice che per Winnie ha pensato soltanto a me, dice che farà Giorni felici per darmi una grandiosa opportunità, dice che lo devo prendere per un atto d’amore e di stima nei miei confronti. Ma io sto soffrendo come un cane, la parte è gigantesca, al confronto io mi sento un moscerino. E poi sono così diversa da Winnie. Sono insicura, sono sempre spaventata da tutto; ma alla fine mi scopro determinata, fortissima. Nella vita come nel teatro ho imparato a lottare, lo faccio perché ho fiducia negli altri. Credo nel futuro, ho ancora molte speranze.”

Giulia Lazzarini

Questa volta Giulia Lazzarini sarebbe stata l’unica in scena: immobile per due ore filate, immersa fino al busto e poi fino al collo, a parlare ed agire da sola avendo a disposizione la voce, la faccia, le braccia, una sporta con dentro gli occhiali, lo spazzolino da denti, la boccetta di un ricostituente, il rossetto e una pistola; e un laconico interlocutore/marito che non si sarebbe mai visto. Lasciare Giulia nella sua desolazione, nelle sue insicurezze e nei suoi timori non avrebbe potuto che stimolarla, che farle un gran bene. E anche Strehler, che pure aveva per lei un tenerissimo affetto, e per Giulia nutriva l’ammirazione e la stima riservate a ben poche persone, godeva a tenerla a macero, persino a terrorizzarla.

“Qui non sei una sconfitta – le gridava dal buio, ordinando che la sommergessero di sabbia fino alle orecchie – Ricordalo. Winnie sa bene che verrà il giorno in cui dovrà imparare a parlare da sola, e poi ne verrà un altro in cui non potrà neppure parlare. Ma lei non cederà, lei sarà ancora viva, lei combatterà come un leone. Winnie lo sa di non avere davanti che il nulla. E allora? Non lo sappiamo anche noi? A te non vengon dubbi di questa misura? Per questo dovremmo lasciarci morire? Mollare? Diventare un’ameba come il marito di Winnie?”. Trepidante, tremante, Giulia pareva assorbire da tutti i pori della pelle la lezione dell’adorato maestro.

“…Il fatto di sentire l’aria, di avere la luce giusta: tutto questo è lavorare con lui, vivere con lui, creare con lui, sentirsi giusti con lui. La professione spesso è un’altra cosa. Questo è quell’elemento artistico che nasce, invece, quando si lavora con Strehler. A me, fortunatamente o sfortunatamente, è stato chiesto di essere aria.  Questo rendeva la situazione molto più drammatica e difficile. Eppure sono riuscita ad esserlo. Lui mi ha fatto volare. Non so ancora come ho fatto. In effetti, chi mi ha vista dice che è quasi impossibile che una persona che non fa l’acrobata stia appesa con un baricentro inesistente a quindici metri d’altezza – recitando – con felicità e leggerezza. Questo coraggio lo devo a lui”.

Giulia Lazzarini in Giorgio Strehler o la passione teatrale, a cura di Franco Quadri, Ubulibri, Milano 1998

L’intensità del sentimento di Strehler per la “sua” Giulia è tutta in quei biglietti d’amore che le dedicava, in cui si legge come la creazione di un personaggio sia sempre un atto, un gesto d’amore, un “figlio” che si mette al mondo insieme e che stabilisce un legame indissolubile tra regista e interprete.

LETTERA DI GIORGIO STREHLER A GIULIA , 5 MAGGIO 1982, PRIMA DEL DEBUTTO DI GIORNI FELICI

Giulia carissima! La solita letterina o bigliettino delle prime. Quante, fra di noi. Ma questa è diversa. Questa segna – deve segnare per te – una cosa nuova. Stasera sei tu il centro del mondo (perché il teatro è la parabola del mondo) e nella tua solitudine di interprete, davanti al tuo pubblico – un pubblico che ti ama perché meriti di essere amata – sentirai, come mai hai sentito, la terribile, meravigliosa responsabilità dell’attore. Lo so, conosco l’angoscia di questo, di questa attesa, il peso così grave per chi crede nella serietà del teatro che hai sul cuore, il timore profondo, non di non essere brava, non di non essere applaudita, non di non “avere successo” (certo c’è anche questo!) ma il grande timore di “non essere all’altezza” della tua missione, di ciò che tu rappresenterai.

Non averlo o non averlo troppo, Giulia. La tua semplice grandezza di interprete è sempre pura, è sempre limpida e ha sempre il segno della verità, della poesia, della forza e della delicatezza allo stesso tempo. I due termini di cui ti raccontavo l’altra sera, quelli che tanto piacevano a Brecht, antitetici solo per i superficiali e i volgari. Io penso che questa sera, in mezzo a mille dubbi e incertezze del cuore e della mente, qualcosa di nuovo di te verrà alla luce. Per te stessa e per gli altri. Penso che stasera il mondo (quello riassunto dal teatro) scoprirà una nuova dimensione di te, più alta e più forte e più sicura. Non nascerai al teatro, questa sera, ma crescerai al teatro questa sera, sicuramente. E sarà una gioia per me – vederlo – che ci ripagherà di molti anni di lavoro e di queste settimane per te così dure, per me così tese. Sono stato un buon compagno per te, in questa avventura? Me lo domando. Mi domando se potevo fare di più e meglio o in altro modo. Certamente sì. Ma anch’io, Giulia, anch’io ho delle frane nel cuore e solo l’amore, grande, antico che ti porto, mi ha dato la forza di lavorare giorno per giorno. […]

[…] Sentimi vicino al tuo cuore, sentimi alle tue spalle, sentimi il tuo migliore spettatore. Sono lì con te, non avere paura o non averne troppa. Quel tanto che occorre quando qualcuno ha fatto quello che tu hai fatto, quando qualcuno ha l’onestà e la purezza del cuore che tu hai, mia grande, piccola Giulia che va avanti nel tempo anche lei, e alla quale io voglio bene dal primo giorno.

Un abbraccio fraterno molto forte

il tuo Giorgio

[di Francesca Trovato e Arcangela Varlotta]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...