Legnano e la tradizione del Palio [Alessia Polidoro ]

Legnano, città situata dell’Alto Milanese, ha origini rintracciabili nel I millennio a.C. Nonostante non sia una delle città più importanti del nostro bel paese, è l’unica oltre a Roma ad essere citata nel Canto degli italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro, attualmente inno nazionale.

Dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano

Mameli ricorda qui la Battaglia di Legnano, scontro cruciale nella guerra che vide opporsi il Sacro Romano Impero Germanico, comandato da Federico I Barbarossa, e l’unione militare guidata dal papa Alessandro III, ovvero la Lega Lombarda. Battaglia datata 29 maggio 1176, non è rimasta nella memoria degli italiani poiché la Penisola era divisa in molti Stati autonomi, per poi essere rivalutata come una battaglia simbolo della lotta per l’unità nazionale durante il XIX secolo.

Ogni anno, dal 1935, la città ricorda questo scontro con il Palio di Legnano, evento che mette in moto l’intera città e i suoi abitanti.

La celebrazione inizia nei manieri delle otto contrade in cui è divisa la città il giovedì sera, con la cosiddetta Cena del fantino, in cui i contradaioli danno il benvenuto ai fantini che le rappresenteranno nella corsa ippica. Il venerdì sera, invece, si corre la Provaccia, corsa propedeutica a quella che si terrà la domenica pomeriggio, giornata più importante di tutta la manifestazione.

È difatti la domenica, l’ultima di maggio, a far muovere il maggior numero di persone: nel primo pomeriggio l’intera città punta gli occhi sulle strade che, dal centro, arrivano fino allo stadio Mari, per assistere alla sfilata storica che vede protagonisti più di 1600 sfilanti ogni anno, sia a piedi che a cavallo, preceduti da delegazioni e gonfaloni delle città appartenenti alla Lega dei Comuni. A chiudere la sfilata c’è il Carroccio trainato da sei buoi bianchi e accompagnato da figuranti armati che interpretano i cavalieri della Compagnia della Morte condotta, secondo la tradizione, da Alberto da Giussano.

La corsa ippica segna la fine dell’evento e la proclamazione del vincitore, il quale riceverà la copia della croce di Ariberto di Intimiano, custodita poi nella chiesa di contrada per tutto l’anno a venire. I festeggiamenti per la vittoria durano fino alla domenica successiva, quando avverrà la cerimonia di traslazione della croce che, trasportata dal corteo di contradaioli, verrà condotta nella sua nuova locazione.

La sfilata storica è però forse il momento più seguito di tutta la manifestazione, sia perché attraversando tutte le vie principali della città è molto facile seguirla, sia perché quello messo in scena è un vero e proprio spettacolo in movimento.

Ogni contrada sviluppa infatti un tema specifico che prende vita accompagnato dal rullare dei tamburi e il suono delle chiarine che aprono il corteo, lasciando spazio sia agli sfilanti a piedi che alle dame a cavallo, per poi concludersi con l’arrivo a cavallo della Castellana, la quale indossa il vestito più importante di tutta la sfilata e l’anello di contrada.

I temi della sfilata sono otto, uno per ogni contrada e toccano diversi aspetti della vita medievale: dalla guerra all’astrologia, ogni contrada elabora i bozzetti degli abiti e degli accessori che verranno indossati e gli oggetti che verranno trasportati nel corteo. È la Commissione costumi, composta da un pool di appassionati di storia del costume medievale e da un coordinatore esperto di fama nazionale, a dover dare l’approvazione per la realizzazione, seguendola per garantire la correttezza delle scelte di abbigliamento delle figure rappresentate. 
Curiosità è che, nelle prime edizioni del Palio, i costumi utilizzati erano quelli impiegati nel Teatro alla Scala di Milano per la messa in scena dell’opera di Verdi La battaglia di Legnano, sostituiti poi per via della poca accuratezza storica.

I costumi vengono infatti studiati e realizzati in maniera minuziosa, per mantenere non solo una coerenza storica, ma anche una stretta relazione con le opere d’arte da cui vengono ripresi ricami e applicazioni. I costi molto elevati sono sostenuti dalla contrada, la quale raccoglie soldi sia dalle serate che organizza, che dal contributo dei contradaioli più fedeli.
Le contrade mantengono in un magazzino all’interno del maniero i costumi, aggiungendone di nuovi ogni anno, così da poter rinnovare gli elementi in sfilata e eliminare quelli più malmessi.
I costumi centrali della sfilata però sono quelli delle figure più importanti della Contrada: la Castellana, il Capitano e il Gran Priore, i quali nel loro primo anno di reggenza pagano un nuovo costume su misura, che verrà confezionato e ricamato a mano seguendo rigide indicazioni.
L’accuratezza e la raffinatezza dei costumi viene annualmente migliorata, correggendo errori storici ogni anno non solo nell’estetica ma anche nei ruoli: fino al decennio scorso, ad esempio, si poteva assistere all’esibizione di alcuni sbandieratori che accompagnavano una delle contrade e che ora sono stati sostituiti per via della poca accuratezza storica.

Evento di grande rilievo nella città, richiede un grande impegno nell’organizzazione, sia da parte del comune ma soprattutto da parte dei contradaioli, ai quali è affidata la gestione della sfilata e la magia dell’evento,che si impegnano durante tutto il corso dell’anno nelle numerose cerimonie che attirano i più affiatati e che danno contributi economici e non solo.

Per i più appassionati il maniero diventa un vero e proprio punto di riferimento tutto l’anno, generando un ambiente accogliente e in cui tutti si conoscono, accomunati dalla stessa volontà di fare parte di un gruppo che diventa quasi una famiglia. Spesso infatti sono i genitori a tramandare ai figli la loro passione per questo ambiente, portandoli in contrada fin da piccolissimi e facendoli crescere in mezzo a questa realtà magica e folcloristica capace di affascinare persone di tutte le età.

Oggetto: occhio di vetro

EDIPO RE, Sofocle

Edipo, diventato re di Tebe dopo averla liberata da una catastrofe, cerca una soluzione alla peste che la minaccia. È l’indovino Tiresia a rivelargli che la causa è la morte di Laio, suo predecessore, ucciso mentre era in viaggio proprio da Edipo. Il re parla con la moglie Giocasta, vedova di Laio. La donna comprende che il nuovo marito in verità è suo figlio, tornato a Tebe dopo essere stato abbandonato alla morte a causa di una profezia e si uccide. Edipo si acceca e si esilia, liberando Tebe.

Oggetto: Boccetta di veleno

AMLETO, William Shakespeare

Amleto, principe di Danimarca, riceve la visita del fantasma del padre, ucciso dal fratello e ora sposato con sua madre. Smascherato lo zio con una messa in scena, Amleto cerca vendetta e si finge pazzo, generando un turbine di violenza che si abbatterà su tutti. Dopo la morte di Ofelia, sua promessa sposa, Amleto combatte in un duello mortale contro il fratello di lei, in combutta con il re. Nessuno sopravvive: Regina, Laerte e Re muoiono, seguiti da Amleto che però nomina un successore.

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